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Don Giampiero, il "sacerdote dei ponti", un ricordo di alcuni parrocchiani

Si svolgeranno presso la chiesa Santa Maria Assunta di Gropparello alle ore 15.00 di oggi pomeriggio, venerdì 24 marzo, i funerali di don Giampiero Cassinari, parroco del nostro paese dal 1998 al 2007, che saranno presieduti dal nostro vescovo monsignor Gianni Ambrosio. Seguirà la tumulazione nel cimitero di Gusano di Gropparello.

Riportiamo di seguito un breve brano scritto da alcuni parrocchiani per ricordare la sua figura di pastore e le tante opere realizzate da lui realizzate, e vuole rappresentare un inno di lode e ringraziamento al Signore per i nove anni che egli ha trascorso in mezzo a noi.

Una delle tante messe celebrate insieme a monsignor Silvio Losini.

Omelia al termine della Via Crucis del Venerdì Santo.

Don Giampiero si prepara a benedire durante una festa di San Pietro.

La consacrazione durante una Prima Comunione.

 

Preghiera interreligiosa al termine della Marcia della Pace.

Pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo.

L'ascolto rapito dall'armonia del canto.

Foto di gruppo sul sagrato in occasione della Giornata dello Sportivo.

Don Giampiero, il "sacerdote dei ponti"

 

Molti pontenuresi sono rimasti assai legati a questo generoso e solare sacerdote, che con una semplice battuta umoristica, una poesia o una filastrocca da lui composte, riusciva a creare attorno a sé tanta serenità familiare, che sapeva di buono.

Fin dal giorno del suo ingresso nella nostra parrocchia, avvenuto l’8 dicembre 1998, don Gian Piero, traendo spunto da uno dei simboli del nostro paese, il ponte sul Nure, volle definire Pontenure un ponte verso il mondo, un luogo privilegiato di incontro e di conoscenza reciproca tra persone: vicine e lontane dal nostro credo religioso, provenienti magari da diverse tradizioni, culture e paesi d’origine. Così scriveva egli stesso nel suo primo editoriale apparso sulla nostra rivista parrocchiale “La Torre”: «ritengo che Pontenure abbia una vocazione e una funzione specifica già nel nome stesso: ossia essere legame e rete di rapporti. Io vengo a voi come un ponte indispensabile per unire terra e cielo, persone e istituzioni, per costruire un paese e una famiglia di Dio uniti».

E così ha fatto. Fin dal primo giorno si è sempre prodigato e speso in prima persona per mettere in relazione le associazioni del paese e le istituzioni locali, all’unico scopo di promuovere il bene comune, gettando ponti, superando antiche ruggini e invidie. Tutto il suo ministero è stato profondamente segnato dal grande slancio ecumenico che lo animava, convinto com’era dell’assoluta necessità di avviare un autentico dialogo ecumenico e interreligioso, in grado di «purificare e riconciliare il pluralismo e le diversità, accogliendole con spirito di gratitudine e comunione». Credeva fortemente nella necessità di un dialogo sincero e franco, fondato sull’incontro e sul rispetto reciproco, riconoscendo i valori comuni della convivenza. A testimonianza del suo grande impegno in questo ambito, è doveroso citare la suggestiva fiaccolata della pace, organizzata grazie all’opera della comunità Masci della nostra parrocchia, che si concludeva sempre in un clima di grande fraternità con un momento di preghiera interreligiosa da lui particolarmente sentito.

Per nove anni è stato pastore esemplare e amorevole per la nostra comunità parrocchiale, al servizio della quale ha sempre operato con entusiasmo e laboriosità, divenendo faro ed esempio per tanti e riuscendo a far conoscere sempre meglio Cristo e ad attrarre molte persone lontane dalla chiesa ad unirsi alla Sua sequela. Nella nostra parrocchia ha svolto una fervida e operosa attività pastorale: come non citare la grande missione popolare organizzata in concomitanza con il Giubileo del Duemila, che coinvolse centinaia di volontari fra adulti, giovani e bambini del Catechismo, i numerosi gruppi di preghiera sorti grazie al suo sostegno, la Scuola Biblica tenuta da padre Testa, la straordinaria esperienza della Comunità Orante, che così tanti frutti di grazia ha portato, la valorizzazione della Via Crucis del Venerdì Santo, con le stazioni rappresentate da figuranti, il presepe vivente organizzato durante la Santa Messa della Natività, la celebrazione solenne della festa del patrono, con il perfezionamento del Premio San Pietro assegnato ogni anno a più persone, aziende e associazioni meritevoli e impegnate per il bene comune, l’attenzione sempre dimostrata alle missioni in cui operavano sacerdoti e laici legati al nostro paese, l’avvio di un percorso di comunione con le altre parrocchie facenti parte della nostra unità pastorale, la devozione e la cura con cui veniva celebrato il mese di maggio con la processione di chiusura in piazza, e durante il quale diede inizio all’usanza di recarsi al sabato presso le abitazioni delle varie famiglie che conservano un’immagine o una statua della Madonna, la vicinanza sempre dimostrata agli anziani della Casa di Riposo e agli ammalati, cui amava far visita, ma anche ai bambini e ai ragazzi, con la celebrazione della santa messa in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, l’avvio di un doposcuola in collaborazione con il Comune e la novena di Natale celebrata davanti al grande presepe allestito in Chiesa.

