Iniziato il restauro della pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino e alcuni Santi, le prime immagini

Dopo il restauro, felicemente portato a termine due anni or sono, del quadro raffigurante il Compianto sul Cristo morto, che può essere di nuovo ammirato da tutti i fedeli avendo ormai da qualche tempo trovato felice collocazione presso la parete del transetto sinistro, dove, un altro prezioso tassello del patrimonio storico e artistico conservato presso la nostra chiesa si appresta ad essere restituito alla comunità in tutto il suo splendore.

Si tratta questa volta del grande dipinto ad olio su tela raffigurante la Madonna col Bambino e alcuni santi, una pala d'altare conservata da parecchi anni presso la sagrestia e caratterizzata da una scarsa leggibilità. Risalente al XVII secolo, da qualche settimana l'opera si trova presso il laboratorio del dottor Davide Parazzi, abile restauratore che si è occupato anche del precedente restauro, per alcuni interventi di restauro conservativo che comporteranno la pulitura del dipinto, allo scopo di rimuovere la patina del tempo e la sporcizia, migliorare la leggibilità della tela e restituirle l'originaria policromia. Già nei mesi scorsi, nel dicembre 2017, il dottor Parazzi aveva svolto una prima ricognizione conoscitiva mediante l'apertura di alcuni dei cosiddetti «tasselli di pulitura», che consistono in piccoli saggi di pulitura allo scopo di valutare la consistenza e l'estensione di eventuali policromie sottostanti a quella visibile sulla superficie della tela. L'intervento di restauro, per il quale era già stata ottenuta l'apposita autorizzazione da parte della Soprintendenza, è stato reso possibile grazie alle generose donazioni di alcuni benefattori che hanno raccolto l'invito lanciato nei mesi scorsi dal nostro parroco don Mauro Tramelli, sempre molto attento alla valorizzazione e al recupero del patrimonio artistico della nostra Parrocchia.

Il quadro mostra la Madonna attorniata da quattro figure di Santi che le rendono omaggio all'interno di una chiesa, di cui si intravedono i pilastri e la vetrata circolare della controfacciata. La Vergine è raffigurata mentre siede in trono, con in braccio il Bambino, e tiene in mano un libro che poggia sul ginocchio destro. A destra, in piedi, compare Sant'Apollonia, che con la mano sinistra indica la Vergine, mentre nella destra reca le pinze e un'arcata dentale, entrambi attributi iconografici del suo martirio. Davanti a lei si trova in ginocchio Sant'Isidoro, con un arnese da contadino nella mano sinistra. Segue la figura, anch'essa inginocchiata, di Sant'Antonio Abatevestito di abiti monacali, che accanto a sé ha una fiamma ardente, uno degli attributi più noti di questo santo assai popolare e venerato. In piedi, sulla sinistra, dietro a Sant'Antonio, compare infine San Paolo Eremita. Sul bastone di Sant'Antonio, anche se ormai poco leggibile, è presente la data a cui dovrebbe risalire l'opera: 1642.

Al presente non sono ancora noti né l'autore né la provenienza del dipinto, le cui misure sono di 260 cm di altezza e 175 cm di larghezza, proveniente probabilmente da una chiesa dismessa o chiusa al culto. La prima menzione riguardo la presenza del quadro presso la nostra chiesa risale al primo dopoguerra, in un memoriale compilato da monsignor Giuseppe Cardinali, arciprete di Pontenure dal 1910 al 1952. Secondo le valutazioni di alcuni studiosi che in passato si sono occupati di studiare l'opera, l'autore palesa i modi di un artista educato all'interno della cultura figurativa emiliana, ed in particolar modo su alcune tipologie desunte da Ludovico Carracci. Sembra comunque che questi echi siano abbastanza vaghi e generici, tali da non poter far pensare né ad un’opera di scuola né di bottega, quanto piuttosto ad un artista che segue più o meno da vicino modelli già da tempo acquisiti con un consistente influsso della contemporanea pittura di area lombarda.

Riportiamo di seguito alcune considerazioni del restauratore Parazzi dopo i primi esami conoscitivi non invasivi di tipo ottico/fotografico condotti sul dipinto allo scopo di affrontare al meglio le varie problematiche inerenti al restauro, osservazioni che si riferiscono alle immagini della galleria presente in fondo alla pagina. «Nel caso della ripresa all'ultravioletto – osserva il dottor Parazzi –  si mette in evidenza una sostanza filmogena superficiale che appare di fluorescenza verde/giallastra. Si tratta, con questa colorazione, di vernice di tipo oleo/resinoso imputabile a vecchi interventi di verniciatura», effettuati probabilmente in occasione di precedenti interventi di restauro. Prosegue la spiegazione del dottor Parazzi: «Nel caso della ripresa all'infrarosso transilluminato si opera usando una fonte di illuminazione ad alta componente infrarossa posta a tergo dell'opera e con una fotocamera apposita si riprendono particolari in lunghezza d'onda intorno agli 800/900 nano metri. In questo caso le riprese hanno messo in evidenza parti dell'abbozzo a pennello eseguite dal pittore in corrispondenza del corpo e dei volti della Madonna e del Bambino Gesù. Nel caso della luce radente, tramite una fonte luminosa posta di lato, si mettono in luce tutte le irregolarità e deforazioni presenti sulla superficie del dipinto». Prossime tappe saranno la pulitura della tela e il successivo smontaggio della stessa dal telaio, per procedere poi al recupero della cornice, non coeva al dipinto ma risalente al XIX secolo, che appare a sua volta assai bisognosa di restauro, per restituirle la doratura originaria.

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Parrocchia di Pontenure
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