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Il Vangelo della I Domenica di Quaresima -

La tentazione di Cristo nel Vangelo di Luca (4,1-13)*

* Testo tratto dal sito della Diocesi di Piacenza-Bobbio

Monreale (Palermo), Duomo, Tentazione di Cristo, mosaico, XII secolo.

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Il brano evangelico che la liturgia propone nella prima domenica di Quaresima è tratto, come quasi sempre in questo anno liturgico festivo C, dal Vangelo secondo Luca. Dopo il battesimo e la proclamazione della sua filiazione divina da parte del Padre (Lc 3,22), Gesù viene spinto dallo Spirito Santo nel deserto dove, per quaranta giorni, sperimenta la solitudine, il silenzio e la mancanza di cibo.

Nel linguaggio biblico la categoria 'deserto' trova una profonda e complessa connotazione teologica. Il deserto è la 'via' che Dio sceglie per la salvezza dell'uomo, ma è anche il luogo in cui il popolo d'Israele mostra la propria infedeltà, lo spazio in cui la misericordia divina trionfa. L'esperienza della tentazione che Gesù vive in questo luogo si inserisce in questa seconda dimensione.

Nella fase più critica della sua condizione di debolezza, quando “ebbe fame” (v. 2), interviene il diavolo che, coinvolgendolo in una sorta di dibattito teologico (Satana maliziosamente si serve di riferimenti biblici che strumentalizza contro Dio), per tre volte lo tenta: chiede a Gesù di trasformare in pane una pietra, (v. 3), di adorarlo (v. 7) e di costringere Dio a compiere un prodigio (v. 9). Gesù è messo a dura prova, il Figlio di Dio si trova di fronte ad una libera opzione che riguarda la sua missione salvifica assegnatagli dal Padre. Quale la scelta?

La sua risposta è inequivocabile e lapidaria: “Non di solo pane vivrà l'uomo” (v. 4), “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto” (v. 8), “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo” (v. 12). Le tre tentazioni rievocano le tappe 'fallimentari' del popolo d'Israele durante il cammino verso la terra promessa, ovvero l'episodio della manna (Es 16), la situazione in Canaan già anticipata nella scena del vitello d'oro (Es 32) e l'episodio di Massa (Es 17, 1-7); a differenza dei suoi padri Gesù rimane fedele al Padre suo e sceglie di vivere di ogni parola di Dio, di adorare e servire lui solo. Gesù compie perfettamente la vocazione del 'popolo eletto'.

Gesù non approfitta della sua potenza divina; con il peso della sua persona e della sua missione (fare la volontà del Padre) egli accetta di 'discendere' (kenosi) nella condizione umana ferita dal peccato (la fragilità e la sofferenza) rigettando le alternative sataniche, rifiutando cioè ogni forma di potere, di gloria, di onore. Con la sua libera e incondizionata obbedienza filiale verso il Padre, atto che per essenza è Amore, il Figlio dà totalmente se stesso e vince il diavolo tentatore.  

Duccio di Buoninsegna (Siena 1255 - 1319), “La tentazione di Cristo sul monte”, 1308-11, New York, Frik Collection.

L'esistenza umana è costantemente 'minacciata' dalle tentazioni; l'uomo si trova a dover continuamente lottare contro le insidie del maligno che, approfittando dei suoi momenti di fragilità, interviene con il preciso scopo di spezzare il suo rapporto di fiducia con il Signore. Spesso sperimentiamo situazioni che ci provocano smarrimento, scoramento, paura; è proprio in questi momenti che, colti da dubbi e perplessità, siamo 'tentati' a ritrattare tutto e a cambiare improvvisamente la direzione del nostro cammino, mettendo a repentaglio la nostra fede in Cristo. Il racconto dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35) ci fa ben comprendere l'entità di tale rischio:

“Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto” (vv. 13-14)

I due discepoli sono 'in fuga' da Gerusalemme; tristi, delusi e amareggiati per quanto accaduto (la cattura, la condanna e la crocifissione di Gesù) essi si sentono pervasi da un forte senso di sconfitta, di fallimento. Tutte le speranze e i progetti che avevano riposto in colui che avevano per lungo tempo seguito e ascoltato con dedizione ed entusiasmo sono sfumati, tutta la struttura dello stupefacente periodo trascorso accanto al Maestro è crollata con la sua morte. I due discepoli cedono alla tentazione (si arrendono all'evidenza dei fatti) e 'scelgono' di tornare alla loro realtà di prima. È Gesù che, mettendosi al loro fianco in quel cammino 'rinunciatario', li guiderà a ritrovare la strada perduta e a far loro assaporare la gioia della sua presenza 'viva'.

Fare la volontà di Dio nel cammino del patire non è certo per noi compito facile. Non sempre abbiamo la forza o la fermezza di operare un giusto discernimento, piuttosto cerchiamo di risolvere la criticità di alcuni momenti confidando esclusivamente sulla nostra capacità decisionale e 'ritirandoci' in un'ostinata autoreferenzialità. Così facendo ci allontaniamo da Dio. È invece necessario rimanere saldi nella certezza che anche nelle situazioni più drammatiche il Signore è sempre al nostro fianco. L'evento delle tentazioni di Cristo nel deserto (il Figlio che 'sceglie' di entrare e di rimanere in una relazione perfetta e armonica con il Padre) ci sia di esempio per non soccombere allo sconforto e alla rinuncia dell'unico vero Bene che è Dio.   

Durante il cammino quaresimale immergiamoci nel nostro 'deserto' senza timore, poiché è il luogo privilegiato in cui la Parola di Dio può risuonare e in cui la presenza vivente di Cristo Risorto può rinnovare il nostro cuore, la nostra vita.

Per la riflessione:

  1. Di fronte alla tentazione, allo scoramento, alla delusione, in che cosa posso trovare la forza per non cadere nello sconforto?
  2. Spesso immaginiamo una vita senza tentazioni, ma è forse solo un’illusione: come distinguere la prova (positiva) che Dio può far accadere da una tentazione (negativa) che mi ostacola nel cammino verso Dio?
  3. Come reagisco di fronte alle aspettative mancate? Una forte e improvvisa delusione fa vacillare la mia fede?
  4. In che modo la preghiera («non ci abbandonare alla tentazione») può essere di aiuto nella tentazione?
  5. In che modo l’ascolto della parola di Dio può essere di aiuto nella tentazione?

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Parrocchia di Pontenure
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