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Avvento 2017: Diede alla luce il Figlio

tratto dal Calendario di Avvento della diocesi di Piacenza-Bobbio

Diede alla luce il figlio primogenito”. Questo bambino viene al mondo come tutti gli altri uomini, condividendo la nostra condizione umana: fatta di carne, piena di fragilità, segnata da mille limiti.

Ogni nascita avviene sotto il segno della benedizione: la nostra nascita, come tutta la nostra vita, accade sotto lo sguardo di benevolenza del Padre, uno sguardo che non viene mai meno, nemmeno e soprattutto quando non lo vediamo.

Dobbiamo confessare che lo sguardo offuscato, appannato, intimorito è il nostro: siamo noi che ci nascondiamo, che vogliamo sottrarci allo sguardo del Signore, alla relazione che Egli desidera con noi.

Per questo, proprio per questo il Padre manda il Figlio a condividere la nostra umanità: il suo sguardo aperto e sincero, accogliente e limpido ci stupisce, ci provoca, ci interroga. Lo sguardo del bambino di Betlemme è già lo sguardo dell’uomo di Galilea: la tenerezza che infonde non riesce a farci dimenticare che è lo stesso sguardo del Padre.

Di fronte a questo bambino non possiamo non riconoscerci figli, siamo chiamati a identificarci in Lui, a lasciare che sia Lui a parlarci del Padre. Figli nel Figlio, finalmente liberati dal sospetto, dalla paura, dal risentimento: questo è il dono del Natale, dono di pace, di comunione, di fraternità vera.

Sentinelle di Luce

La lanterna dell’Avvento ci prepara alla venuta di Gesù nella notte di Natale. La notte in cui gli occhi che hanno aspettato, vedono. I cuori che hanno atteso, contemplano. Le mani che hanno sperato, toccano. La luce ci ricorda l’attenzione e la cura che dobbiamo sempre riservare ai nostri fratelli, in particolare a chi si trova in difficoltà. In famiglia, nella notte di Natale, accendiamo la lanterna e mettiamola sul davanzale. Tenendoci per mano pensiamo a tutte le persone nel mondo che stanno soffrendo, sentiamoci vicino a loro recitando questa preghiera:

Apri i nostri occhi, Signore, perché possiamo vedere te nei nostri fratelli e sorelle. Apri le nostre orecchie, Signore, perché possiamo udire le invocazioni di chi ha fame, freddo, paura, e di chi è oppresso. Apri il nostro cuore, Signore, perché impariamo ad amarci gli uni gli altri come tu ci ami. Donaci di nuovo il tuo Spirito, Signore, perché diventiamo un cuore solo ed un'anima sola, nel tuo nome. Amen. Madre Teresa di Calcutta

È un piccolo segno, un germoglio di speranza che scalderà e rischiarerà la notte di Natale. Accogli questo invito e diventa sentinella della luce.

Georges De La Tour (1593-1652), Adorazione dei pastori (1644) Musée du Louvre

Adorazione dei Pastori - Nel 1644, in un paese dei territori franco-tedeschi, Georges De La Tour, il grande maestro della luce, terminava questa sua opera mirabile. È la sapiente mano del pittore che compone una scena assai equilibrata. Cinque figure adulte divengono la corona che lascia il posto libero ad uno spettatore attento. Sono Maria e Giuseppe, il quale tenendo la candela, indirizza la luce della candela verso il centro della scena, attirando così il nostro sguardo talvolta distratto. Sono nel frattempo giunti i pastori, coloro che vediamo di fronte a noi, e hanno portato qualcosa in una pentola per quella povera famiglia. Sì, perché si tratta di una famiglia che ha appena vissuto una delle gioie più grandi che si hanno nella vita di una donna e di un uomo: la nascita di un figlio. È venuto alla luce, ed è il primogenito.

Lo accolgono i poveri, lui stesso è povero! Un agnello si affaccia: è lui che ci segnala chi sono gli avventori. La luce: è stato dato alla luce ed è la luce a un tempo. Quei corpi che sembrano i manichini di una composizione costruita ad arte trovano vita nel calore di una luce di una candela.  La loro carne si scalda, si anima, si colora. E quel bimbo diventa luce: non riflette soltanto la luce, ma diviene la fonte. Eccolo al centro: è nato! E quella nascita cambia il mondo: lo scalda, lo anima, lo colora come solo la luce sa fare.

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