Quaresima - Pasqua 2020: "Credo Signore"

Introduzione al tempo di Quaresima

Ciechi per troppa luce

Ciechi per troppa luce. Sordi per troppo rumore. Assetati per troppo vino. Morti per troppa vita. Atei per troppi dei.

“Vai a lavarti gli occhi”: cosa mi chiedi Signore? Forse di togliere dalla mia vista le mille luci, le mille immagini che mi fanno sognare e delirare. Forse mi chiedi di fare piazza pulita di tutto quello scintillio che non mantiene nulla di quello che promette. Mi chiedi di fidarmi della Tua parola, di non andar dietro a tutti gli slogan, urlati e scanditi non solo allo stadio, ma in tutte le piazze mediatiche che ingombrano la mia vita.

Cercherò di fare questo cammino, ma non posso farlo da solo: ti prego di aiutarmi, di mandarmi compagni di viaggio, e di non far mancare la Tua voce a me che mi accingo a passare quaranta giorni nel deserto, come hai fatto Tu all’alba della Tua missione.

Primo passo: lavarmi gli occhi. Iniziare a guardare la vita con occhi nuovi. Certo, ero cieco ma credevo di vedere. Cieco perché non vedevo le cose importanti, quelle che contano, quelle che non fanno rumore ma danno gusto alla vita. Mi chiedi di non cedere alle tentazioni, di non prestare orecchio e occhio alle mille sirene che lanciano i loro richiami, aprono i loro scrigni per mostrarmi falsi tesori. Mi chiedi di buttare via tutti gli ingombri, di rimuovere i blocchi che mi pesano, di pulire la casa per fare il vuoto, in modo che tu lo possa riempire. Mi chiedi di abbandonare tutte le osterie in cui credevo di placare la mia sete, e non facevo che aumentarla. Mi chiedi di sciogliere quei legacci che mi tengono avvinto, che mi fanno sentire morto, prigioniero delle mie fobie, come delle mie voglie.

Secondo passo: guardarti. Ti guardo, Signore, ma sei sulla Croce! Come posso pensare che questa scena sia di più del fallimento, della condanna di tutti i tentativi di cambiare la storia, la mia storia, la nostra storia? Ascolto le Tue parole, che scendono dalla Croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Sono desolato, come Tu adesso sei desolazione. Eppure, mentre mi sento senza forze, impotente (come Te e con Te), sento che quel Tuo stare sulla Croce, anche quel grido disperato aprono uno squarcio nel cielo grigio e arrivano fino in alto, fino a quel Dio che Tu hai sempre e solo chiamato Padre. Vedo Te morire, e sento che questa morte mi cambierà: mi convincerà che per Te c’è stato solo amore, anche nel più grande dolore, che Tu sei il dono d’amore del Padre per me, per ciascun uomo, per tutta l’umanità.

Terzo passo: guardare la vita con occhi nuovi. Vedere ovunque i segni del Tuo amore, i segni della potenza del Tuo spirito che dalla Croce hai donato agli uomini, perché non smettano di credere e di sperare. Vedere i gesti di fraternità che continuano a rendere vivibile questo mondo, a non permettergli di lasciarsi andare, di precipitare nel baratro del nulla. Trovare ogni giorno segni di speranza, passi di giustizia, parole di umanità, disegni di bellezza.

Quarto passo. condividere il bene ricevuto. Dividerlo per vederlo moltiplicarsi, colorarsi con le mille sfumature del giorno, accendersi per scaldare anche i cuori più induriti. Camminare insieme a tutti i ciechi guariti, lavati con l’acqua del Tuo battesimo, segnati dal sigillo del Tuo Spirito, compagni di strada sostenuti dallo stesso Pane e nutriti dalla stessa Parola. Ecco: a questo punto posso dire di essere rinato, nato una seconda volta e pronto a seguirTi.

* testo tratto dal sito della Diocesi di Piacenza-Bobbio

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