I riti delle esequie per salutare i nostri morti che sono già nell'abbraccio del Signore

Marko Rupnik, Discesa agli Inferi e Risurrezione, 2006, Cappella del Collegio San Stanislao (Lubiana, Slovenia).

La sirena o meglio le numerose sirene delle ambulanze che in ogni momento del giorno e della notte rompevano il silenzio del paese e mettevano in allerta le persone. Questo è uno dei ricordi più nitidi del periodo più nero dell'epidemia.

In quelle ambulanze alcuni di noi hanno salutato i propri cari, non immaginando che non avrebbero più potuto rivederli... nemmeno da morti. Non sarebbe stato possibile vestirli "bene" e mettergli tra le mani una corona del rosario... nessun funerale per salutarli. Questo è successo a 31 dei nostri compaesani. Questo è successo anche a Gesù che è stato sepolto velocemente e avvolto in un semplice lenzuolo.

Da quando, però, è possibile effettuare le celebrazioni, Don Mauro ha ritenuto importante il celebrare un "rito di esequie" per ogni persona deceduta nel periodo di lockdown perché, come dicono anche gli psicologi, questo serve per elaborare il lutto. È il saluto finale che è rimasto in sospeso e che è mancato alla famiglia e agli amici. È un modo per ristabilire un equilibrio e ricucire uno strappo. È una ritualità che aiuta chi sta soffrendo per la perdita di una persona cara.

Il rito delle esequie non è un vero e proprio funerale con il feretro, ma è molto simile. Sono presenti la foto del proprio caro o cara, il cero pasquale, i fiori e il dolore dei parenti e degli amici che non hanno potuto vederlo e salutarlo per l'ultima volta, ma che lo fanno ora sapendolo già nell'abbraccio del Signore!

Elisabetta

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