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Sabato 18 Marzo, in scena la commedia dialettale "Ocio Ada, Ada Ida"


"Ocio Ada, Ada Ida", può sembrare uno scioglilingua, ma invece sono due battute del testo che danno il titolo alla spassosa commedia in vernacolo andata in scena nella serata di ieri, sabato 17 marzo, presso il Teatro OMI. Ad interpretare questa brillante e famosa commedia di Giorgio Tosi, un grande classico del teatro dialettale, sono stati i bravissimi attori del Gruppo Teatrale Sannazarese che si sono esibiti a titolo gratuito presso il teatro della nostra parrocchia: il ricavato dello spettacolo è stato infatti interamente devoluto a favore dell’Oratorio parrocchiale, oggetto in questi ultimi tempi di alcuni lavori di messa a norma degli ambienti.

La nobiltà della causa e la comicità della commedia, interpretata peraltro da un gruppo di attori davvero in gamba e capaci comunque di strappare al pubblico presente grasse e prolungate risate, avrebbero forse meritato un maggiore risposta e partecipazione da parte del nostro paese, dato che il pubblico presente era piuttosto scarso.

Il pubblico presente ha avuto la dubbia fortuna di riconoscere senza difficoltà la situazione rappresentata sul palcoscenico come propria: chi, infatti, non ha avuto problemi con parenti “serpenti” circa l’accudimento di un anziano in famiglia? Chi non ha avuto a che fare con due sorelle un po’ bigotte e impiccione sempre pronte a interessarsi, criticare e controllare la vita degli altri?

La trama in breve. - Ada e Ida, le due sorelle ricordate nel titolo della commedia, rappresentano senza dubbio una coppia esplosiva e divertentissima. Le due comari, l’una vedova, l’altra ancora zitella, sono una più bigotta e pettegola dell’altra, e sembrano essere specializzate nel sempre più in voga hobby di criticare, seminare maldicenze e sparlare alle spalle del prossimo. Bersaglio prediletto delle loro cattiverie è un’altra loro sorella, di nome Ines, rimasta vedova da poco tempo del marito, caduto in un fosso in preda all'ubriachezza.

Ma le tre sorelle non sono le sole ad essere protagoniste: attorno a loro si avvicendano sulla scena, in un'autentica girandola di personaggi, l’attempato signor Mario, un caro amico e spasimante di Ines, tornato alla carica per coronare il suo sogno d’amore, il figlio di Ines, il giovane e sfaccendato Enrico, complice della madre nel tentativo frenare la morbosa curiosità delle due comari, il signor Oreste, un goffo quanto simpatico fiorista del tutto ignaro del lutto di Ines e che in seguito tenterà invano di sposarla, il simpatico Carlo, unico fratello maschio di Ines, completamente succube della sua irascibile e prepotente moglie Rina e delle due terribili sorelle, e don Franco, un parroco assai ritardatario e un po’ troppo amante del bicchiere. In mezzo a tutti questi personaggi si muove, tra battute stravaganti e situazioni esilaranti, l’anziana e smemorata madre di Ines e delle sue sorelle, la signora Primina.

Alla fine, con grande soddisfazione di tutti, a parte le due comari e il povero fiorista Oreste, sarà l’amore a trionfare con la celebrazione delle nozze tra Ines e il suo amato Mario, nonostante i numerosi e ingegnosi tentativi fatti dalla diabolica coppia di comari per ostacolare in tutti i modi il felice realizzarsi del sogno d’amore tra i due innamorati. Scornate e frustrate dal loro insuccesso, le due terribili sorelle vedranno poco alla volta i loro altarini svelati e rivelati pubblicamente dalla sorella Ines, che in un finale frenetico e spassoso le sbugiarderà e le metterà letteralmente in fuga con grande soddisfazione generale e divertimento del pubblico.

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Parrocchia di Pontenure
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