Venerdì 24 Dicembre, la santa messa nella notte di Natale

Venerdì 24 Dicembre, la santa messa nella notte di Natale

Oggi la terra vive la notte più lunga della sua storia. Una notte che racchiude stupita nel grembo il seme principio di ogni vita. Il canto dei muti, la danza degli storpi, la luce dei ciechi irrompono nel suo silenzio profondo. Dio apre la bocca e ci parla con una voce simile alla nostra: Gesù, il Verbo, si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Questa consapevolezza e una gioia autentica, intima e sentita, hanno guidato i numerosi fedeli che nella tarda serata di ieri, venerdì 24 dicembre, si sono riuniti come ogni anno nella nostra chiesa parrocchiale per partecipare alla santa messa nella notte di Natale presieduta dal nostro parroco don Mauro Tramelli. Come ha ricordato lo stesso don Mauro nella sua omelia, Dio non ci ha radunati per ricordare soltanto il Natale di Gesù come se fosse ormai un avvenimento passato e concluso, ma per farlo succedere di nuovo nella nostra vita e nella nostra carne per mezzo della fede e della comunione al Corpo di Cristo. Chi vede noi, ha sottolineato don Mauro, dovrebbe poter vedere qualcosa di analogo a quello che hanno visto Maria, Giuseppe e i pastori nella stalla di Betlemme: Dio che si fa uomo affinché ogni uomo lo possa avere accanto ogni giorno, come compagno nella quotidianità della propria vita.

Dopo essere stato omesso per tutto il tempo d'Avvento, grazie al Coro "Perfetta Letizia", che ha accompagnato con i suoi splendidi canti l'intera celebrazione eucaristica, all'inizio della messa è tornato a risuonare il gioioso cantico del Gloria, l'inno angelico, che riprende nel suo incipit le stesse parole usate dagli angeli festanti per annunziare ai pastori la nascita di Gesù: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore» (Luca 2,14). Proprio durante il canto, don Mauro ha tolto il velo di stoffa che ricopriva Gesù Bambino, annunciando così, con quel gesto semplice, la nascita del Salvatore, e ha quindi incensato a lungo la statua, mentre ciascuno rifletteva cullato dal canto e venerava nel proprio cuore il grande e mirabile mistero dell'Incarnazione.

«Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Luca 2, 11), dice un versetto del Vangelo che, come ogni anno, abbiamo udito proclamare in questa notte santa. La salvezza ha un volto e ha un nome ben precisi: quelli di Gesù Cristo. Egli è il Salvatore, il Messia, il Signore. Il Vangelo della Natività scritto dall'evangelista Luca, che nei secoli ha ispirato fior fiore di artisti, poeti e pittori, è ricco  di fede e di teologia, ma anche di dettagli storici e cronologici, per indicare che la nascita di Gesù non è una favola come qualcuno tenta di far credere, ma è un fatto vero e reale, un avvenimento talmente storico da aver cambiato, trasfigurandolo per sempre, il corso dell'intera storia umana!

Le lunghe settimane del tempo d’Avvento, tempo di attesa e conversione ma anche di speranza, ci hanno aiutato a giungere preparati a questo avvenimento. Se la prima domenica di Avvento ci ha indicato la meta del nostro cammino, essere con il Signore nella sua gloria, dalla seconda fino alla quarta domenica, ci siamo lasciati accompagnare dai testi biblici proposti dalla liturgia per meglio capire come vivere in verità e pienezza la prima venuta di Gesù in mezzo a noi, il suo Natale, che deve essere poi anche il nostro. Il Dio altissimo e onnipotente si è fatto per noi Uomo, perché potessimo "conoscere" la sua stessa vita. Il Messia a lungo atteso, il figlio di Davide, non è nato però nel fasto di un palazzo, tra i marmi e la porpora, e neppure in una casa se è per questo, ma in una misera grotta, dove per culla ha avuto una mangiatoia, come giaciglio della paglia e come unici compagni un asino e un bue: così fin dalla sua nascita il Signore ha confuso i forti e consolato i deboli, quelli di ieri e di oggi, come profetizzato dalla Beata Vergine Maria nel soave cantico del Magnificat.

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra» (Luca 2,1). Il censimento ordinato dall'imperatore Augusto è lo strumento scelto dalla Provvidenza perché si compiano finalmente, nel tempo della pienezza, le profezie antiche e le attese dei giusti: provoca infatti il viaggio di Maria da Nazareth a Betlemme. Non trovando posto nell'albergo, i genitori di Gesù sono costretti a cercare un riparo altrove, in una grotta adibita al ricovero delle bestie. È in questo luogo umile e discreto che la Vergine dà alla luce il Figlio di Dio, subito deposto fra la paglia di una mangiatoia.

I primi destinatari dell’annuncio degli angeli non sono i potenti, le cui porte sono vegliate dalle guardie, ma dei pastori, umili e poveri guardiani pagati per custodire le pecore, che erano visti a quei tempi dal popolo quasi come dei briganti e disprezzati dai dotti a causa del loro particolare mestiere, perché considerati impuri per la Legge mosaica. E proprio loro, questi pastori giudicati con disprezzo e severità dai dottori della legge, saranno i testimoni e gli annunciatori della gioia grande e vera, in qualche modo i primi missionari, chiamati dall'ineffabile sapienza della Provvidenza a dare a tutte le genti l’annuncio di questa nascita così prodigiosa, del compimento di ogni promessa! Dio fa irruzione in mezzo ai poveri e agli esclusi, annuncia la gioia e la pace e non soltanto per l'antico Israele, ma per il mondo intero, per tutte le genti: la salvezza è destinata a tutti, nessuno ne deve più essere escluso!

Luca T.

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