La grotta di Lourdes, alla riscoperta di un progetto degli anni Trenta mai realizzato 

L’11 febbraio 1858 la giovane Bernadette Soubirous, che aveva da poco compiuto 14 anni, andò con la sorella Toinette e un'amica a raccogliere della legna da ardere in un boschetto vicino alla grotta di Massabielle, nei dintorni di Lourdes, una borgata rurale ai piedi del versante francese dei Pirenei. In quella grotta alla fanciulla, povera e analfabeta, ma dedita con il cuore alla recita del santo rosario, apparve per la prima volta quella "signora vestita di bianco" che più di un mese dopo, nell'apparizione del 25 marzo 1858, le rivelerà il suo nome utilizzando il dialetto locale: "Que soy era Immaculada Councepciou" (Io sono l’Immacolata Concezione). Soltanto pochi anni prima, l'8 dicembre 1854, era stato solennemente proclamato da papa Pio IX il dogma dell'Immacolata Concezionema questo Bernadette non poteva certo saperloLa Beata Vergine apparve a Bernardette in tutto diciotto volte presso la grotta di Massabielle, dove ancora oggi sgorga un’acqua ritenuta miracolosa, chiedendo alla giovane che in quel luogo le fosse dedicata una cappella. La lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, dopo un'accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionalei prodigiosi accadimenti di cui fu protagonista la giovane Bernadette e i tanti miracoli che si sono susseguiti nel corso degli anni hanno infatti reso Lourdes uno dei principali luoghi di pellegrinaggio della cristianità, in specie per i malati e i sofferenti.

Negli anni successivi, già a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento, si diffuse nell'intero orbe cattolico l’usanza di realizzare presso chiese, cappelle, mistadelli o ancora presso giardini, grotte e anfratti naturali l’esatta riproduzione, in grandezza naturale o in scala, della grotta di Massabielle, con le statue della Vergine e di Bernardette, elevata agli onori degli altari l’8 dicembre 1933 da papa Pio XI. L’esempio forse più famoso di queste realizzazioni è senza dubbio la grotta realizzata nei Giardini Vaticani agli inizi del secolo scorso su iniziativa del vescovo di Tarbes, Francesco Saverio Schoepfer, che ne fece dono all'anziano pontefice Leone XIII. Anche nella nostra provincia possiamo trovare alcune di queste particolari grotte, da cui traspare la profonda fede e la sentita devozione mariana da parte dei fedeli, come quella ospitata presso una cappella della chiesa di San Colombano Abate di Vernasca, quella presente presso la chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Grazzano Visconti, o la famosa grotta naturale vicino alla chiesa di Sperongia di Morfasso, dove è tra l’altro conservato un frammento della roccia su cui la Madonna si sarebbe appoggiata durante l'apparizione dinanzi a Bernadette, donato alla comunità locale dal vescovo di Tarbes e Lourdes qualche decennio fa.

Grazie ad alcune ricerche condotte presso il nostro Archivio parrocchiale è emerso che anche la nostra chiesa fu vicina ad ospitare una riproduzione della grotta di Lourdes. Siamo agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso e la nostra Parrocchia è retta da circa due decenni da monsignor Giuseppe Cardinali, pastore amatissimo dalla popolazione, che negli anni precedenti aveva portato a termine il rifacimento della facciata, la costruzione della sacrestia, la decorazione dell’interno del tempio.

Attraverso un registro che riporta i verbali del Consiglio dell’Opera parrocchiale, le cui pagine sono riprodotte al termine dell'articolo, apprendiamo infatti che durante la seduta annuale del 12 aprile 1931, domenica in Albis, veniva discussa e approvata la proposta di abbattere il tinaio che sorgeva nelle adiacenze della chiesa, situato probabilmente dove ora si trova lo scivolo che conduce al cortile della canonica, per «sostituirlo colla Grotta di Lourdes a compimento della facciata in ricordo della Conciliazione fra la Chiesa e lo Stato», avvenuta proprio il 12 febbraio 1929, festa della Madonna di Lourdes, con la firma dei Patti lateranensi sottoscritti dal segretario di Stato cardinale Pietro Gasparri e da Benito Mussolini, capo del Governo italiano.

