Lunedì 3 febbraio, il rito della benedizione della gola nel giorno in cui si festeggia San Biagio


Nel corso delle numerose sante messe che si sono svolte fin dalla mattinata di quest'oggi, lunedì 3 febbraio, è stato ricordato ancora una volta San Biagio di Sebaste, vescovo e martire armeno vissuto nel III secolo dopo Cristo, una figura che nonostante il trascorrere degli anni e l'avvicendarsi delle generazioni resta sempre assai cara alla venerazione e alla pietà popolare. Durante le varie funzioni il nostro parroco don Mauro Tramelli, rivestito dei paramenti di colore rosso, simbolo del sangue versato dal santo col suo martirio, ha effettuato la tradizionale benedizione della golaper intercessione di San Biagio con le candele benedette nella giornata di ieri, domenica 2 febbraio, in cui ricorreva la festa della Presentazione di Gesù al Tempio.

Come è noto, la miracolosa guarigione di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea è forse il più conosciuto e importante avvenimento miracoloso che contraddistingue la vita di San Biagio, un santo ritenuto capace di sanare, secondo i racconti che ci sono pervenuti, tutte le infermità degli uomini e delle bestie, non però con l'ausilio delle medicine, ma con il nome di Cristo. Poco di certo si sa in realtà della vita di questo santo armeno, la cui venerazione è attestata in tempi assai antichi sia in Occidente che in Oriente. Alcune interessanti notizie biografiche sulla sua figura si possono riscontrare nell’agiografia di Camillo Tutini, storico italiano del Cinquecento, che raccolse alcune testimonianze tramandate solamente oralmente. San Biagio fu un medico e vescovo di Sebaste, in Armenia. Il suo martirio è avvenuto durante le persecuzioni dei cristiani, intorno al 316, nel corso dello scontro tra gli imperatori Costantino e Licinio. Fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, per essere poi decapitato avendo rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo. Dopo la sua morte, il corpo di San Biagio venne deposto nella sua cattedrale di Sebaste. Ma, nel 732, una parte dei resti mortali venne imbarcata da alcuni cristiani armeni per portarla a Roma. Un'improvvisa tempesta troncò però il loro viaggio: i pellegrini si fermarono a Maratea, vicino Potenza. Fu qui che i fedeli accolsero le reliquie del santo in una chiesetta, che poi diverrà l’attuale basilica, sull’altura detta ora Monte San Biagio. Su questa vetta fu eretta nel 1963 la grande statua del Redentore, alta 21 metri.

Durante tutte le celebrazioni, presso un banchetto allestito in fondo alla navata centrale della nostra chiesa, sono stati venduti da alcune gentili signore i cosiddetti "panini di San Biagio", parliamo ovviamente dei gustosi biscotti preparati dalle cuoche della nostra parrocchia. Anche quest'anno, come peraltro avviene tutti gli anni, i sacchetti contenenti i famosi biscottini sono andati letteralmente a ruba!Si tratta di uno dei tanti provvidi doni spirituali e materiali lasciati da monsignor Silvio Losini alla nostra comunità parrocchiale, dato che negli anni Cinquanta fu proprio monsignor Losini ad introdurre a Pontenure questa bella usanza, importandola dalla parrocchia di Besenzone, dove questi biscottini si producono fin dal lontano 1920.

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Parrocchia di Pontenure
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