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Sabato 21 aprile 2018, visita di Monsignor Giovanni D'Ercole - Le testimonianze sul terremoto e sulla ricostruzione

 Monsignor Giovanni D'Ercole, don Riccardo Patalano e le opere di misericordia


Non è facile spiegare, ma soprattutto trasmettere, l’impatto che le parole di monsignor Giovanni D’Ercole e don Riccardo Patalano hanno lasciato in chi ha ascoltato la loro testimonianza sabato 21 aprile, durante e dopo la messa vespertina. L’incontro, caratterizzato da un’affollatissima celebrazione a cui hanno partecipato bambini e giovani appartenenti ai diversi gruppi parrocchiali (giovani dell’Oratorio, scout, ragazzi del catechismo) con i rispettivi educatori, è stato seguito con vivo interesse pure da numerosi adulti; tra questi i rappresentanti delle autorità civili e militari.

Il prelato, a noi già noto per la sua visita del febbraio 2017, ha esordito affermando che per quanto concerne la ricostruzione si è ancora in attesa ed occorreranno dieci o quindici anni perché sia portata a termine, ove possibile. A tutt'oggi restano le casette, cioè le cosiddette "sedi abitative provvisorie"; ciò che viene fatto riguarda la messa in sicurezza degli edifici.

Numerosi sono invece gli interventi nel sociale, indispensabili per favorire la ripresa delle piccole attività; questo permette alle persone residenti di stabilire un gemellaggio con altre comunità lontane per commercializzare i prodotti della loro montagna e ciò crea un effetto straordinario: un supporto psicologico ed economico che ristabilisce una vita di relazioni. Per entrare nello specifico, monsignor D’Ercole ha spiegato come siano tre i grandi progetti che la Diocesi di Ascoli Piceno sta portando avanti.

  • Il primo di tipo informativo-formativo-educativo di cui fanno parte tanti "laboratori della speranza"; proprio ad uno di questi hanno partecipato la scorsa estate i ragazzi di Pontenure guidati dal loro educatore professionista Andrea Ciscato. I nostri sono stati naturalmente preparati in precedenza affinché, come richiesto, non fosse solo un portare aiuto a Cossignano e Montegallo, ma anche arricchirsi di un’esperienza di vita altamente significativa. L’idea dei laboratori è un’idea per guardare al futuro. «Questi ragazzi sono figli del terremoto e ci siamo chiesti: come possono guardare al futuro?» Si è pensato allora ad alcune risposte concrete: laboratori artigianali per recuperare vecchi mestieri, laboratori nei quali i "nonni" potessero trasmettere il mestiere ai "nipoti" e si stabilisse una relazione vitale tra anziani e giovani. Altro laboratorio è quello per il restauro, considerato che tante sono le opere da recuperare.
  • Il secondo grande progetto è quello di creare una cooperativa agricola per il recupero dei terreni, «perché io sono convinto che la terra non tradisce mai ed il terremoto è l’occasione per instaurare una nuova cultura basata sul rispetto del Creato».
  • Ricostruire le chiese: e ancora si è pensato, prosegue il prelato, di conservare e stimolare il gemellaggio fra le chiese (chiese di uomini e donne), «un gemellaggio di sostegno affettivo, una specie di parentela spirituale». A tal proposito, ha sottolineato monsognor D’Ercole «io sono venuto qui, perché don Mauro ha insistito ed ha insistito molto, ma se uno insiste molto, vuol dire che ci tiene, allora ho capito che per me era un dovere accogliere l’invito…. Credo nei piccoli interventi, perché sono quelli che creano un legame forte…. Quando qualcuno dà con amore, il poco è come lievito che fermenta tantissimo; è per questo che il terremoto da tragedia può diventare il collante per una nuova cultura dell’attenzione, del sentirci Comunità tutti insieme».

