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La Veglia pasquale del Sabato Santo

 

I vari momenti della Veglia del Sabato Santo

L'inizio della Veglia pasquale con la liturgia del Fuoco, la benedizione e l'accensione del cero pasquale

Si prosegue con la liturgia della Parola, ascoltando le letture

Segue la liturgia dell'Acqua, col rinnovo delle promesse battesimali

La liturgia Eucaristica e la solenne benedizione


O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti.
Dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore!

Dal Preconio Pasquale

 

È iniziata alle ore 22.30 precise di sabato 26 marzo la tradizionale celebrazione della Veglia del Sabato Santo, la solenne memoria della resurrezione del Signore. La funzione è stata celebrata dal nostro parroco don Mauro Tramelli e vi ha assistito anche il presbitero ortodosso Climen.

Per tradizione antichissima questa è «la notte di veglia in onore dei Signore» (Esodo 12,42), giustamente definita da Sant'Agostino «la veglia madre di tutte le veglie». Questa notte è la notte del «passaggio». In questa notte, nell'età antica, il Signore «è passato» per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù dell'Egitto e in questa notte Cristo «è passato» alla vita vincendo per sempre l'antica nemica dell'uomo, la morte. Col suo sacrificio pasquale e la sua resurrezione il Cristo ha dato inizio ad una più felice età, a un'Alleanza nuova ed eterna: la Grazia ha superato la severità delle legge mosaica, una sola vittima ha offerto sé stessa in sacrificio, «espiando una volta per sempre il peccato di tutto il genere umano». Questa notte è la celebrazione gioiosa del nostro «passaggio» a Dio attraverso il battesimo, la confermazione, l'ascolto della Parola e l’eucaristia. La complessa liturgia di questa notte santa non è un mero spettacolo, né una vuota e ripetitiva commemorazione, ma la presenza viva, nei segni e nei gesti, nelle parole e nelle cose, nell'acqua e nel fuoco, nella preghiera e nel canto, dell’evento cardine di tutta la storia della salvezza: la morte e la risurrezione del Signore.

Lasciata la chiesa avvolta dal silenzio e dall'oscurità, i fedeli presenti si sono raccolti sul sagrato, stretti intorno al braciere che accoglieva il fuoco nuovo, scoppiettante di vita, e hanno assistito alla suggestiva liturgia del fuoco, simbolo di Gesù risorto che vince le tenebre del male. Dopo una breve orazione, don Mauro ha benedetto il fuoco e acceso il cero pasquale, che arderà per cinquanta giorni nella nostra chiesa, e anche i fedeli hanno potuto a loro volta accendere i lumini che avevano in mano. Aperta dal cero pasquale retto da don Mauro, lungo la navata centrale si è quindi snodata la processione che ha illuminato di nuova luce la chiesa deserta e buia fino al presbiterio, dove il celebrante ha collocato il cero accanto all'ambone e l'ha incensato. Raggiunto l'altare, don Mauro ha quindi proceduto con voce solenne alla lettura dell'Exultet, il meraviglioso inno, intriso di poesia e sapienza, con cui ha invitato l'assemblea ad unirsi alla grande gioia di questa notte. Il Preconio pasquale è il sublime cantico degli angeli del Cielo e della Chiesa, della creazione e dell'umanità tutta, che invita ciascuno di noi ad esultare nella notte beata «che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore», a gioire per il compiersi delle profezie antiche nella resurrezione del Cristo, ripercorrendo i fatti e i prodigi avvenuti nella storia della salvezza, fin dai tempi più antichi.

Alle prime età del mondo hanno riportato i fedeli presenti anche i molti brani ascoltati durante la liturgia della Parola, che hanno ricordato i fatti salienti della storia della salvezza e i valori che devono ispirare la nuova vita come figli di Dio, perché «per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Romani 6,4). Sono stati rievocati infatti tutti gli eventi che hanno condotto l'umanità verso questa notte santa, dalla Creazione del mondo fino al sacrificio di Isacco richiesto dal Signore ad Abramo, dal miracoloso passaggio del Mar Rosso da parte d'Israele sotto la guida di Mosè fino ai salmi e ai brani dei libri profetici e alla lettura dell'epistola di San Paolo ai Romani.

Le letture sono state accompagnate dai suggestivi canti eseguiti con maestria dai giovani cantori del Coro "Perfetta Letizia", che hanno animato l'intera cerimonia. Quando è giunto il momento di intonare il canto del Gloria, anche le campane hanno fatto udire di nuovo la loro voce, vibrante di gioia e di esultanza, dopo essere "legate" per tutto il venerdì e il sabato. Don Mauro si è quindi recato all'ambone per dare l'annuncio del Vangelo di questa notte.

Dal Vangelo secondo Luca (24,1-12)

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sè gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perchè cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto.

Dopo una breve omelia, in cui ha spiegato il profondo significato di cui è intrisa questa Veglia, don Mauro ha dato inizio alla liturgia battesimale e ha compiuto la tradizionale benedizione dell'acqua posta in un bacile ai piedi dell'altare, chiedendo al Signore di infondere sull'acqua «per opera dello Spirito Santo, la grazia del tuo unico Figlio, perché con il sacramento del Battesimo l'uomo, fatto a tua immagine, sia lavato dalla macchia del peccato, e dall'acqua e dallo Spirito Santo rinasca come nuova creatura». Il celebrante ha proseguito con l'invito rivolto all'assemblea a rinnovare le promesse del battesimo, rinunciando a Satana e alle sue tentazioni e confermando l'adesione a Cristo, prima di officiare la liturgia eucaristica, che si è conclusa con la comunione da parte dell'assemblea.

Prima d'impartire la benedizione solenne che ha posto fine alla lunga cerimonia, don Mauro ha invitato presso l'altare il pope ortodosso Climen, che ha assistito dal presbiterio allo svolgersi di tutta la Messa, dimostrando che se anche ci dividono calendari diversi e dotte disquisizioni fra teologi, ci unisce e rende fratelli la stessa Fede, che viene professata da tutti coloro che credono in Cristo Signore.

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Parrocchia di Pontenure
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