Il Vangelo della V Domenica di Quaresima -

Il ritorno a Gerusalemme*

* Testo tratto dal sito della Diocesi di Piacenza-Bobbio

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Giovanni 8,1-11)

Il brano di Vangelo proposto dalla liturgia della quinta domenica di Quaresima è tratto dal Vangelo secondo Giovanni, e non più da Luca come i precedenti quattro. Il brano tuttavia ha molte caratteristiche che ben si addicono alla tipica misericordia che tanto spazio trova in Luca, e certamente è adatto a un tempo di conversione e di richiesta di perdono come la Quaresima.

Nel racconto di Giovanni, Gesù – che si trova a Gerusalemme – si reca al tempio, dove il popolo gli si fa incontro perché attende il Suo insegnamento, così nuovo rispetto alla Legge, come anche l’episodio del Vangelo mostrerà chiaramente.

Qui gli scribi e i farisei gli pongono davanti una peccatrice colta in flagrante adulterio e lo interrogano su quale comportamento tenere nei suoi riguardi. Gli richiamano subito la Legge di Mosè, che comanda di lapidare tale donna. Gesù tergiversa, chinandosi e scrivendo con il dito a terra, sulla sabbia, ma all'insistenza degli scribi si alza e dice loro: “Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di Lei”.

Parole semplici ma molto efficaci: Gesù, ben conoscendo la condizione comune di peccato in cui ogni uomo versa, vuol far capire che nessuno può pensare di ergersi a giudice del proprio fratello o della propria sorella in condizioni di forza, e con cuore duro. Il messaggio sembra giungere a destinazione: alle parole di Gesù, coloro che vogliono condannare l’adultera se ne vanno ad uno ad uno, cominciando dai più anziani, che forse, avendo vissuto e peccato di più, comprendono prima la verità dell’insegnamento del Nazareno, e si mostrano più capaci di riconoscersi peccatori.

Rimangono così soli Gesù e la donna, e Giovanni riporta il breve dialogo che intercorre tra loro: l’offerta di perdono e l’invito a non peccare più di nuovo. In questa bella scena finale si può vedere come solo Dio può accogliere, perdonare e donare nuova vita all'uomo peccatore. Sempre a Gerusalemme, qualche tempo più avanti, Gesù si incamminerà verso il Calvario carico della croce, carico quindi dei peccati di ogni uomo. E se è vero che solo Dio può concedere un perdono fonte di rinascita, anche i cristiani, e gli uomini tutti, sono invitati da questo gesto di Gesù ad aprire il proprio cuore al perdono reciproco, seguendo il suo esempio di accoglienza e misericordia.

E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». (Luca 24,33-34)

Ponendo a confronto la peccatrice ed i discepoli di Emmaus possiamo scorgere come in ambedue gli episodi Gesù ridà speranza e nuova vita.

La peccatrice grazie alle parole di Gesù non cercherà più nella vita mondana il soddisfacimento alle sue aspettative, ma riuscirà a trovare nel perdono e nell’accoglienza di Gesù la forza di vivere una nuova vita, così pure i discepoli di Emmaus dopo l’incontro con Gesù torneranno verso Gerusalemme consapevoli della missione di cui sono stati investiti.

In entrambi gli episodi l’esito dell’incontro con Gesù è una rinascita, e se non sappiamo più nulla della donna peccatrice, anche se il Vangelo lascia intendere che realmente una nuova vita è sorta in lei, possiamo invece contemplare i discepoli di Emmaus tornare a Gerusalemme per annunciare a tutti la lieta notizia della risurrezione. Risurrezione che significa vita nuova, capacità di aprirsi all’amore di Dio… l’aiuto di Cristo, che incontriamo nella Parola e nell’Eucarestia, può offrire a tutti noi di essere accoglienti e misericordiosi nei confronti delle persone che incontriamo sul nostro cammino.

Per la riflessione:

  • Il perdono offerto e ricevuto rinnova la vita, secondo il Vangelo. È realmente così anche per me? Che testimonianza posso offrire?
  • È molto facile giudicare gli altri, spesso in modo superficiale: cosa insegna il racconto dell’adultera a questo proposito?
  • Gesù distingue il peccato dalla peccatrice: il male va condannato, la donna no. Siamo d’accordo con questo atteggiamento? Riusciamo a viverlo?
  • Possiamo dirci anche noi testimoni dell’incontro con il Signore risorto? Cosa significa per la nostra vita di fede?

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Parrocchia di Pontenure
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