Per tutte queste buone ragioni,  il Vescovo della diocesi di Ascoli Piceno ha sostenuto che l’aiuto non deve essere semplicemente economico (aspetto sicuramente molto importante, in merito al quale nell'omelia aveva ringraziato l’onorevole Paola De Micheli, nominata nello scorso autunno Commissario straordinario alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, meritevole di aver svolto con solerzia e attenzione il compito istituzionalmente affidatole). L’aiuto deve risultare costruttivo, tale da far nascere nuove relazioni e, rispondendo a una domanda della signora Carla Formaleoni che chiedeva se fosse possibile far pervenire e vendere a Pontenure i prodotti di quelle vallate, il Vescovo ha risposto con grande apprezzamento, auspicando la realizzazione dell’iniziativa.

La parola è poi passata a don Riccardo Patalano, sacerdote consacrato da sei anni, che monsignor D’Ercole ha voluto portare con sé, forse per fargli sentire dal vivo l’abbraccio della nostra comunità. Il giovane sacerdote, dal tono pacato e si può dire col "cuore in mano" ha spiegato che Montegallo, di cui è parroco, in realtà è l’insieme di 24 frazioni distribuite su 54 chilometri quadrati di superficie; ma il 90% dell’area non esiste più. I problemi che prima erano legati all'ordinarietà delle cose, ora appaiono insignificanti. Il versante del Monte Vettore in cui si trova il suo paese non ha avuto perdite umane, ma nell'altro ci sono state centinaia di morti (basti ricordare Arquata e Amatrice…). «Da quella notte sono cambiato, sono cresciuto… è stato per me "pesante" cercare tra le macerie le persone, le famiglie  rimaste in vita, …sostenerle, celebrare i l funerale di una parte della mia comunità. Mons. D’Ercole ed io siamo stati i primi ad arrivare e tante anime sante ci hanno aiutato. Ventiquattr'ore dopo è arrivata la Protezione Civile dell’Emilia Romagna che ha montato la tendopoli, ma ancora non ci si rendeva conto di quanto fosse successo». Tutto era saltato in aria, si dormiva nelle tende esposti a forti sbalzi di temperatura e si cercava a fatica di far sì che le persone, specie gli anziani, potessero avere un po’ di privacy.

La formazione in seminario non aveva certo preparato il sacerdote a tutto questo: c’era bisogno di fare tutt'altro. Non era finita , il 30 ottobre 2016 quando sembrava di poter faticosamente ricominciare e la Protezione Civile se n’era andata, ci fu una scossa ancora più forte. La Prefettura e il Governo decisero che le zone fossero evacuate e tutti furono sfollati sulle coste. Durissime sono state le conseguenze sia sul piano psicologico che sociale: in due anni infatti, molti anziani sono morti di crepacuore. Lì, dove la popolazione in estate raggiungeva i 3000 abitanti, ne erano rimasti 130. Continua don Riccardo «Qual è ora il problema? Le famiglie si rivolgono a me ed io al Vescovo», che ha sempre cercato una risposta concreta. Gli aiuti sono arrivati tramite interventi finalizzati a piccole attività. Restano però ancora molti problemi psicologici. 

Inequivocabile l’appello conclusivo di don Riccardo «Chiedo la carità di pregare molto per queste persone che stanno male, e pregate per me». Queste le parole accorate di un sacerdote, parole che esprimono tutta la "passione" di un parroco per la sua comunità.

Come ultima nota si può ricordare che proprio il 21 agosto 2016, tre giorni prima del terremoto, monsignor D’Ercole nel corso della sua visita pastorale, si era recato in queste vallate. In tale occasione era stato compiuto un pellegrinaggio mariano di circa 8 chilometri, che il parroco terremotato ed alcuni fedeli avevano voluto percorrere a piedi nudi, come segno di espiazione per le offese a Dio e al Cuore Immacolato di Maria.   E questo è quanto ha detto don Patalano poco dopo il sisma «Le famiglie sono salve. Le chiese invece distrutte come se il demonio si fosse accanito contro di esse». Nulla si può aggiungere davanti ad un’affermazione impermeata di così profonda umanità e di grande sofferenza.

 

Rosita

Un bel video che ben riassume la straordinaria esperienza vissuta da alcuni ragazzi della nostra Parrocchia che nell'estate scorsa hanno animato alcuni Grest nei comuni terremotati di Montegallo e Cossignano nell'ambito del progetto "Laboratori della Speranza" organizzato dalla Diocesi di Ascoli Piceno.

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Parrocchia di Pontenure
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