Sabato Santo: la luce del Risorto

«Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa» (Victimae Paschali)

La Resurrezione, tempera della volta della navata centrale, sec. XX, prof. Umberto Giunti.

«L’aurora imporpora il cielo, l‘aria risuona di canti, l’inferno freme di orrore». Ancora una volta, nonostante tutto diremmo, malgrado le difficoltà e i travagli degli ultimi mesi, in questo giorno di festa risuona l’annuncio pasquale della Chiesa, il medesimo annuncio proclamato fin dai tempi degli Apostoli agli uomini di ogni generazione e di tutte le nazioni: Cristo è risorto! Nella «notte più chiara dei giorno» la parola onnipotente del Padre che ha creato i cieli e la terra e ha formato l’uomo a sua immagine, chiama a vita immortale l’uomo nuovo, Gesù di Nazaret. Egli è «l’agnello che ha redento il suo gregge», dopo aver pagato col Suo sacrificio il prezzo del riscatto per liberare l’umanità da quella che sembrava la terribile e invincibile signoria del peccato.

Ma Pasqua, dall’ebraico “Pèsach”, che significa “passare oltre”, è passaggio anche per tutti noi, che celebriamo quest’oggi la risurrezione di Cristo, festeggiamo il passaggio dalla morte alla vita. Questo passaggio è il mistero fondamentale, la verità culminate della nostra fede in Cristo: perché la risurrezione non è un miracolo, un portento, una magia, ma un mistero della fede, che ha cambiato per sempre la storia dell’uomo. La resurrezione, culmine dell’Incarnazione, segna l’entrata di Cristo nella gloria del Padre e, pur essendo un avvenimento storico, attestato da segni e testimonianze, supera e trascende la storia.

In questo giorno è spezzato per sempre il pungiglione della morte. «Christos anesti! Alethos anesti!». Cristo è risorto! Era questo il saluto che i primi cristiani si rivolgevano nella notte di Pasqua al termine della grande veglia, saluto al quale si rispondeva: «È veramente risorto!».E anche noi dobbiamo risorgere a vita nuova assieme a Lui, per convocare tutti i prigionieri del mondo in cieli nuovi e terra nuova, che ci sono stati aperti dal Suo sacrificio, dischiusi ai nostri occhi come la pietra che chiudeva il sepolcro. Là, col cuore colmo di gioia, siamo invitati a portare le nostre “piccole quotidiane resurrezioni”, gelosamente custodite nel segreto del cuore, fiduciosi della promessa del nostro Dio.

Perché «sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto». Sorretti da questa certezza invincibile, possiamo unirci così a nostra volta al giubilo del mondo intero che con la natura, rinata anch’essa a nuova vita dopo la mestizia dell’inverno, canta trionfante: perché il Signore della vita, che era morto, ora vivo trionfa e in quel sepolcro, guardato da una schiera di guardie armate, ha seppellito per sempre la morte.

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