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Parola Vissuta - "Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo di loro, l’avrete fatta a Me"

Esperienze e testimonianze di Parola vissuta

«Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla…» (1 Corinzi 13,1-13).

Se uno vedendo il fratello in necessità, gli chiude il cuore, come dimora in lui l'amore di Dio? Ringrazio il Signore di concedermi la vecchiaia, per consentirmi di meditare sul cammino fatto e quello ancora da fare. E ancora tempo per fruttare i miei talenti spesi in favore dei più piccoli.

«Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre Mio e Padre Vostro…» (Matteo 7,21) - «Figlioli, non amiamo a parole con la lingua, ma coi fatti» (1 Giovanni 3,18).

Ecco, questi due passi del Vangelo mi risuonano e mi interrogano come un tarlo mai pago, da molto tempo in qua. Così, dopo un lungo vai-non-vai, mi sono deciso a misurarlo facendomi volontario all'accettazione della mensa dei poveri alla Caritas Diocesana. Desidero conoscerli dal vero, fianco a fianco, anche se dall'altra parte dello stesso tavolo, non solo una beneficenza pecuniaria asettica, ma proprio quella carità dal cuore descritta da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Non dimentichiamo poi che non c’è carità senza la giustizia e viceversa.

Per il poco tempo fin qui trascorso traccio solo una prima impressione: innanzitutto ringrazio questa decisione per avermi ridato la gioia di donare senza nessuna aspettativa di essere ricambiato. Aiuto alla loro vita poco benigna, perché fuggono da guerre incomprensibili o da miserie sociali o proprie, da droga o alcool, dalla perdita del lavoro e dignità, da malattia o altro, di uomini di ogni età o, in minor misura, donne, per la maggioranza stranieri, di ogni religione o colore, ma anche italiani.

Si presentano sin dalle prime ore allo sportello di accettazione della mensa, le loro preoccupazioni primarie sono per le necessità di sopravvivenza, una doccia e un pasto oggi, domani si vedrà, e tutto il loro patrimonio è contenuto nella borsa o nello zaino che li accompagna ogni dove. Quelli senza borsa o zaino sono i più fortunati perché sono quelli che hanno una casa dove appoggiare il capo di notte. Vedo un bel dialogo tra loro e gli addetti allo sportello e, dopo alcuni incontri, si chiamano l’un l’altro per nome, anche quelli difficili degli stranieri. Non esistono differenze tra italiani-stranieri, europei-extracomunitari, bianchi o neri, etc. per essere tutti accomunati dalle stesse difficoltà: raramente vengono a contrasti seri, anche se non impossibili.

Parecchi hanno dormito nei loculi del costruendo Colombare del cimitero di Piacenza. Le nostre comodità quotidiane, che per loro sono sogni lontani, mi fanno sentire loro debitore ed è minima cosa quella che io offro alle loro sofferenze. Mi chiedo come resistano a tali durezze ed intemperie, come e quanto poco resisterei io in quelle condizioni. Poi mi chiedo quali meriti per me l’essere nato qui e non altrove e, per questo motivo, il loro diritto ad essere aiutati perché nostri fratelli umani, prima ancora che cristiani, mussulmani o di altre religioni o nazioni.

Il loro parlare non è forbito, a meno di rari casi, perché la vita li ha costretti all'essenziale, quasi mai aggressivi o irrispettosi, in quest’ambiente, al contrario di quanto accade normalmente nei luoghi/uffici pubblici. Nessuno di loro ribatte alla nostra negazione di una loro richiesta che interpreto come accettazione e fiducia in chi offre aiuto alle loro necessità.

Li vedo arrivare infreddoliti e insonnoliti allo sportello, perfino qualcuno pesto, gli offriamo una veloce colazione fredda con brioches e yogurt ed il necessario per la doccia e taglio della barba, che dura sempre meno del tempo della svestitura dei vari strati di indumenti indossati. Ne ho contati 5 sopra (3 maglioni + 2 giacche a vento) e 3 calzoni sotto, l’ultimo impermeabile parapioggia.

Le cure mediche specialistiche, dentista e taglio dei capelli vengono effettuati su prenotazione, per altre necessità si rivolgono direttamente ai servizi sociali preposti.

 

Come funziona la mensa della Caritas?

sito della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio

Brevemente qualche rudimento su come funziona il servizio di doccia/pranzo a mezzogiorno e solo cena alla sera. Per il buon funzionamento bisogna rispettare gli orari: 

  • dalle 9,00 alle 11,00 docce (30/40 persone), giorni festivi esclusi;
  • dalle 11,30 alle 12,00 entrata alla mensa (60 persone circa).

Ogni povero è registrato alla sede centrale mediante un tesserino con foto e dati personali che gli dà diritto ad un numero prefissato e rinnovabile di pasti, oltre che a due docce settimanali con un cambio completo di calze/maglietta/mutande. Il tutto viene controllato per via informatica registrando chi si presenta di volta in volta allo sportello mensa: ciò non preclude la fruizione degli stessi servizi primari di doccia/mensa anche a chi ne fosse temporaneamente sprovvisto, viene solo registrato a parte.

La carità all'ospite è soprattutto quella primaria, poi, secondaria, alla sua identificazione e alle ulteriori necessità di abbigliamento e coperte, secondo le disponibilità a magazzino. L’obiettivo è l’aiutarli temporaneamente a superare le difficoltà nella speranza che riprendano, presto e a pieno titolo, il loro posto nella nostra società.

 

«Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo di loro, l’avrete fatta a Me» (Matteo 25,40)

Cerco di farmi piccolo per essere al loro pari nel chiedere e dare aiuto, mi adopero perché non si sentano a disagio almeno nelle necessità vitali che ogni uomo deve soddisfare.

Ultimamente uno di loro mi ha contestato, non mi pesa il perché quanto piuttosto se avrei potuto fare diversamente e meglio. Mi risuona il «l’avrete fatto a Me» a Lui, Gesù in persona, inimmaginabile ma non impossibile a Lui che si presenta in quel povero che magari non ho servito come avrei dovuto.

Nulla è preordinato o programmato, guai se lo fosse. Vivo l’attimo presente di quel momento…ma poi mi chiedo se ho fatto del mio meglio o avrei potuto di più. Un giorno arriva il cuoco della mensa sconsolato perché ha dovuto dimezzare gli hamburger insufficienti per tutti i prenotati.

Dei primi cristiani si diceva: «Guarda come si amano, nessuno tra loro è indigente», cosa è cambiato da allora? Per il poco che ho visto benedico l’operato della Caritas Cattolica Diocesana e/o nazionale e tutte le altre organizzazioni civili o religiose. Una risposta la vedo nell’Economia di Comunione lanciata da Chiara Lubich nel 1991 dinnanzi alla povertà delle favelas brasiliane.

Quando capiremo che il "massimo profitto" di alcuni non può esistere ad ogni costo, abusando delle risorse universali, inquinando il nostro pianeta e la sua natura ricevuti in prestito dai nostri figli, e che la felicità non è prerogativa di alcuni a spese di tanti altri, scopriremo il vero significato della lettera di San Paolo ai Corinzi. Prima ancora che cristiani questi sono valori umani senza i quali non c’è vita degna. Non posso chiederlo se prima io non li pratico.

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Parrocchia di Pontenure
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