I giorni dei Santi e dei Morti, un tempo di grazia con lo sguardo verso il Cielo

I giorni dei Santi e dei Morti, un tempo di grazia con lo sguardo verso il Cielo

1° Novembre, solennità di Tutti i Santi. - La festività di Ognissanti ha origini lontanissime, al tempo della cultura celtica, era una festa pagana che papa Bonifacio IV converti poi in ricorrenza cristiana, chiamandola di "Tutti i Santi". Nel 1835 papa Gregorio IV la fissò il 1° novembre e mise il 2 novembre la festività dei morti. L’Apocalisse descrive i santi come "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7, 9).  Questo popolo comprende i santi dell’Antico Testamento, da Abele ad Abramo, quelli del nuovo Testamento, i molti martiri dei secoli successivi fini ai giorni nostri; tutti hanno incarnato nella loro vita, il Vangelo, guidati dallo Spirito Santo.

Il significato profondo di questa solennità è che tutti noi, seguendo l’esempio dei santi, possiamo diventarli a nostra volta, non occorre compiere imprese straordinarie nè possedere carismi eccezionali; è necessario seguire Gesù, affidarsi alla sua misericordia, santità è tornare alla sorgente, vivere da Figli, in relazione con il Padre. Gesù proclama beati i poveri di spirito, gli afflitti, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace. Le Beatitudini ci mostrano la fisionomia spirituale di Gesù, il suo mistero di morte e Resurrezione.

Certo le Beatitudini sono contrarie a tutti i principi del mondo attuale: in genere l’uomo oggi è pieno di se’, cerca di star bene e vivere nell’agiatezza, pensa solo al piacere e al divertimento, non lo affligge la pace che manca, non si mette in discussione… Chi vuol essere sempre vittorioso, come potrà amare? Chi non vuol vedere i propri errori e non mette freno ai propri desideri come potrà soddisfare le esigenze degli altri? Solo la povertà interiore, l’umiltà, il perdono, la misericordia ci portano alla purificazione, ad accettare la sofferenza e la nostra fragilità; tutti i santi hanno attraversato il dolore, ma si sono aggrappati ad una "mano" che li ha aiutati ad attraversare situazioni terribili.

La santità non è un’opera umana, un santo è colui che non si oppone all’opera di Dio, siamo tutti chiamati a lasciare agire Dio nella nostra vita; nell’Eucarestia Gesù si immerge in noi, rendendoci nuovi con il suo Amore; tutto allora diventa luce, diventa salvezza e santità.

2 Novembre, commemorazione di tutti i fedeli Defunti. - La pietas verso i morti risale all'inizio dell'umanità, in epoca cristiana, fin dalle catacombe, l'arte funeraria nutriva le speranze dei fedeli per un mondo ultraterreno. Il 2 novembre, noto come "il giorno dei morti", è una ricorrenza che la Chiesa celebrava già col rito bizantino ma con l'abate Sant'Odilone di Cluny nel 928 l'Eucarestia del 2 novembre  fu offerta "pro requiem omnium defunctorum", in memoria di tutti i defunti. Da questa data la festa dei morti non ha più subito modifiche.

"Io so che il mio Redentore è vivo e che ultimo, si ergerà sulla polvere", così Giobbe esclama, sostenendo che, attraverso la dissoluzione della morte, ci sarà la visione di Dio. Il cristiano supera il timore della morte affidandosi a Dio e  con l'aiuto della fede e il sostegno della speranza vede la morte come "abitare presso il Signore " (2  Cor. 5,8). Cristo non solo risuscitò dalla morte, ma Egli è "la resurrezione e la vita" (Gv 11, 25) ed è anche la speranza della nostra resurrezione. La morte dunque non produce morte, ma ci apre ad un'altra vita. Con questa fiducia e tanto amore verso i nostri cari defunti partecipiamo alla loro "gioia" nella vita nuova.  Se guardiamo i defunti con gli occhi della fede, essi sono al di là che ci aspettano.

In questo modo ci apriamo alla potenza di Dio, la speranza della Resurrezione è l'onnipotenza di Dio.  E la contemplazione della paternità di Dio, della sua eternità elimina la nostra disperazione sulla morte. La proposta di Dio è salvarci e farci vivere, già oggi sperimentiamo che Dio è vita, onnipotenza e con questa fede guardiamo ai nostri defunti  che, purificati dal peccato, possono entrare nella comunione della vita celeste, nella visione della beatitudine eterna. La nostra visita ai Cimiteri che si svolge in questo giorno, ci ricorda l'esempio dei nostri cari, riduce l' angoscia di averli perduti, ci fa sentire meno soli; il nostro omaggiare le tombe con fiori e ceri ci da' conforto; ripercorriamo le loro espressioni più frequenti, le loro opere, il grande affetto che ci hanno donato, al quale corrispondiamo con tutto il cuore.

Giuseppina G.

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