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Realizzerò promesse di bene, il tema dell'Avvento 2018

Testo tratto dal sussidio della Diocesi

Il Natale del Signore, quando arriva, ci scombussola sempre un po’ la vita (o almeno dovrebbe essere così). Ci invita a riflettere, a sovvertire le nostre regole, a scardinare alcune certezze, a guadare in faccia al prossimo e a guardarci dentro, con onestà e semplicità. Ad accompagnarci nel cammino verso il Natale di quest’anno saranno in modo singolare i quattro profeti che incontreremo nelle quattro domeniche d’Avvento: Geremia, Baruc, Sofonia, Michea. Ed è proprio dal brano del profeta Geremia che ci lasciamo ispirare per desumere lo slogan che ci accompagnerà nel cammino: «Realizzerò promesse di bene».

Dal libro del profeta Geremia. - Ecco, verranno giorni - orcolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d'Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore - nostra - giustizia.

I profeti scuotono le nostre coscienze in questo tempo d’attesa e di festa per il Natale con un linguaggio schietto, originale attento alla vita dell’uomo e della società di allora come per quella di oggi. È una consolazione percorre il cammino dell’Avvento in compagnia di personaggi come questi. È una autentica sfida averli al proprio fianco, confrontarsi con la loro testimonianza, accogliere i loro doni di fede, far battere il nostro cuore all’unisono con il loro e con il cuore di Dio. «Dio vuole venire agli uomini solo attraverso uomini» ebbe a dire Benedetto XVI. Uomini che si pongono al servizio di altri uomini, e proprio così si pongono al servizio di Dio. Di un dio che vuole farsi uomo.

L’uomo mite e sensibile: Geremia; l’uomo della speranza: Baruc; l’uomo che sembra venire dal nulla: Michea; l’uomo dei poveri e degli umili: Sofonia. Personaggi umanissimi, modelli emblematici, sulle cui vicende si sono composte  intere pagine bibliche. La Parola viva ce li indica ancor oggi come di luce sfolgorante lungo il sentiero che porta al Natale del Dio fattosi Uomo.

L’adorazione dei pastori con san Pietro e san Giovannino, Museo della Collegiata di Castell’arquato.

Il tempo dell’Avvento ci obbliga a fare una riflessione profonda sul senso della storia, quella realtà complessa in cui viviamo e con cui dobbiamo fare i conti. Il Signore è venuto, il Re della giustizia e della pace è presente nella storia di oggi, ma la storia sembra camminare per altre vie, sembra rinnegare il Vangelo ogni giorno, con modalità sempre più brutali e disumane.

E noi, poveri e piccoli discepoli del Signore, come ci muoviamo in questo marasma? Ci rassegniamo, pensando che è sempre andata così? Oppure ci ribelliamo facendo gli eroi che vanno controcorrente, finendo per fare la figura di novelli Don Chisciotte, peccando di ingenuità quando va bene, oppure ergendoci a giudici implacabili, emettendo giudizi senza speranza e ritirandoci in un nostro piccolo mondo? La Parola di Dio invita a qualcosa d’altro rispetto alla rassegnazione o al rifiuto senza prospettive.

In questo Avvento vogliamo lasciarci istruire dalle parole dei profeti dell’Antico Testamento che vivevano in situazioni non molto diverse dalla nostra. Alle spalle avevano la grande storia d’Israele, con le meraviglie operate dalla mano di Dio: la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, l’acquisto della Terra promessa, la costruzione del grande Regno di Davide e l’edificazione del Tempio di Gerusalemme. E poi: l’esilio, la dispersione, la riduzione a niente. E la necessità di interpretare tutto questo alla luce della fede: castigo o invito? Abbandono o correzione? Disastro senza speranza o nuova opportunità?

Dio non abbandona il suo popolo e la situazione drammatica che sta vivendo va guardata con occhi nuovi per essere assunta con un nuovo entusiasmo. È la speranza che si accende nel cuore del credente, e dell’intero popolo, all’annuncio che Dio non si è dimenticato del suo popolo e dell’alleanza che ha stretto con lui. La speranza che ci fa cogliere i segni, piccoli ma decisivi, della presenza del Signore, della sua misericordia e del suo perdono che riaprono nuovi sentieri, nuove prospettive di vita.

La debole luce che si intravede al termine del cammino, ce lo fa percorrere con coraggio, con fiducia, ci invita a non lasciare cadere le braccia, ci invita a rialzarsi, a prendere le armi della giusta lotta: la memoria delle cose buone che Dio ha fatto per noi, le quali ci ricordano che non saremo mai lasciati soli nella difficoltà. La parola dei profeti si innalza con forza sullo scenario disastroso, e promette una realtà impensabile e non possibile alle sole mani dell’uomo. Dio ha liberato il suo popolo e di nuovo lo libererà. Di qui l’invito a deporre le vesti del lutto e dell’afflizione, l’invito a rivestirsi della gloria che viene da Dio.

Il sogno di ogni uomo è il sogno di Dio, il suo stesso desiderio, quello che Egli fa nascere nel cuore di ogni figlio che viene al mondo. Scoprire che Dio desidera per noi ciò che noi desideriamo nel profondo è motivo di gioia, accende la speranza, diventa energia per compiere piccoli o grandi passi sulla via della giustizia e della pace, della fraternità e della carità. Da discepoli del Signore possiamo vivere tutto questo a partire dalla grotta di Betlemme: ecco il segno, piccolo ma grandioso, che il Padre dona all’umanità, alla famiglia dei figli di Dio. Egli è la pace, egli è la giustizia, egli è la verità: noi viviamo nella luce della sua presenza. Egli che ha camminato per noi sulle strade polverose della Galilea e della Giudea, oggi cammina con noi e questa presenza accende nel cuore la speranza vera: Alzati, rivestiti di luce!

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Parrocchia di Pontenure
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