Il tempo, la vita e i giorni

Dalla Quaresima alla Pentecoste, passando per il quotidiano

Sono trascorsi 106 giorni da quando sulla sponda opposta del Po è partito l’allarme, 88 dal momento in cui anche noi Pontenuresi ci siamo trovati immersi nell'imprevedibile ed è stato necessario adeguarci via via a comportamenti inusuali, imparare a gestire un modo di vivere spesso caratterizzato dalla paura, dall’incertezza, ma soprattutto dalla sofferenza. Nessuno era preparato, nessuno sapeva come reagire e regolarsi esattamente. Molti hanno avuto lutti o vissuto l’esperienza della quarantena. Le scuole sono state chiuse e ragazzi, insegnanti e genitori hanno dovuto adeguarsi ad una didattica on line di difficile gestione; il lavoro e l’economia hanno subito e continuano a subire forti contraccolpi; le famiglie, come i singoli, sono ancora messi a dura prova. Aldilà degli allarmismi eccessivi o della colpevole leggerezza, la collettività e il singolo hanno cercato di capire come muoversi nel rispetto delle regole, ma soprattutto ciascuno ha dovuto appellarsi al proprio senso di responsabilità e buonsenso, alla propria capacità di resilienza ed essere disposto ad accettare il mutamento, anche quando molto doloroso.

Credo però si possa affermare che risposte positive a questo terremoto, il nostro territorio ne abbia date: dall'attivazione dei servizi sociali , alla disponibilità di diversi negozi ad effettuare la consegna a domicilio dei loro prodotti; dall'attento e puntuale servizio degli operatori della Caritas parrocchiale, ai collegamenti streaming con la nostra chiesa per poter assistere in diretta alle funzioni della Settimana Santa, alla messa domenicale, alla recita del rosario e da quando possibile, nel massimo rispetto delle disposizioni indicate, alla celebrazione del rito delle esequie per coloro che purtroppo hanno ultimato il cammino terreno. Non perdiamo di vista la generosità di don Mauro Tramelli e dei singoli volontari che in  diverso modo hanno reso possibile quanto sopra indicato, mettendo a disposizione i diversi talenti. Bambini, ragazzi e adulti sono stati stimolati da capi scout, catechisti, educatori a vario titolo, coro, affinché la nostra Comunità, la nostra chiesa fossero veramente “vive”, pronte a condividere la difficoltà, il dolore, ma non di meno la serenità e la gioia.

A questo si aggiunga, perché non certo di minor importanza, ciò che ognuno di noi ha messo in gioco come singola persona, come cittadino del suo comune, come cristiano nella sua chiesa. Una chiesa fatta di donne e uomini che ogni giorno vivono in famiglia, coi vicini, nel territorio. In più di un’occasione il nostro parroco ha paragonato il periodo del  coronavirus ( …ma quanto sono stufa di sentire  quasi solo questa parola!!!...) a quello che intercorre tra il Venerdì Santo e l’Ascensione, passando attraverso la Resurrezione e dicendo di vedere, tra i due contesti, un forte legame. Ormai però abbiamo celebrato pure la Pentecoste e dunque lo Spirito Santo è sceso su di noi, dentro di noi ed opera attraverso noi. Quanto siamo disposti a lasciarci condurre da Lui  nel quotidiano? Quanto, anche nel dolore, sappiamo vivere la bellezza delle relazioni umane di cui tanto diciamo di sentire la mancanza, quanto “guardiamo” le meraviglie della Natura che ogni giorno Dio ci pone sotto gli occhi, quanto ci poniamo in dialogo con il Padre per ringraziarlo o per chiedergli il dono della Sapienza e della Carità ? Ogni giorno è un’avventura da scoprire: possiamo pensare di farlo da soli, stando chiusi nel nostro guscio senza lasciarci scalfire dalla Bellezza dell’amore di Dio, oppure aprire gli occhi e soprattutto il cuore per vedere nel nostro piccolo quotidiano, ciò che è grande, ciò che ci fa sentire vivi, parte di una Vita che ha mille sfaccettature di tutti i colori e di cui siamo una piccolissima parte, ma parte viva.

Incominciamo dalle cose che abbiamo a portata di mano, perché è da quelle che bisogna partire per allenarci; ad esempio guardate cosa abbiamo visto proprio qui a Pontenure…

Rosita

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