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Visita di Monsignor Giovanni D’Ercole –

4. La testimonianza sul terremoto e l'incontro con la nostra comunità parrocchiale


Vi racconterò un po’ l’esperienza di un vescovo”, con queste parole ha esordito monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, nel corso dell’incontro con la nostra comunità parrocchiale che si è svolto nel tardo pomeriggio di sabato 18 febbraio presso il Teatro OMI subito dopo la conclusione della solenne celebrazione eucaristica da lui stesso presieduta.

Prendendo la parola di fronte ad un folto e attento pubblico, monsignor D’Ercole ha ricordato di aver già avuto modo di vivere in precedenza la difficile fase di ricostruzione che caratterizza i mesi e gli anni successivi al terremoto, dato che il 6 novembre 2009 fu scelto personalmente da Papa Benedetto XVI per “aiutare un popolo che sta soffrendo” e venne così inviato come vescovo ausiliare presso la diocesi dell’Aquila, duramente colpita il 6 aprile dello stesso anno da un violento terremoto che rase quasi al suolo la città e provocò 309 vittime. In seguito, il 12 aprile 2014, è stato nominato da Papa Francesco nuovo vescovo di Ascoli Piceno, città della quale è patrono Sant’Emidio, invocato da secoli come protettore dal flagello del terremoto, dove il 24 agosto dello scorso anno si è ritrovato a confrontarsi e vivere in prima persona la terribile esperienza della paura e della devastazione provocate dal sisma, del quale durante il suo mandato in Abruzzo aveva visto solo i devastanti effetti.

Con la grande semplicità e pacatezza che lo contraddistingue, monsignor D'Ercole ha proseguito il suo sobrio racconto narrando dei tristi eventi che hanno segnato quella terribile notte dell’estate scorsa. Svegliato di soprassalto nel cuore della notte dalla forza devastatrice della natura, ha confessato di essere subito sceso in piazza assieme ai suoi concittadini e di aver appreso grazie ai primi notiziari televisivi che l’epicentro del sisma era stato localizzato presso il comune di Amatrice, distante solo una trentina di chilometri da Ascoli Piceno. “Senza nulla sapere sono partito”, ha proseguito il presule, narrando di essersi subito messo in macchina per raggiungere Arquata e Pescara del Tronto, due paesi della sua diocesi assai vicini all’epicentro del sisma. Lo procedeva soltanto una camionetta dei Vigili del fuoco. “È stata un’esperienza impressionante”, ha confessato monsignor D’Ercole, ricordando in particolare la polvere levatasi copiosa dalle rovine delle abitazioni distrutte, il continuo crollo delle strutture lesionate, le terribili grida della gente terrorizzata, i lamenti dei feriti che invocavano soccorso, le disperate richieste di aiuto di coloro che avevano amici o familiari rimasti sotto le macerie, le lacrime e la disperazione di chi in pochi attimi aveva perso la propria casa o la propria famiglia. Non appena arrivato sul posto monsignor D’Ercole si è subito prodigato in prima persona per dare una mano, aiutando ad estrarre coloro che erano rimasti intrappolati sotto le macerie e recuperando le salme dei morti, facendo coraggio ai sopravvissuti e recando conforto ai parenti delle vittime e dei dispersi. Il suo racconto di quella notte, così vivido e pacato, ha suscitato in tutti i presenti sentimenti di profonda commozione e sincera vicinanza nei confronti di tutti coloro che sono stati colpiti da una così devastante tragedia.

Il terremoto non distrugge solo le case, ma ti rompe dentro, ti distrugge dentro, è come se qualcosa ti squarciasse dentro in maniera irrecuperabile… ed è difficilissimo poi recuperare la speranza”, ha proseguito monsignor D’Ercole. Il terribile evento sismico del 24 agosto scorso, che nelle Marche ha colpito in particolare i comuni di Arquata del Tronto, dove ha causato 50 morti, Acquasanta Terme (un solo morto) e Montegallo e le loro numerose frazioni, non ha ovviamente risparmiato le chiese, tesori di arte e fede che raccolgono secoli di devozione, provocando grande disperazione fra gli abitanti di quei paesi, desolati non tanto di aver preso tutto ma di essere stati privati persino dei templi nei quali da secoli erano soliti riunirsi per pregare insieme. “Molti vecchi muoiono a causa dei traumi provocati dal sisma”, ha raccontato monsignor D’Ercole, che ha lodato senza riserve l’operato dei parroci delle località più duramente colpite, pastori che sono rimasti vicini alle proprie comunità nei borghi distrutti, operando con abnegazione nelle tendopoli al fianco del gregge loro affidato, del quale hanno condiviso le molte fatiche, sofferenze, disagi e tribolazioni che hanno seguito il terremoto.

Grande comunque è stata fin dai primi giorni dopo la prima terribile scossa del 24 agosto 2016 la solidarietà ricevuta da parte di tutta Italia, ma monsignor D’Ercole ha confessato di aver voluto in primo luogo sensibilizzare la gente della sua diocesi, invitando ciascuno ad impegnarsi in prima persona nel soccorso e nell’aiuto dei fratelli più duramente colpiti dal sisma, aprendo solo in un secondo momento le porte ai volontari provenienti da altre regioni, non senza aver prima predisposto un adeguato percorso di formazione per aiutarli ad accostarsi nella maniera più adeguata a quelle persone così duramente colpite e provate. Si è detto poi riconoscente in modo particolare ai volontari della Protezione Civile dell’Emilia Romagna, i primi ad arrivare ad Arquata del Tronto, e non ha mancato di sottolineare come quasi tutto il territorio delle Marche, parliamo di oltre il 70% della regione, sia stato colpito più o meno gravemente dai continui eventi sismici che si sono susseguiti in questi ultimi mesi, anche se la luce dei riflettori e dei grandi media si accendono sovente con maggiore attenzione per altre realtà vicine.

