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Santi piacentini - Santa Franca da Vitalta

Robert de Longe, Madonna con Gesù Bambino appare a Santa Franca, inizio sec. XVIII, Piacenza, chiesa di San Pietro.

Spesso succede che noi cristiani veneriamo tanti santi, magari vissuti anche lontano dal nostro territorio, e forse non conosciamo quelli più vicini a noi. È proprio il caso di questa santa piacentina, Santa Franca, di cui quest’anno ricorrono 800 anni dalla morte.

Franca nacque nel 1175 dalla prestigiosa famiglia dei conti Vitalta, feudatari di un contado di montagna oltre Castellarquato, verso Vernasca. Grazie anche all'educazione familiare improntata su una religiosità viva e sincera dei genitori, a sette anni scelse di entrare come educanda nel monastero benedettino di San Siro, in Piacenza (oggi galleria Ricci Oddi), non ostacolata dai suoi genitori. La badessa del monastero, Brizia, l’accolse con molto affetto e la bambina divenne presto la mascotte del convento (probabilmente nel monastero non c’erano altre bambine).

Al compimento del quattordicesimo anno, constata la carità verso le consorelle e la rigorosa attuazione della regola benedettina, fu reputata pronta per la vestizione e venne ammessa ai voti perpetui. È il 1191, Franca ha solo 16 anni e il suo nome compare tra quelli delle monache testimoni allatto di cessione dell’oratorio di San Martino in Pontenure e di tutti i suoi beni alla badessa Brizia e al monastero di San Siro.

Franca è ammirata e benvoluta dalle consorelle e quando l’anziana badessa muore, le suore scelgono lei a succederle nella conduzione del monastero. Ma il suo stile di vita, rigidamente fedele alla regola, profuso di veglie e digiuni, viene interpretato troppo intransigente, poco elastico e addirittura segno di squilibrio. All’interno del convento entra il veleno della maldicenza che coinvolge e divide anche il popolo esterno, a favore o contro Franca. Lo stesso clero e il vescovo ne vengono coinvolti, tanto che il papa Innocenzo III minaccia Piacenza di privarla della sede vescovile che si trasferisce prima a Cremona e poi a Castellarquato, per il perdurare caparbio delle ingerenze arbitrarie del Comune nei fatti ecclesiastici. Dopo tre anni, anche grazie alle preghiere e alle suppliche di Santa Franca, le cose si appianano e si ricomincia a vivere in pace per i futuri cinque anni.

Franca però ora è alla ricerca di una vita con maggior solitudine, silenzio, clausura, preghiera. È in questo periodo che incontra la giovane Carenzia Visconti, un incontro provvidenziale, anch'essa monaca, la quale su consiglio di Franca si reca a Rapallo, presso uno dei pochi monasteri cistercensi femminili già avviati a pieno titolo per apprenderne le modalità di una nuova fondazione nel piacentino.

Il primo nucleo di tali fondazioni sorge nel 1214 a Montelana, dietro licenza del vescovo Folco Scotti, grazie all'acquisto del terreno da parte dei Visconti stessi. Insieme a dieci compagne coraggiose Franca e Carenzia si stabiliscono nel nuovo monastero, a 1300 metri di altezza, oltre Morfasso, dedicato a Santa Maria di Montelana.

Qui le suorine non rimangono molto: il luogo è troppo isolato ed esposto all'assalto dei briganti. Così si trasferiscono in un altro monastero cistercense, sorto a Vallera e poi da qui, a Pittolo dove sorge un nuovo monastero grazie alla generosa donazione dei nobili di Tuna, intitolato a Santa Maria del terzo passo, allusivo alla terza e ultima tappa del loro migrare. Franca ha solo 43 anni ma il suo fisico è molto provato: una forte febbre, nella Pasqua del 1218, la stronca. Congeda una ad una le sue consorelle e nella gioia si consegna all'incontro col suo Signore.

Grazie all'abbondanza di miracoli e guarigioni il culto di Santa Franca si diffuse fin da subito dentro e fuori Piacenza. Nel 1273 Franca venne canonizzata da papa Gregorio X, il primo e finora unico pontefice piacentino; le sue ossa, dopo vario peregrinare, trovarono riposo definitivo presso la chiesa di San Raimondo, annessa al monastero delle monache benedettine cassinesi di Piacenza, rispettando così il desiderio espresso dalla santa: "voglio rimanere insieme alle mie care figlie".

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Parrocchia di Pontenure
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