Il santo del mese - San Giorgio di Lydda

Martire - (23 Aprile)

di Angelo Montonati, tratto dalla collana I Santi nella Storia

Il nome di Giorgio richiama immediatamente la nota leggenda del cavaliere che libera la fanciulla dal dragoVeneratissimo fin dall'antichità sia in Oriente che in Occidente, a partire dal IV secolo, la sua tomba a Lydda, in Palestina, era meta di frequenti pellegrinaggi; esistono ancora dei ruderi della basilica cimiteriale la cui costruzione è attribuita a Costantino. Purtroppo, a questo culto e a questa larghissima fama che non hanno paragoni tra i martiri dell’antichità, non corrispondono notizie certe sulla sua vita. Solo un’epigrafe greca datata all'anno 368, che parla di una “casa dei santi e trionfanti martiri Giorgio e compagni”, fu a lui dedicata qualche decennio dopo la sua morte, avvenuta presumibilmente durante la persecuzione di Diocleziano o, secondo altri, sotto Daciano imperatore dei persiani. Ci sono pervenute diverse Passiones, le prime greche, poi redatte a partire dal periodo delle crociate: esse ci danno notizie dettagliate concernenti la vita del santo, il suo concepimento, la sua nascita, la sua vita, i miracoli e il martirio. Citiamo, per riferirci all'Italia, la Passio in due codici conservati nella Biblioteca Ambrosiana a Milano e un’altra, delle più antiche, che ebbe una grande fortuna, contenuta nel codice Vaticano Gr. 1660, risalente all'anno 916 e successivamente tradotta anche in copto, armeno, etiopico e arabo. Questa afferma che Giorgio era figlio del persiano Geronzio e della cappadoce Policronia, che avevano stabilito la loro residenza in Palestina.

Educato cristianamente, intraprese la carriera militare arrivando a ricoprire la carica di tribuno delle milizie. Allo scoppio della persecuzione di Diocleziano, distribuì i suoi beni ai poveri e si professò apertamente cristiano, rifiutandosi di sacrificare agli dei davanti all’imperatore. Per questo subì vari tormenti, prima battuto con verghe, poi lacerato e gettato in carcere, dove gli apparve Gesù predicendogli sette anni di atroci sofferenze, tre volte la morte e la resurrezione.

La Passio, nel confermare l’avverarsi di tali fantasiose predizioni, aggiunge la notizia delle conversioni del mago Atanasio, del magister militum (istruttore militare) Anatolio con i suoi soldati, e dell’imperatrice Alessandra (tutti immediatamente martirizzati) e passa poi a elencare una serie di prodigi straordinari – tra cui la risurrezione di diciassette persone morte da quattrocentosessanta anni, il loro battesimo e la loro sparizione – che rendono del tutto incredibile la narrazione. 

La data del martirio, conclusosi con la decapitazione, viene fissata da alcuni al 284, da altri ancora al 249-251 o addirittura al 303, interpretando come Diocleziano il nome di Daciano. Come sia avvenuto questo scambio di nomi sembra potersi spiegare con la triste fama di cui fu circondato un governatore romano della Spagna dell’epoca, tale Daciano, così feroce contro i cristiani da essere chiamato "il drago degli abissi".

Paolo Uccello, san Giorgio e il drago, 1456.

Le gesta del martire furono celebrate con panegirici e biografie romanzate: notevoli i testi di Gregorio di Tours, Venanzio Fortunato, Andrea di Creta con il suo famoso panegirico, san Pier Damiani, Giacomo da Varazze, nonché i numerosi “sacri misteri” che ne descrivono la morte. Ricchissima anche l’iconografia legata soprattutto alla rappresentazione della leggenda del cavaliere vincitore del drago. Per rimanere in Italia, ricordiamo il bassorilievo della porta di San Giorgio a Firenze (secolo XIII) e, nella stessa città, la statua sulla facciata di Orsanmichele, opera di Donatello (secolo XV), mentre al secolo XVI appartengono la statua sulla facciata di San Giorgio Maggiore a Venezia e, al suo interno, la statua bronzea di Nicolò Roccatagliata e la pala lignea intagliata attribuita a Pietro da Salò, artista autore anche del rilievo sul portale di San Giorgio degli Schiavoni  sempre a Venezia. Per non dire dei dipinti in cui si impegnarono un po’ dovunque, anche all’estero, artisti da Paolo Uccello, a Mantegna, Cosmè Tura, Correggio, Pisanello, Carpaccio e Veronese, che illustrò il martirio del santo in San Giorgio Maggiore a Venezia.

All’epoca delle crociate il culto di san Giorgio ebbe un notevole incremento anche per la leggenda della ragazza liberata dal drago, nata probabilmente dalla falsa interpretazione di un’immagine imperiale, che Eusebio descrive così: "L’imperatore volle essere dipinto avendo sul capo il segno liberatore (la croce) e sotto i suoi piedi il drago, nemico del genere umano, trafitto nel ventre dai dardi". La fantasia popolare ci ricamò sopra un racconto che passato poi attraverso l’Egitto – dove molte chiese e monasteri furono dedicati al martire – si diffuse in Occidente.

Dai crociati Giorgio fu proclamato patrono della cavalleria, e da allora il culto si intensificò in Palestina, in Libano, dopo la vittoria dei crociati, e in Iraq, ma soprattutto in Etiopia e in Georgia, paese del quale il martire fu addirittura ritenuto oriundo. Forse nessun santo ha riscosso tanta venerazione popolare, a giudicare dalle innumerevoli chiese a lui dedicate: a Gerusalemme e a Gerico già nel secolo VI erano sorti monasteri a lui intitolati; a Bisanzio era grandemente venerato nell'orfanotrofio.

Anche l’Italia non è da meno: a Roma, Belisario, nel 527, affidò alla sua protezione la porta di San Sebastiano e nella chiesa di San Giorgio in Velabro fu trasferito il cranio del martire trovato nel patriarchio lateranense da papa Zaccaria. A Ravenna, fin dal secolo VI, esisteva una chiesa a lui dedicata nel campo Coriandro, presso la tomba di Teodorico, mentre dalla capitale bizantina il culto si estese ben presto a Ferrara (circa nel 657) dove fu eletto patrono della città, come del resto nelle città marinare di Genova, Venezia e Barcellona. Lo hanno come speciale protettore l’Ordine Teutonico, l’Ordine militare di Calatrava di Aragona, il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e l’Ordine della Giarrettiera, fondato da Edoardo III d’Inghilterra nel 1348. 

Al tempo di Enrico V, l’arcivescovo di Canterbury prescriveva per la festa del santo la stessa solennità del Natale. Ancora oggi gli anglicani hanno conservato il nome del martire nel loro calendario e la rossa croce di san Giorgio in campo bianco figura tuttora sulla bandiera inglese. Fino a qualche tempo fa, la festa del santo era di precetto nelle diocesi di cui è patrono, ma le mutate condizioni sociali hanno suggerito la soppressione del precetto religioso. La sacra Congregazione dei Riti ha ridotto di grado la festa, per mancanza di notizie biografiche sicure.

Vittore Carpaccio, San Giorgio e il drago, 1516, San Giorgio Maggiore, Venezia.

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