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Il santo del mese - Santa Apollonia

Vergine e Martire - (9 Febbraio)

tratto dalla collana I Santi nella Storia

Apolloniamartire ad Alessandria d'Egitto al tempo dell'imperatore Decio. Ma non per ordine di Decio. Questa vicenda di martirio è importante anche per conoscere il clima del tempo, fuori dai palazzi del potere e dagli accampamenti delle legioni. E anche per scorgere differenze di comportamento tra i seguaci dei culti pagani, nella metropoli d'Egitto.

Ne parla Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, riportando testimonianze cristiane dalle quali risulta che alcune iniziative persecutorie, anche mortali, nascevano in ambienti popolari anche senza ordini dall'alto. Certi persecutori "spontanei" vedevano l’attacco ai cristiani come un gesto di lealtà verso l'Impero, un segno energico di patriottismo romano. Il tutto accompagnato spesso dal desiderio di rapina. Ecco dall'opera di Eusebio la lettera di Dionigi, che in quel tempo era vescovo di Alessandria, diretta al capo dei cristiani di Siria, il vescovo Fabio:

«Tra noi la persecuzione non cominciò con l'editto imperiale, ma un anno prima, quando giunse qui un profeta e autore di sciagure, e sollevò contro di noi le masse dei pagani. Presero quindi per primo un vecchio di nome Metra e gli ordinarono di dire bestemmie, ma poiché egli non obbedì, lo bastonarono in tutto il corpo e gli punsero il viso e gli occhi con canne aguzze, poi, portatolo nel suburbio, lo lapidarono. Di comune accordo irrompevano tutti nelle case dei fedeli e, gettandosi ognuno su chi riconosceva come suo vicino, lo spogliava, lo depredava e si appropriava degli oggetti più preziosi, gettando via quelli modesti insieme a quelli fatti di legno, che bruciavano poi nelle strade, offrendo lo  spettacolo di una città in preda ai nemici».

Questo, in Alessandria, è il clima che precede l'editto imperiale di persecuzione. E Apollonia ne è una delle vittime, ricordata in particolare per l'ultimo gesto della sua vita. Racconta ancora Dionigi nella sua lettera riportata da Eusebio:

«Non so se qualcuno, eccettuato forse uno che era caduto nelle loro mani, abbia rinnegato il Signore. Presero anche Apollonia, vergine di mirabili qualità, che era allora anziana, e le fecero cadere tutti i denti colpendole le mascelle; quindi, innalzato un rogo davanti alla città, minacciarono di bruciarla  viva se non avesse recitato con loro le formule dell’empietà. Ma essa, scusatasi un momento, si gettò decisamente nel fuoco, morendo bruciata».

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Parrocchia di Pontenure
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