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Quaresima 2019, è Vivo*

Introduzione al tempo di Quaresima

Il cammino di Quaresima ci è offerto per poter arrivare alla Pasqua del Signore in modo da gustare tutta la ricchezza di grazia che in essa ci viene donata. Con questo desiderio ripercorriamo il cammino dei discepoli di Emmaus, nella consapevolezza che questo racconto è stato raccontato da Luca con estrema sapienza letteraria e pedagogica, perché faccia da traccia per il percorso di ogni discepolo: da una fede umana (troppo umana) in Gesù alla scoperta gioiosa della presenza del Risorto nella nostra vita.

Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.

La nostra vita è un cammino, fatto di alti e bassi. A volte le fatiche, le delusioni, le incomprensioni appesantiscono il cuore e i piedi: il cammino si trascina stancamente, e ci chiediamo se valeva la pena impegnarci in quello che crediamo. La tentazione è forte: quella di arrenderci, di andare dietro alle voci invitanti, che promettono soluzioni facili, strade più agevoli, successi e godimenti immediati. Quante volte nella vita dobbiamo lottare contro queste sirene che promettono tanto e non mantengono nulla. Ma certo che non è facile riprendere la strada giusta, a meno che non arrivi qualcuno a guidare i nostri passi, a incoraggiare il nostro cuore.

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».

Gesù si accompagna ai suoi discepoli. Cammina con loro, condivide fame e caldo, sete e stanchezza. Non si stanca di scaldare i loro cuori, di accendere ogni volta in loro la speranza che davvero il Regno è qui, è vicino, è già presente. Ma ogni volta deve fare i conti con la loro (e con la nostra) pesantezza, la nostra fatica a fidarci. Non bastano mille segni, nemmeno la sua Trasfigurazione per riuscire a rimanere forti nel momento della difficoltà, per smettere di tradirLo per un piatto di lenticchie, per trenta denari che domani getteremo pentiti lontano da noi. Non ci basta la testimonianza di tanti fratelli e sorelle. Occorre davvero che Gesù in persona intervenga.

Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

La Croce è incomprensibile, insopportabile: è uno scandalo per ciascuno di noi, e non saremo mai in grado di accettarla fino in fondo. E ogni volta Gesù stesso, il CrocifissoRisorto, deve con pazienza aiutarci a comprendere che nella Croce si rivela tutta la potenza d’amore del Padre (e del Figlio con Lui). Non è un mistero di morte, quello che la Croce custodisce continua a rivelare, ma è il mistero dell’Amore che non ha paura di affrontare il rifiuto, l’ostilità, la bestemmia, l’odio. La lotta di Dio con il mistero dell’iniquità qui si compie: in una morte atroce e infame che apre le porte della vita a tutti, perché quell’Amore che qui si lascia annientare è capace di riprendere vita, e di ridare vita a ciascuno dei suoi figli, a cominciare dal Figlio Amato. Ancora una volta la “spiegazione” della sua morte,
l’affermazione che la Croce non si potrà più cancellare dalla faccia della terra e dalla storia ci viene direttamente da Colui che l’ha scelta prima ancora di subirla. Alla Croce ogni volta siamo costretti a tornare, per permettere al Signore di asciugare le nostre lacrime e di scaldare i nostri cuori. Dopo di che, chi vuole lasciarlo andare via?

Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».

Non si riconosce la presenza del Signore, se non dopo che Egli ha toccato e scaldato il nostro cuore, dopo che ci ha risollevato, ha riaperto cammini di vita e di speranza nel deserto della nostra vita. Lo riconosciamo solo dopo che ha spazzato e condiviso il pane, ancora una volta, con noi. Eppure ogni volta sfugge alla nostra presa. Perché noi vorremmo tenerlo, come un feticcio, come un oggetto consolatorio, come un qualcosa di nostro, su cui poter contare a nostro gradimento. Ma Egli sparisce, perché appartiene solo al Padre, e solo Lui decide quando arrivare nella nostra vita. Lo farà, certamente, ma con i suoi modi e i suoi tempi, quando ormai le nostre speranze stanno per esaurirsi e noi torniamo ad essere delusi, ancora una volta: assetati di vita e cercatori di amore, persi nel deserto della vita, smemorati che non sanno aggrapparsi alla memoria delle meraviglie che Egli ha compiuto per noi, ai segni che il Risorto ha messo già sul nostro cammino. Segno che dovrebbero bastarci fino al nuovo incontro, alla nuova Risurrezione, alla nuova effusione dello Spirito.

E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

La scoperta della presenza del Signore, il calore che l’incontro con Lui ci lascia non possono essere trattenuti nella pura interiorità: occorre muoversi, correre, tornare ai compagni, perché possano gioire con noi. E questo scambio di annunci si ripete sempre nella Chiesa, che vive di questa circolazione di fede, di amore e di speranza, che parte dal Risorto per raggiungere tutti, a partire dai discepoli. La missione del discepolo inizia dalla sua comunità: oggi sarò io a riscaldare il cuore intiepidito dei fratelli, domani sarò a mia volta riscaldato. Nell’abbraccio del fratello, nel pane spezzato insieme e con gioia, nella preghiera comune, nella testimonianza reciproca noi permettiamo al Signore di incontrarlo e di sentire ancora una volta che Egli è con noi, e che la forza del suo Spirito sostiene ciascuno e l’intera comunità.

* testo tratto dal sito della Diocesi di Piacenza-Bobbio

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Parrocchia di Pontenure
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