2 Novembre, una visita al camposanto

Sarebbe curioso sapere perché questo termine viene utilizzato come sinonimo di cimitero, che letteralmente significa "luogo in cui si va a dormire". Il senso non cambia, ma nel primo caso appare forse immediata la connotazione del luogo: il campo dei santi, cioè di tutti coloro che con il Battesimo sono votati alla santità.

Nei tempi passati, da bambini, ci si recava in visita presso le tombe di parenti e amici di famiglia seguendo i propri genitori e si recitava una preghiera insieme a loro, si accendeva un cero; la maestra assegnava come compito un disegno, un pensiero, una cronaca riguardante quelle visite. Era pure l’occasione per incontrare chi da tempo non si vedeva e ricordare aneddoti, chiedere notizie degli assenti. Ma tutto iniziava circa una settimana prima della ricorrenza dei morti, quando si raggiungevano i cimiteri per pulire le lapidi e renderle il più belle possibile con lumi e fiori ben sistemati. Sui volti degli adulti talvolta scendevano lacrime e lo sguardo si faceva triste, assorto. In tutto questo però anche i bambini venivano educati al significato della morte terrena come un passaggio, qualcosa che genera sofferenza, ma che fa parte della vita stessa.

Poi, negli anni, i bambini sono stati in molti casi quasi allontanati dai camposanti, come a volerli proteggere dalla sofferenza, come se il non parlare della morte potesse risparmiarli dall’incontrare il dolore. Eppure per cercare di comprendere e spiegare, per quanto possibile, il senso misterioso della vita è necessario avvicinarsi al significato della morte intesa come un passaggio, una tappa. Nessuno può avere la presunzione di comprendere il perché di una vita che nasce o che muore ai nostri occhi, nessuno sa veramente cosa ci aspetta dopo la vita terrena, perché i nostri sensi e la nostra intelligenza non sono sufficienti a dare una spiegazione tangibile di tutto ciò che avviene dopo la morte fisica.

Fin dalla preistoria l’uomo ha cercato di dare una risposta non solo ai bisogni materiali, ma anche a quelli spirituali; si è interrogato sul significato della morte e si è convinto che i defunti fossero destinati a un’altra esistenza. Col passare dei millenni e in luoghi molto lontani tra loro, le diverse civiltà hanno riservato particolare cura al culto dei morti e onorato, coltivato in vario modo il rispetto, l’amore, la compassione nei confronti di chi non era più visibile agli occhi, ma continuava ad esserlo ai cuori. D’altra parte chi può negare l’esistenza dei sentimenti, solo perché non si vedono con gli occhi o non si possono toccare con le nostre mani? Come dubitare che la Vita sia più grande di noi; ma così tanto più grande, da continuare ad essere tale anche dopo che abbiamo lasciato il nostro corpo?

Ecco allora che quando noi adulti ci rechiamo al Camposanto, dovremmo spiegare ai bambini che quello è il campo dove riposano il corpo del nonno, della nonna, forse del fratello o sorella, dello zio, dell’amico, ma c’è un luogo molto più grande e pieno di luce dove il Padre ci farà ritrovare e capire le cose che ora sentiamo solo col cuore , così come ora sentiamo col cuore l’amore per chi ci vive accanto.

Rosita

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