Il santo del mese - Santa Maria Goretti

Vergine e martire - (6 Luglio)

di Franca Zambonini, tratto dalla collana I Santi nella Storia

Un dipinto raffigurante Santa Maria Goretti.

Maria Goretti è stata uccisa più di un secolo fa, vittima di una violenza maschile purtroppo ancora diffusa. Non aveva nemmeno 12 anni, e in quel suo scampolo di vita non c’erano stati segnali di santità spesso così precoci nelle fanciullezze di molti santi. E la sua età di preadolescente non ancora sfiorata dalla scoperta del male, la fa apparire come una martire inconsapevole, travolta da istinti sconosciuti al suo povero orizzonte. Insomma, Marietta si sarebbe trovata ad essere santa quasi per caso. Così è stato detto da alcuni studiosi della vicenda, stupefatti per l’ondata di commozione che seguì al suo assassinio e che nei decenni non si è affievolita. Alla fine dell’Ottocento, una delle zone più misere del recente Regno d’Italia era l’Agro romano e pontino, a sud di Roma, tra il mare e i Monti Albani e Lepini. Luogo desolato di sterminati latifondi, metà boschi, metà paludi. Lavoratori stagionali scendevano dall’Abruzzo e dalle Marche, vivevano in capanne, tagliavano legna per il carbone, allevavano pesci nella palude, portavano le bestie al pascolo brado. Si fermavano otto mesi, coi primi caldi tornavano nei paesi per sfuggire al flagello della malaria, che si scatenava d’estate ed era la prima causa di morte per chi viveva nell’Agro.

Un tentativo di bonificare quel posto malsano fu iniziato dal conte Attilio Gori Mazzoleni, erede di uno dei latifondi più estesi, che nel 1896 fece venire dalle Marche circa duecento contadini stabili. L’anno dopo arrivarono da Corinaldoprovincia di Ancona, Luigi e Assunta Goretti, una giovane coppia che aveva messo al mondo sette figli: Tonino, morto a sette mesi, Angelo, Maria, nata il 16 ottobre 1890, Mariano, Alessandro, Ersilia, Teresina. In un primo tempo, si stabilirono a Colle Gianturco, dove conobbero Giovanni Serenelli e suo figlio Alessandro. Nacque un’amicizia che segnerà tragicamente il destino delle due famiglie. Dopo dissensi con il proprietario del fondo, i Goretti e i Serenelli si spostarono in un’altra località, Le Ferriere di Conca. Venne loro assegnata una delle rare case in muratura, detta Cascina antica; scala esterna, camere bastanti ai due nuclei familiari, cucina in comune. Sembrava un buon cambiamento; ma il 6 maggio del 1900 la malaria stroncò Luigi a soli 41 anni. La vedova Assunta dovette lavorare i campi al posto suo, lasciando la cura della casa, dei figli più piccoli e anche dei Serenelli, due uomini soli, alla Marietta, bambina che dovette maturare alla svelta. Anni dopo Assunta racconterà ad Armando Gualando, autore di una delle prime biografie della santa, come era pesantemente laboriosa la giornata di sua figlia: «Marietta si alzava prima di tutti, diceva le preghiere (…) poi, mentre io mungevo le mucche, badava alle galline e al pollaio. Poi preparava la colazione, svegliava i fratellini, li aiutava a vestirsi, faceva dire le preghiere. Poi andava a prendere l’acqua per il pranzo, l’insalata nell’orto, preparava il soffritto e prima che arrivassero gli uomini era tutto pronto. Nel pomeriggio stirava e ordinava le stanze (…) Se c’era da fare la spesa, andava a Conca e la faceva bene. La sera metteva a letto i fratellini (…) ma non aveva ancora finito e, mentre dicevamo il rosario, alla luce della lucerna, rammendava calzoni e camicie».

Marietta non ebbe né giochi né scuola. Rimase analfabeta, ma seppe le cose rivelate ai piccoli e nascoste ai sapienti. La sollecitudine per i fratellini, le preghiere al risveglio, il rosario della sera, la dolcezza evangelica verso gli altri: quella religiosità vissuta tra le pareti di casa, che Don Tonino Bello chiamerà “la chiesa del grembiule”. Alessandro Serenelli era un ragazzo chiuso e scontroso, segnato dalla mancanza della madre e dalla precarietà. Nella cascina di Conca, condivisa con la famiglia Goretti, aveva già provato a mettere le mani addosso a Marietta, che si era difesa ma era rimasta impaurita dalla minaccia di Alessandro: «Se lo dici a tua madre ti ammazzo», e da allora cercava di non restare mai sola con lui. Nel pomeriggio del 5 luglio 1902, sull’aia rovente per il sole, le due famiglie stavano battendo il favino. Dalla confessione di Alessandro ai carabinieri: «Io guidavo il baroccio (…) Marietta si vedeva seduta sul pianerottolo in cima alla scala, intenta a cucire una mia camicia (…) Mi sembrò l’occasione più opportuna. Lasciai il baroccio all’Assunta e corsi al casale». Qui il giovane prende un punteruolo, poi chiama Maria: «Essa mi rispose: 'Cosa vuoi?', e io ripetetti: 'Vieni qua'. Ma siccome essa non si muoveva, io l’afferrai per un braccio e la trassi entro la cucina, con un calcio chiusi l’uscio». Il martirio è consumato in pochi attimi. Maria si difende gridando: «Alessandro, che fai? Tu vai all’inferno», e invoca la mamma mentre i colpi del punteruolo le straziano il ventre.

La Basilica di Santa Maria Goretti, Santuario di Nostra Signora delle Grazie, si trova a Nettuno, in provincia di Roma. La chiesa custodisce il corpo della fanciulla, martire della purezza, ragazza ubbidiente ed assennata, dedita alla famiglia e ligia al dovere.

All’ospedale di Nettuno, i medici tentano un inutile intervento chirurgico. Nella notte le condizioni della bambina precipitano. Al mattino la va a trovare il parroco, che le chiede se può perdonare il suo assassino. La risposta è riportata nelle testimonianze raccolte nei processi canonici: «Sì, per amore di Gesù lo perdono e voglio che venga vicino a me in paradiso». Maria muore alle 15,45 del 6 luglio 1902. Alessandro evitò l’ergastolo perché non era ancora maggiorenne, aveva 20 anni, ma all’epoca lo si diventava a 21. Fu condannato a trent’anni, ne scontò ventisette. Passò il resto della vita lavorando da ortolano in alcuni conventi delle Marche. Più volte venne chiamato a testimoniare nei tribunali ecclesiastici, prima ad Albano, poi a Roma. Si presentava vergognoso, chiedeva perdono. Lo si ricorda come un uomo redento dalla pena e dal pentimento. È morto il 6 maggio 1970, nel convento dei cappuccini di Macerata. Il culto per la piccola martire fu subito spontaneo e diffuso. Nel 1929 le sue spoglie sono state traslate dal cimitero al santuario di Nostra Signora delle Grazie di Nettuno. Nel 1947, Pio XII ha proclamato Maria Goretti beata; e santa durante il Giubileo del 1950, con così imponente concorso di fedeli che per la prima volta la cerimonia si tenne in piazza San Pietro. Erano presenti la madre Assunta, le due sorelle e il fratello. In quell'occasione il papa la definì "piccola e dolce martire della purezza".

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