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Quarto incontro del corso "Navighiamo nella Bibbia" - Il sacrificio di Isacco

Caravaggio (1571-1610), Il Sacrificio d'Isacco. Firenze, Galleria degli Uffizi.

Si è svolto nella serata di ieri, venerdì 24 novembre, il quarto appuntamento del corso "Navighiamo nella Bibbia", il ciclo di incontri dedicati allo studio e all'approfondimento della Bibbia organizzato dalla nostra parrocchia.

Nel corso degli incontri, curati e condotti dal dottor Domenico Bergonzi, esperto conoscitore delle Sacre Scritture, tutti coloro che lo desiderano hanno la possibilità di accostarsi al testo sacro per riscoprire, capire meglio e approfondire la conoscenza della Bibbia, il più antico libro storico esistente, il testo sacro della religione ebraica e di quella cristiana.

La partecipazione agli incontri, lo ricordiamo, è gratuita e aperta a tutti gli interessati. Il prossimo incontro si terrà venerdì 1° dicembre, sempre alle ore 21.00, e sarà dedicato alla vicenda di Sara e Agar.

Riportiamo di seguito alcuni interessanti contributi per cercare di capire meglio e approfondire uno degli episodi più noti e controversi dell'Antico Testamento, uno di quelli che più colpiscono la nostra fantasia e il nostro immaginario, il mancato sacrificio d'Isacco da parte di suo padre Abramo, episodio narrato nel libro della Genesi (capitolo 22). Si tratta di un interessante articolo di Paolo Curtaz dal titolo Il vero sacrificio di Isacco, Dio non manda croci a nessuno, uno spezzone tratto dal film La Bibbia, diretto da Jon Houston, e infine le classiche diapositive riassuntive di questo quarto incontro per rivedere o approfondire qualche concetto.

Il vero sacrificio di Isacco, Dio non manda croci a nessuno

di Paolo Curtaz

La lettura moderna di un brano malinteso: liberi da sacrifici e da legami familiari nevrotici

 

Rembrandt (1606-1669), Sacrificio d'Isacco. San Pietroburgo, Museo dell'Ermitage.

Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”. Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Gn 22

Una pagina misteriosa, quella della “legatura di Isacco”, in cui Dio appare come un sanguinario che ordina di uccidere il figlio della promessa ma che, letto con profondità, può svelare ancora una volta il vero volto del Dio di Abramo.

Anzitutto questo brano ci dice che il Dio di Israele non vuole sacrifici umani, come era invece consuetudine nei popoli vicini a Israele. Questo racconto esemplare vieta al popolo di Israele di scivolare in una visione sanguinaria della fede. Di più: la Bibbia mette in discussione una visione “sacrificale” e dolorista della fede, ancora troppo diffusa nel cristianesimo. Il sacrificio non è in sé positivo, Dio non ama il dolore e lo evita, se può.

A volte il sacrificio è necessario a manifestare l’amore, come l’amato che muore per l’amata, come la madre che veglia insonne la malattia del figlio.

Occorre rivedere alcune visioni sempliciste della croce: Dio non invia la croce, la vita, gli altri, il nostro carattere possono essere crocifiggenti. Nella prova, però, emerge la parte più autentica di noi: esiste un “sacrificio” positivo, è il “sacrum facere” dell’amore, quello di Gesù che sceglie il dono totale di sé.

Questo brano dice, inoltre, che il Dio di Israele rompe il legame ancestrale tra padri e figli: Freud avrebbe molto da dire su questo! Esistono nel nostro inconscio degli ingombranti paradigmi etici e sociali (padre/autorità/divinità/potere/legge) che vengono clamorosamente smentiti dalla Bibbia. Come nel racconto del rapporto di Abramo con suo padre Terach, anche qui la riflessione è pungente: nel legame padre-figlio non c’è possesso, ma libertà, consapevolezza, scelta: Isacco appartiene a Dio, non a suo padre Abramo.

Infine Abramo capisce che il Dio di Israele è misterioso: egli viene sconvolto dalla richiesta di Dio, non possiede il pensiero di Dio, Dio è, anche se alleato e palese, misterioso e imprevedibile. Tutto ciò che ha donato può riprenderlo, la distanza fra noi e lui è immensa, l’uomo non deve fare un idolo della sua fede e della sua conoscenza. Da qui nasce il timore di Dio, che non è paura, ma consapevolezza del “mysterium tremendum” (R.Otto) a fianco del “mysterium fascinans”; sono due poli da tenere in continua tensione. Sarà Gesù ad assumere in sé questo doppio aspetto: non siamo più servi ma amici.

Abramo da parte sua, pensava di avere finito il suo percorso e deve ripartire da capo. La nostra vita evolve fino all’ultimo respiro, l’esperienza che portiamo nel cuore ci riempie la vita ma non ci mette mai al riparo da cambiamenti e svolte. Abramo, inoltre, fa esperienza dell’obbedienza assoluta: esiste un momento in cui la fede viene messa a durissima prova, tutto sembra essere sbagliato e fasullo, la nostra fede diventa nuda, la notte dei sensi e dello spirito prevale; in quei momenti impariamo a credere. Infine Abramo vive l’alterità di Dio: nel cammino dell’uomo, percepiamo, proprio avvicinandoci a Dio, della sua radicale alterità. Amare non significa possedere ma essere posseduti: per la Scrittura timore (di perdere l’amore) e amore convivono.

Riportiamo di seguito un breve spezzone del film La Bibbia (1966) che è stato proiettato durante l'incontro di ieri sera.

 

 

A seguire proponiamo  alcune interessanti diapositive riassuntive relative all'incontro di ieri sera.

Download (PPT, 13.06MB)

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Parrocchia di Pontenure
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