UA-74246219-1

Relazione della visita apostolica del vescovo Castelli del 24 agosto 1579

Visita Apostolica secondo le decisioni del Concilio di Trento fatta dal Vescovo di Rimini Giovambattista Castelli a tutte le parrocchie della diocesi di Piacenza, su delega della Santa Sede.

24 Agosto 1579 – Alla Chiesa Parrocchiale Plebana di San Pietro. Parroco: Bartolomeo Magizio.

Non vi è giuspatronato ma è di libero conferimento. La chiesa si trova vicina alla Strada Roma fuori dalla Porta di San Lazzaro di Piacenza. È ampia. Le anime da comunione sono circa 750. Le case più lontane distano tre miglia. Un torrente attraversa la parrocchia, ma non impedisce di portare i Sacramenti agli infermi perché ha un ponte. Il reddito della chiesa è dato da terreni locali a breve termine e da alcuni affitti anni perpetui, per un totale di duemila lire circa. È gravata da una pensione annua di lire 837 imperiali che versa al Vescovo cavalicense Mons. Cristoforo Scotti. Inoltre deve versare ogni anno lire quaranta a cinque canonici beneficiati nella medesima chiesa in ragione di lire otto per ciascuno. Paga al Cappellano don Leonardo de’ Pellati che serve nella detta chiesa dodici aurei l’anno, per le spese del vitto. L’Arciprete abita in Canonica. Fu nominato parroco nel 1570.

Vi è la Società del Santissimo Sacramento. Si riuniscono la prima domenica del mese, in quel giorno fanno la processione col Santissimo, dopo essersi comunicati.

L’altare maggiore è in pietra integra. Il fornice che copre l’altare presenta antiche pitture che necessitano di restauro. C’è un vecchio quadro sulla parete con antiche immagini. Dal lato del Vangelo c’è un altare dedicato a San Giovanni Battista. Lì vicino c’è un sepolcro, coperto con una tavola di legno, costruito a fornice da un certo Giacomino Cavagno, che si estende sotto l’altare.  C’è un altare dedicato a San Pietro martire, in pietra, manca dei requisiti richiesti per la celebrazione della messa. C’è un altare con le immagini dei santi Rocco, Sebastiano e Cristoforo, fatto di mattoni antichi. L’altare dedicato a Santa Maria, che si trova sul lato dell’epistola dell’altar maggiore manca della pietra consacrata, ma ha una immagine della Beata Vergine Maria dipinta sul muro, bisognosa di restauro.

Le pareti della chiesa nella parte superiore sono scrostate, nella parte inferiore sono imbiancate; vicino all’altare maggiore le pareti vanno rifatte. Il tetto è di sole tegole. L’arciprete disse di avere preparato il materiale per coprire il tetto con laterizio e per rifare le pareti presso l’altar maggiore e che la spesa sarebbe stata di oltre duecento pezzi d’oro.  Il Cappellano è stato approvato per iscritto dal Vicario Episcopale e mostrò le sue lettere dimissorie. Il cimitero è chiuso con un cancello di legno per impedire ai carri di entrare all’interno, possono però entrare i piccoli animali. Di tanto in tanto l’Arciprete e il Cappellano tengono l’omelia al popolo. Comparve il barbiere e gli fu spiegato come doveva comportarsi e cioè che dopo il triduo pasquale non tornasse dai malati a meno che non si fossero confessati e non mostrassero la fede cioè il biglietto rilasciato loro dall’Arciprete a prova dell’avvenuta assoluzione. La facciata della chiesa è scrostata. Per la suddetta Chiesa Parrocchiale di San Pietro sono state rilasciate le seguenti prescrizioni: l’Arciprete Bartolomeo Magizio (o Magisio) provvede egli stesso alla cura delle anime e amministri tanto ai sani quanto agli ammalati i sacramenti e non si avvalga della collaborazione del Cappellano se non nel momento in cui egli non è più sufficiente ad espletare tutti questi compiti parrocchiali e se non lo facesse sarà multato di due monete d’oro ogni volta che commetterà questa mancanza. Se l’oste che è sotto la stessa Chiesa è che a Pasqua non si è comunicato non farà la Comunione entro otto giorni gli sia interdetto l’accesso in chiesa. Chi ha la cura d’animo provveda in tutti i giorni festivi a spiegare il Vangelo […]  e a insegnare la Dottrina Cristiana […] e se pochi o anche solo due fedeli intervenissero e lui non lo facesse sarà tenuto a pagare ogni volta mezza moneta d’oro alla Confraternita del Santissimo Sacramento eretta in detta chiesa.

Vicino alla porta della chiesa a lato del Vangelo entro due mesi sia costruito un battistero chiuso con un’inferiata. Entro tre mesi siano restaurate le immagini dei santi dipinte sulla parete dell’altare maggiore. Le pareti della chiesa all’interno e all’esterno, almeno sulla facciata, siano ricoperte di malta e imbiancate, entro sei mesi. Le pareti ai lati dell’altare maggiore siano rifatte entro un anno. Il cimitero entro tre mesi sia chiuso in modo da non lasciar entrare gli animali.

Il Parroco legga con diligenza e osservi tutte le disposizioni che concernano la retta amministrazione dei sacramenti, la celebrazione degli uffici divini e l’ornamentazione della chiesa e tutto ciò che è previsto dai decreti generali conciliari. Tutte le precedenti prescrizioni delle visite fatte dal Cardinale, Vescovo di Piacenza, o dai suoi incaricati siano adempiute, salvo contraria indicazione di questi nuovi decreti.

Lo stesso giorno 24 Agosto 1579, lo stesso Prevosto a ciò deputato visitò l’oratorio di San Martino di Pontenure, posto sulla strada Romea, ad oriente del paese, che appartiene al Monastero e alle monache di San Siro di Piacenza, con l’onere, nella festa di San Martino, di una messa conventuale e di poche altre messe secondo il numero dei Sacerdoti e di far celebrare una messa al mese, che attualmente è celebrata dal presbitero Lazzaro de’ Pelati, curato della Pieve di Pontenure, dietro compenso di uno staio di grano da parte del Monastero di San Siro. Non la celebra durante l’inverno e non la celebra nel detto oratorio ma nella chiesa di Pontenure.

L’altare è in pietra solida ma troppo stretto. Manca la statua o dipinto, la croce, la pietra consacrata, il pallio, lo sgabello e tutti gli altri requisiti. È a volta, abbastanza imbiancato. Vi sono due porte, una verso strada Romea, sprovvista di chiave e serratura, l’altra di passaggio alla casa delle monache. Quando don Lazzaro celebra nell’Oratorio, il gestore degli affari delle monache gli presta tre tovaglie e un pallio. Sopra l’oratorio vi è un vano nel quale vengono conservate le sementi per le necessità della possessione delle dette monache. C’è un campanile antico, con una campanella.

Sono stati impartiti i seguenti ordini: “la messa va celebrata in Oratorio e anche durante le stagioni invernali e non a Pontenure. All’esterno, sul frontespizio sopra la porta della chiesa, sia dipinta entro quattro mesi l’immagine di San Martino”.

Piacenza, 4 aprile 2002, Franco Muccari, Funzionario dell’Archivio Storico Diocesano

Parrocchia di Pontenure
UA-74246219-1