Ma adesso cosa fa si fa? In che modo concreto potete restare vicini a queste persone?”, è stato con queste domande che monsignor D’Ercole ha voluto introdurre la seconda parte del suo intervento, dedicata esclusivamente alla descrizione delle modalità che stanno guidando la difficile fase della ricostruzione. Parlando delle numerose donazioni e offerte di aiuti materiali e economici che arrivano da tutto il Paese, monsignor D’Ercole ha sottolineato che non è tanto importante il contributo materiale, ma soprattutto quello umano. “Vogliamo che da questo terremoto nasca qualcosa di positivo”, ha infatti affermato, citando a questo proposito i numerosi legami di fratellanza e solidarietà che si sono stabiliti tra le famiglie, o i gemellaggi che si sono instaurati tra i vari comuni. “Fin dal primo momento abbiamo compreso una cosa importante: che nelle zone terremotate, che già sono spopolate a causa del terremoto, se non si riprendono le attività lavorative, se non si crea lavoro è inutile ricostruire le case perché le persone se ne vanno”. Proprio per questo, ha proseguito monsignor D’Ercole, “abbiamo lavorato e stiamo lavorando essenzialmente su tre fronti”. Il primo fronte d’intervento è l’aiuto concreto alle persone, con particolare attenzione nei confronti delle famiglie che hanno avuto vittime durante il sisma, con assistenza psicologica e aiuti materiali. Il secondo ambito di intervento è il supporto alle attività economiche e produttive, ossia il sostegno concreto a tutte quelle persone che sono stati costretti a interrompere le attività delle loro aziende agricole o artigianali a causa dei danni provocati dal terremoto, un terremoto che magari ha distrutto le strutture produttive, i macchinari, le stalle e i ricoveri delle greggi dalle quali traevano il loro unico sostentamento. È infatti particolarmente necessario far ripartire al più presto tutte le attività economiche del territorio, ha sostenuto monsignor D’Ercole, citando a riguardo numerosi e concreti esempi di persone che grazie agli aiuti ricevuti hanno potuto trovare dei locali oppure avere i mezzi e gli strumenti necessari per riprendere le loro attività lavorative. “Perché – ha scandito con fermezza monsignor D’Ercole – dove non c’è lavoro la gente non ritorna, dove non c’è lavoro c’è la morte”. Il terzo filone d’intervento è quella relativo alla ricostruzione materiale delle strutture. Come ricordavamo prima, molte chiese sono crollate, e molte altre sono completamente inagibili, e quindi è necessario allestire delle nuove chiese e ovviamente dei centri comunitari, dove le persone possano riunirsi, ritrovarsi e tornare a sentirsi comunità. Per questo, ha proseguito monsignor D’Ercole, stiamo costruendo dei centri comunitari polivalenti, che possano ospitare spazi pensati per ospitare bambini e famiglie, sale dove incontrarsi e cenare assieme, zone per il ristoro, lo sport, lo svago, ecc. Uno di questi centri è già attivo presso il comune di Arquata del Tronto, un altro verrà realizzato ad Acquansanta e altri due sono previsti nel comune di Montegallo. Pur lodando l’opera della Protezione Civile e quella del Commissario straordinario nominato dal governo per la gestione della ricostruzione, l’ex governatore della nostra regione Vasco Errani, monsignor D’Ercole ha lamentato le innumerevoli difficoltà causate dai mille piccoli cavilli di varia natura frapposti dalla burocrazia italiana (basti pensare che per avere un permesso di costruzione sono necessari ben sei mesi). Un fragoroso applauso, sgorgato spontaneo dai cuori di tutti i presenti, ha accompagnato la conclusione di questa prima fase del suo intervento.

Ha preso quindi la parola il nostro parroco don Mauro Tramelli, che ha subito accolto con calore la proposta di monsignor D’Ercole di stabilire un gemellaggio con uno dei comuni colpiti dal terremoto, magari realizzando per iniziare un gemellaggio tra i rispettivi Grest. Ha quindi spiegato come è nata e come si è sviluppata questa bella e nobile iniziativa benefica, e come abbia subito accolto con favore la proposta di associarsi al progetto portato avanti dalla parrocchia di Sarmato per contribuire al finanziamento di uno dei centri polivalenti, dalla superficie di 100 metri quadrati, descritti da monsignor D’Ercole nel corso del suo intervento, che verrà realizzato presso il paese di Uscerno, una delle numerose frazioni del comune di Montegallo, grazie alle offerte raccolte durante la messa e la cena benefica che si è svolta in serata. Monsignor D’Ercole ha quindi esposto il metodo di lavoro con cui avverrà la progressiva ricostruzione dei paesi colpiti, una ricostruzione attenta e responsabile, senza sprechi e ruberie, ispirata ai giusti criteri, realizzata coinvolgendo le popolazioni locali, e ha assicurato che tutte le chiese e le strutture che saranno costruite saranno “strutture definitive”, in modo da realizzare “qualcosa che parli nel tempo di una solidarietà condivisa”. In conclusione, ha espresso un auspicio che vogliamo fare nostro: “Speriamo che questo nostro incontro odierno si trasformi in un ponte che dura nel tempo, perché le più grandi amicizie spesso nascono in momenti difficili e poi si mantengono salde per lunghi anni. Se noi impariamo ad amare i poveri come dice Papa Francesco, Dio non ci abbondonerà mai e grazie alla Divina Provvidenza non ci mancherà mai nulla. Aiutatemi a fare questo, e sperimenterete anche voi come la Provvidenza di Dio non ci abbandona mai”.

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Parrocchia di Pontenure
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