Domenica 28 Giugno, la santa messa in onore del nostro patrono San Pietro

È stata indubbiamente una festa del Patrono assai diversa dal solito, quella che è andata in scena nella mattinata di oggi, domenica 28 giugno, con un giorno d'anticipo rispetto alla data in cui la Chiesa universale ricorda le due colonne su cui si fonda il suo cammino sulle orme del Signore crocifisso e risorto: i Santi Apostoli Pietro e Paolo, l'umile pescatore di Galilea divenuto il fondamento stesso della Chiesa e l'antico persecutore dei Cristiani divenuto l'Apostolo delle genti, accomunati nel trionfo del martirio dalla venerazione del popolo cristiano fin dai tempi più remoti. Come ha ricordato qualche anno or sono in un suo Angelus papa Francesco, «tutto il Popolo di Dio è debitore verso di loro per il dono della fede. Pietro è stato il primo a confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Paolo ha diffuso questo annuncio nel mondo greco-romano. E la Provvidenza ha voluto che tutti e due giungessero a Roma e qui versassero il sangue per la fede. Per questo la Chiesa di Roma è diventata, subito, spontaneamente, il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo. Non per il potere dell'Impero, ma per la forza del martirio, della testimonianza resa a Cristo!».

Niente cene quest'anno, niente festeggiamenti sopra le righe, niente lotterie o divertimenti, niente incenso e benedizioni con la reliquia, assenti persino i bambini del Grest che negli anni scorsi facevano da corona con la loro vivace presenza a questo lieto avvenimento, sfrondati tutti gli orpelli e il superfluo... malgrado tutto, nonostante le tante difficoltà e i problemi caratteristici del difficile tempo che stiamo vivendo, anche quest'anno la nostra comunità, in un clima più raccolto e forse autentico, quasi intimo, ha voluto riunirsi in preghiera nella nostra chiesa parrocchiale, tutta addobbata di rosso, colore che simboleggia il sangue di coloro che come Pietro sono stati capaci di esseri testimoni di Cristo fino al martirio, per rendere grazie, affidarsi con fiducia e invocare l'intercessione del Signore per il nostro paese attraverso San Pietro, patrono di Pontenure fin dai tempi più remoti, il cui grande ritratto già dalla metà del Settecento scruta assiso in trono, un poco benevolo, un poco accigliato, i fedeli Pontenuresi dalla parete di fondo del presbiterio.

Alle ore undici è iniziata puntuale la santa messa solenne celebrata in questo giorno di festa dal nostro parroco don Mauro Tramelli, trasmessa come di consueto anche in diretta streaming grazie ai canali parrocchiali. Erano ovviamente presenti, insieme ad un discreto numero di fedeli, anche le autorità civili e militari del nostro paese, il vice sindaco Angela Fagnoni, in fascia tricolore in rappresentanza del sindaco Gruppi, il comandante della stazione dei Carabinieri, maresciallo Luciano Salatino, i consiglieri comunali Matteo Bergamaschi, Cassandra Bonzanini, Marco Caminati, Enzo Dotti e Medardo Zanetti. Ad accompagnare e ravvivare la funzione hanno egregiamente contribuito i canti eseguiti dai cantori del Coro "Perfetta Letizia", sotto la direzione di Antonella Lovo.

Dopo aver ricordato che anche "il Vangelo può essere rivoluzionario se lo viviamo veramente", il nostro parroco ha voluto soffermarsi nel corso della sua omelia in particolare su di una frase che, a suo dire, di sovente abbiamo poco compreso o interpretato in modo non del tutto corretto: "Chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me". Infatti, se leggiamo con attenzione questo versetto, ha scandito don Mauro, noteremo che "la croce per il cristiano non è mica una maledizione che ti capita tra capo e collo. Ma anzi la croce per il cristiano è il segno di una vita vittoriosa perché è una vita spesa e donata per l'altro. Questo è il significato veramente cristiano della croce: prendere la propria croce vuol dire essere degni del Signore", sottolineando che l'uso del verbo prendere comporta una volontà, una decisione, una scelta, un'assunzione di responsabilità che tutti noi compiamo per vivere la nostra vita "in obbedienza alla volontà di Dio e a vantaggio del nostro prossimo". Alla luce di tutto ciò, ha concluso il celebrante, anche noi dobbiamo amare la vita nel modo giusto e non egoistico: "se la nostra vita è spesa così, nel modo migliore, non è perduta ma donata al prossimo e allora siamo davvero capaci di amare il padre e la madre allo stesso modo con cui amiamo il SignoreDonare un bicchiere d'acqua a chi ha sete, infatti, vuol dire farsi carico del problema dell'altro, donando non solo un poco d'acqua ma anche il proprio cuore e la propria vita. Così, anche un gesto semplice e comune può diventare amore, può diventare croce".

Come ogni anno particolarmente suggestiva è stata poi l'accensione del cero votivo che, come prevede un'antica tradizione, è stato offerto al patrono a nome del paese dall'Amministrazione comunale, un gesto semplice ma dal profondo significato simbolico, che come ha ricordato don Mauro vuole rappresentare un segno luminoso per tutta la nostra comunità, una chiamata a camminare insieme e un invito a contribuire al bene comune, ciascuno per la propria parte, modo e mezzi. Anche quest'anno, durante il canto del Sanctus che precede la consacrazione, fonte e culmine della liturgia eucaristica, don Mauro ha voluto chiamare le autorità presenti in chiesa (il vice sindaco Fagnoni, il maresciallo Salatino, i consiglieri comunali Dotti e Zanetti) a prendere in mano uno stoppino per procedere insieme a lui all'accensione del cero, tutto avvolto nel nastro tricolore, che era posizionato per l'occasione alla destra dell'altare, accanto alla statua raffigurante il nostro patrono.

La celebrazione eucaristica odierna è stata anche l'occasione per rivolgere un saluto d'addio e un caloroso ringraziamento al giovane seminarista del collegio Alberoni Josè Maria Martins, meglio conosciuto come Dino, che conclusi gli studi con un baccellierato in pedagogia lascia il nostro paese per fare ritorno in patria, a Capo Verde, ex colonia portoghese al largo delle coste africane, dove tra due anni sarà ordinato sacerdote. Al termine della messa, per salutare come si conviene il discreto ma sempre affabile e sorridente Dino, che ormai da parecchi anni svolgeva il suo servizio presso la nostra comunità come seminarista e catechista, alcuni giovani della Parrocchia hanno preparato per lui un piccolo rinfresco nel cortile dell'Oratorio, durante il quale non sono mancati i saluti e le classiche foto di rito con la reciproca promessa di un prossimo incontro che, ne siamo certi, la Provvidenza, nei suoi imperscrutabili disegni, non mancherà certo di favorire.

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