Trascorse quasi un anno e il Consiglio tornò a riunirsi come di consueto la domenica in Albis, in data 3 aprile 1932. In quell'occasione, come si apprende dal verbale della seduta, venne assunta la decisione di non costruire più la grotta di Lourdes dove si era stabilito l’anno precedente, ossia sulla parete della cappella del battistero rivolta verso l'odierna piazza Amato Re, quasi in prolungamento della facciata, ma piuttosto presso il fianco sinistro della chiesa, quello che guarda la piazza e la via Emilia, allo scopo di «renderlo più decoroso». Era infatti allora usanza che il mercato si tenesse presso quella che è l’attuale piazza Tre Martiri, allora piazza Curcumi, essendo l’odierna piazza di fronte alla chiesa per gran parte occupata dal massiccio edificio delle scuole elementari. Scorrendo i documenti del tempo, per inciso, non mancano infatti gli "strali" e le lamentele degli arcipreti Cella e Cardinali per le troppe «sozzure» che i commercianti e i venditori erano soliti lasciare lungo le pareti della chiesa e sotto la Torre campanaria una volta che avevano terminato i loro traffici. Nella medesima seduta venne anche presentato un progetto per la grotta, realizzato dal geometra Giovanni Negri, per il quale era preventivata una spesa complessiva di lire 20 mila, da suddividersi in quattro esercizi finanziari in ragione di 5 mila lire all'anno. Purtroppo di questo progetto non è rimasta alcuna traccia presso il nostro Archivio parrocchiale, che pure conserva tuttora un gran numero di progetti di quel periodo, sia realizzati che rimasti sulla carta.

Nell'adunanza successiva, tenutasi il 22 maggio del medesimo anno, il Consiglio tornava nuovamente a dibattere, oltre che sul diritto da parte dei fedeli di poter cedere o meno la proprietà dei banchi presenti in chiesa, annosa e difficile questione che occupa una parte notevole dei verbali di quegli anni, anche della realizzazione della grotta di Lourdes. Durante la seduta venne deciso che l’intero Consiglio dell’Opera parrocchiale si sarebbe recato a Vernasca allo scopo di fare un sopralluogo sul posto e «vedere la grotta fattavi costruire dall'Arciprete Bianchi» presso una cappella della locale chiesa parrocchiale dedicata a San Colombano Abate. Dopo questa deliberazione la seduta venne sciolta; non sappiamo purtroppo se il sopralluogo sia stato effettuato oppure no e non conosciamo neppure i motivi che portarono alla mancata realizzazione dell'opera.

Da quel giorno le riunioni del Consiglio dell’Opera parrocchiale sembrano infatti divenire meno regolari, o quanto meno non sono stati rintracciati in Archivio resoconti o verbali delle sedute degli anni successivi, ma è probabile che il rapido precipitare della situazione interna e internazionale, le gravi difficoltà economiche di quegli anni, la necessità di portare a termine altri interventi (costruzione della nuova sacrestia e della palazzina di via Roma, futura realizzazione del vecchio oratorio posto nel cortile della canonica), abbiano consigliato monsignor Cardinali e i suoi collaboratori a lasciar cadere questo progetto così impegnativo e ambizioso. Ci sembra interessante però segnalare che, sia pure con modalità assai diverse, il proposito di monsignor Cardinali verrà attuato qualche lustro dopo da monsignor Silvio Losini, con la dedicazione dell’Oratorio all'Immacolata e con la collocazione della statua di marmo che rappresenta la Beata Vergine presso l'entrata principale dell'edificio, segno visibile che nonostante i venti contrari e le tempeste la Divina Provvidenza riesce sempre a condurre ogni nave al miglior porto.

 


 

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Parrocchia di Pontenure
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