Assidue sono state le cure da lui dedicate alle strutture del nostro Oratorio, da lui definite indice di grandezza non solo spirituale ma anche morale. Citiamo a riguardo la realizzazione delle lunette a mosaico poste accanto alla statua della Vergine sopra l’entrata principale dell’Oratorio, il rifacimento del muro di cinta del campo sportivo, la costruzione della nuova e funzionale cucina in muratura, la realizzazione del campo giochi, la ristrutturazione del Focolare, del campo da calcetto e della palestra.

Di lui ricordiamo in particolare il grande amore per la vita e per il prossimo che trasparivano dal suo sguardo sempre mite e sorridente, la sua spiritualità molto profonda, a tratti misticheggiante, che gli permetteva di guardare sempre con rinnovato stupore e meraviglia a tutti i grandi e piccoli prodigi operati da Dio nella vita delle persone. Dotato di una grande fiducia nella Provvidenza, sapeva trasmettere con umiltà e letizia la sua fede a tutti coloro che incontrava sul suo cammino. Profonda e intima era la sua devozione alla Beata Vergine, che lo portava ogni volta a commuoversi al sentire le strofe del canto della Vergine degli Angeli, inno finale del quarto atto dell’opera verdiana La forza del destino, e grande era anche la sua devozione per Padre Pio, che lo aveva spinto ritornando da un pellegrinaggio ad acquistare la statua di bronzo che si trova tuttora a fianco della canonica.

La sua vita è stata un’autentica testimonianza di carità e fraternità: la carità vera e profonda, la carità di cui ha scritto San Paolo nella sua lettera ai Corinzi e che è stata cantata dal Manzoni, che lo rendeva capace di farsi prossimo a tutti in tutto e di donare «con volto amico / con quel tacer pudico / che accetto il don ti fa». La sua porta era sempre aperta: tutti venivano accolti con calore, ascoltati senza pregiudizi o condanne, consolati dalle sue parole e aiutati con discrezione e rispetto. Amava la convivialità, lo stare insieme agli altri, l’incontro col prossimo, anche a tavola, per conoscere sempre meglio le persone e le loro storie. La sua capacità di ridere e scherzare senza mai offendere gli permetteva con una semplice battuta di stemperare tensioni, appianare i conflitti, creare momenti intensi e fecondi di dialogo e comprensione reciproca.

Amava profondamente la musica e il canto. Con i componenti del Coro “La Torre” aveva un rapporto di amicizia, rispetto e affetto, che è proseguito anche durante tutti questi anni, testimoniato dall’organizzazione di splendidi concerti, dalla celebrazione solenne della festa di Santa Cecilia con la banda che per la prima volta suonava in chiesa, e dall’acquisto di un nuovo e pregevole organo elettronico. Sono da ricordare inoltre anche il suo grande amore per i viaggi e i pellegrinaggi, che animava con la sua innata simpatia e cordialità: erano diretti sempre verso nuove mete e nuovi santuari, per conoscere nuove persone e stabilire legami autentici di amicizia e fratellanza. Ricordiamo pure il suo straordinario amore per la natura, in cui vedeva risplendere la mano di Dio, asserendo che essa è un pentagramma sotto il cielo, con l’unico direttore e maestro, il Signore, e per il suo paese natale, Fogliazza di Gusano, e per l’intera Val Riglio.

Grande appassionato di sport, non mancò mai di promuovere la collaborazione con le associazioni sportive del paese, organizzando la giornata dello sportivo, prendendo parte egli stesso alle biciclettate organizzate per riscoprire la nostra campagna e seguendo con attenzione l’attività della Bocciofila, con l’organizzazione del secondo torneo cacciaviti al quale partecipò egli stesso insieme a monsignor Losini. Era anche un grande amante della storia, amava riscoprire antiche tradizioni e devozioni dimenticate (come quella della Madonna della Guardia) e aveva promosso una ricerca storica sulla pieve di Pontenure, che verrà effettuata dal signor Mezzadri dando origine all’interessante volume La Pieve Millenaria di Pontenure e il suo territorio. Poeta dilettante, amava scrivere egli stesso simpatiche poesie che gli erano ispirate da eventi o situazioni che aveva vissuto.

Nel suo libro La missione di una madre, scritto con la cara sorella suor Rosa, si evidenzia la venerazione che aveva per la sua mamma Rosa che fu la sua prima maestra di spiritualità.  Un’umile cristiana che rifiutò l’interruzione di gravidanza, consigliata dai medici, per affidarsi alle cure della sua dottoressa: la Madre di Dio…la Madonna. Nacque così quel figlio che diventò sacerdote: don Gianpiero.

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Parrocchia di Pontenure
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