Il saluto ai defunti nel tempo del Covid-19

Come vivere le opere di misericordia

Gli antichi Romani la chiamavano pietas” ed è quel sentimento di amore, compassione, affetto che ci fa essere uomini; oggi si parla di condivisione, partecipazione, sensibilità ed è sempre, comunque, ciò che si può identificare con una delle Opere di misericordia Spirituali: consolare gli afflitti.

Matteo nel suo vangelo (25, 40 ) ci riporta le parole di Gesù:  «In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». 

Non credo si possa equivocare il significato di queste parole, neppure nella situazione che stiamo vivendo a partire dallo scorso febbraio.  Per tre mesi tutti siamo stati giustamente richiamati al senso di responsabilità ed è stato necessario modificare il nostro modus operandi, le nostre abitudini. Lo si è accettato per rispetto di sé stessi e degli altri, ma il grosso rischio è stato quello di sentirci distanti, lasciati soli e chiusi nelle nostre paure e nel dolore. Non è stato semplice mantenere una certa “normalità” e soprattutto accettare di vedersi forzatamente allontanare dagli affetti più cari, proprio quando ci sarebbe stato più bisogno di vicinanza fisica, di poter stringere una mano abbandonata nella nostra o fare un sorriso a chi si spegneva nella sofferenza. Nessuno potrà mai capire, ma solo immaginare, l’agonia di una morte nella solitudine, nessuno può trovare consolazione in qualcosa che è rimasto sospeso. Penso sia questo il sentire di una figlia, un marito, un fratello, un amico che si è visto strappare qualcuno di caro. Bisognava accompagnare il defunto frettolosamente e in numero limitato, quasi fosse una vergogna da tener nascosta l’essere stati colpiti da COVID 19.

Ma a Pontenure la chiesa, fatta di donne e uomini, non è mai stata passiva, non ha ceduto di fronte alla sofferenza, infatti sotto la guida attenta e sensibile di don Mauro Tramelli, appena è stato possibile sono state celebrate messe di esequie per tutti coloro che non avevano potuto avere un funerale  secondo il rito tradizionale; al posto della bara è stato posto un tavolino con la foto del defunto e, di fianco la luce del Cero Pasquale, simbolo di Resurrezione, ad indicare che la Vita continua e non si ferma quando il corpo resta inerme . Più volte il nostro parroco durante l’omelia ha sottolineato che nemmeno Gesù aveva avuto un degno funerale, anche Lui era stato strappato in modo ingiusto all’affetto di sua madre e dei suoi discepoli, ma poi è risorto ed è tornato vivo in mezzo a noi, non ci ha lasciati soli.

Leggere il quotidiano locale (Libertà 14 giugno 2020) e scorrere le risposte date dal nostro sacerdote alla giornalista in merito alla decisione di celebrare ogni giorno uno o più riti di esequie, ha messo in luce con quale spirito cristiano, con quale amore sia stata resa dignità e dato conforto a tutti i familiari e gli amici che si sono visti privati, in modo disumano, dei loro cari. E questo significa: consolare gli afflitti così come Gesù ci ha chiesto, dandoci l’esempio della sua vita; Lui che ha voluto essere anche uomo per comprendere le nostre sofferenze.

Rosita

Questo slideshow richiede JavaScript.

Condividi questa notizia con tutti i tuoi amici!

UA-74246219-1