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Le prime immagini del restauro del dipinto raffigurante il Compianto del Cristo morto

Le abili mani del restauratore Parazzi hanno iniziato a restituire l'originaria brillantezza al dipinto, annullando i guasti causati dal passare del tempo e dagli agenti atmosferici, restituendo così tutta l'originaria bellezza ai volti dei vari personaggi raffigurati.

Riportiamo a lato un'interessante galleria fotografica relativa ai primi interventi di restauro conservativo che stanno interessando uno dei più suggestivi e antichi dipinti conservati presso la nostra chiesa parrocchiale. Ci riferiamo al quadro seicentesco che da qualche tempo era collocato presso la sacrestia raffigurante un Compianto sul Cristo morto, tema che a partire dal XIII secolo ha avuto un'enorme diffusione nell'ambito dell'arte sacra.

Da qualche settimana il quadro si trova infatti presso lo studio del dottor Davide Parazzi, abile restauratore che di recente si è occupato del restauro dei ritratti del Cardinale Alberoni e di San Vincenzo De Paoli conservati presso la Galleria del Collegio Alberoni, per alcuni interventi di restauro conservativo che comporteranno tra l'altro la pulitura del dipinto, per rimuovere la patina del tempo e migliorarne la leggibilità, e il fissaggio del colore con apposite sostanze per evitare scrostamenti e cadute di colore.

Questo dipinto ad olio su tela di 101 x 146 cm viene stimato come risalente alla seconda metà del XVII secolo, e attribuito ad un ignoto pittore emiliano. Anche se il dipinto appariva ormai da tempo in pessime condizioni di conservazione, con cadute di colore e lacerazioni sulla tela, che ne determinavano una scarsa leggibilità, è stato giudicato di pregevole fattura da tutti gli storici dell'arte e gli esperti che si sono occupati della nostra chiesa. Il corpo del Cristo è sostenuto dalla Madonna, che appare inginocchiata ed è raffigurata mentre prende la mano trafitta del Figlio. Dietro di lei, pronta a sostenerla, è presente San Giovanni, unico degli apostoli a rimanere al fianco di Gesù fino al Calvario e alla morte di croce; nell'angolo destro sono infine visibili due angeli. 

Secondo una perizia effettuata dal dottor Marco Pizzo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza in occasione dei lavori di restauro che hanno interessato la nostra chiesa parrocchiale alla fine degli Ottanta del secolo scorso, si tratta di un'opera che «ben si inserisce all'interno della pittura emiliana post-carracesca. In modo particolare per l’intenso luminismo e la grazia della definizione del volto delle figure pare di scorgere qualche riflesso della pittura di Carlo Cignani (Bologna 1628 – Forlì 1719), giacché nella tipologia dei putti e del Cristo sembra presente quel ripensamento della lezione del Guercino e del Reni che fu una delle caratteristiche di questo pittore. Pertanto, anche se date le condizioni attuali della tela appare difficile affermare una paternità decisiva per quest’opera, pure è possibile inserire questo dipinto all'interno di un’area pittorica in qualche modo influenzata dall’arte del Cignani». 

Il valore artistico dell'opera è stata confermata anche da un primo esame del restauratore Parazzi, che in un messaggio indirizzato al nostro parroco don Mauro ha comunicato di aver accertato che si tratta di un telaio originale del Seicento realizzato a mano con caratteristiche strutturali e costruttive uguali a quelle moderne realizzate a macchina, sostenendo che doveva essere un lavoro importante e costato parecchio all'epoca in cui fu commissionato e pertanto deve essere stato realizzato da un autore di non poca importanza.

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Parrocchia di Pontenure
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