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La pratica della Via Crucis dei venerdì di Quaresima


Durante il tempo di Quaresima, ogni venerdì pomeriggio, prima della santa messa vespertina nella nostra chiesa si svolge come ogni anno la celebrazione settimanale della Via Crucis, con la partecipazione devota e attenta di un buon numero di fedeli che accompagnano con la preghiera il cammino della Croce attraverso le varie stazioni.

Simbolo di un'esperienza universale di dolore e morte, ma anche fonte provvida di  fede e speranza, la pia pratica della Via Crucis (dal latino, Via della Croce) è un rito assai antico, che affonda le sue radici nel cammino di preghiera che già nel lontano IV secolo veniva compiuto dai pellegrini che si recavano a Gerusalemme in visita ai luoghi santi, ma nasce nel modo in cui lo conosciamo oggi solo nel Medioevo, a causa del desiderio dei fedeli di ripercorrere spiritualmente insieme al Signore la via dolorosa che lo condusse dal pretorio di Pilato fino al Golgota e quindi al sepolcro scavato nella roccia. 

Alcuni reperti archeologici attestano, già nel II secolo, l'esistenza di espressioni di culto cristiano nell'area dove era stato scavato il sepolcro di Cristo. Forme primitive della futura Via Crucis possono essere ravvisate nella processione che si snodava fra i tre edifici sacri eretti sulla cima del Golgota - l'Anastasis, la chiesetta ad Crucem e la grande chiesa del Martyrium - e nella via sacra, un cammino attraverso i santuari di Gerusalemme che si desume dalle varie cronache di viaggio che ci sono state lasciate dei pellegrini dei secoli V e VI. 

La Via Crucis, nella sua forma attuale, risale al tardo Medioevo: intorno al 1294, un frate domenicano racconta la sua salita al Santo Sepolcro "per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem", attraverso varie tappe, che egli chiama stationes. Il rifiorire dei pellegrinaggi a Gerusalemme e la presenza stabile, dal 1233, dei frati minori francescani nei "luoghi santi" suscitarono nei pellegrini il desiderio di riprodurli nella propria terra. Sul finire del XIV secolo, si ha una delle prime testimonianze della Via Crucis fuori dalla Terra Santa: il frate domenicano Alvaro da Cordova introduce questa pia pratica nel suo convento.

La Via Crucis, nella sua forma attuale, con le stesse quattordici stazioni disposte nello stesso ordine - la condanna a morte, il carico della croce, le tre cadute lungo il tragitto, l'incontro con un gruppo di donne, quello col Cireneo, con Maria e con la Veronica, la spoliazione delle vesti, la Crocifissione, la morte, la deposizione dalla croce, la sepoltura - è attestata in Spagna nella prima metà del secolo XVII, soprattutto in ambienti francescani. Dalla penisola iberica la pratica passò prima in Sardegna, allora sotto il dominio della corona spagnola, per poi diffondersi nel nostro paese. Qui trovò un instancabile propagatore in San Leonardo da Porto Maurizio, un frate minore francescano, che suggellava le sue missioni popolari con l'erezione di una Via Crucis. 

Delle oltre 572 Via Crucis che il frate istituì personalmente, la più celebre è quella collocata nel Colosseo, su richiesta di Benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, per celebrare l'Anno Santo. Nell'anfiteatro consacrato alla memoria dei martiri e della passione di Cristo, il Pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e piantare al centro una grande croce, meta di una processione che percorreva la via Sacra. La tradizione del rito della Via Crucis al Colosseo è stata ripresa da Paolo VI nel 1964.

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