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Sant'Antonio Abate, una breve storia

L'antica statua lignea di Sant'Antonio Abate conservata nella nostra chiesa.

Martedì 17 gennaio la nostra parrocchia ha fatto festa in onore di questo santo egiziano, la cui figura raffigurata solitamente accanto ad un maiale è legata alla benedizione degli animali. Si tratta in realtà di una tradizione nata in Germania nel Medioevo, quando era usanza che ogni villaggio mantenesse un maiale per destinarlo all’ospedale ove svolgevano il loro servizio i monaci del Santo.

Antonio nasce in Egitto, attorno all’anno 250 d.C. in una famiglia cristiana. Dopo la morte dei genitori, tra i diciotto e i vent’anni, lascia i beni e la sorella per seguire il Signore. Egli desidera un’unica cosa: obbedire alla parola di Dio. Si mette alla scuola di un anziano monaco dal quale impara l’arte della lotta spirituale, per fare del suo cuore la dimora del Signore. Lavoro e preghiera impegnano le sue giornate. Avrà a dire: “Chi dimora nel deserto e cerca la pace, è liberato da tre guerre: quella dell’udito, della lingua e degli occhi. Gliene manca una sola: quella del cuore”.

E giusto per portare a compimento quest’ultima guerra, dove la forza del male cerca di dividere il credente dal Signore, si ritira da solo in montagna, dove trascorre circa vent’anni in una grotta. Dopo tutto quel tempo di preghiera e nella lotta per acquistare un cuore puro la sua persona è trasfigurata dalla Grazia.

Atanasio, patriarca di Alessandria d’Egitto, amico del Santo e autore di una Vita di Sant’Antonio ricorda a più riprese l’amabilità di Antonio, tutta la gente del villaggio e coloro che frequentava, vedendolo così lo chiamava chi amico di Dio, chi figlio, chi fratello.

Antonio si preoccupava non tanto di idolatrare l’uomo quanto di renderlo capace di ascoltare nel silenzio la voce di Dio. Secondo lui la perfezione interiore è opera di liberazione non di asservimento. Solo durante la persecuzione dell’imperatore Massimino, Antonio lascerà il deserto per recarsi a confortare i cristiani arrestati in carcere.

La persecuzione cessa e Antonio torna nel deserto dove filosofi pagani, personaggi famosi e tante persone vengono a chiedergli consiglio e guarigione. Assediato dalle folle, fugge in un luogo ancora più isolato, dove dopo breve malattia muore, assistito dai due discepoli vissuti con lui negli ultimi quindici anni. “Io me ne vado per la via dei Padri. Il Signore mi chiama, respirate sempre Cristo, abbiate fede in lui”, queste sono le sue ultime parole.

Nella nostra chiesa è presente una statua che lo raffigura, risalente al 1796, esposta nei giorni della sua festa. Sant’Antonio è patrono di monaci, eremiti, canestrai e animali domestici.

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Parrocchia di Pontenure
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