Il dolcissimo Nome di Maria nella poetica di Manzoni
di Redazione Sito · Pubblicato · Aggiornato
di T.L. – 12 Settembre 2025
“O Vergine, o Signora, o Tutta Santa, che bei nomi ti serba ogni loquela”…. Con queste parole Alessandro Manzoni saluta la Vergine Santissima in uno dei suoi noti inni di argomento sacro, intitolato Il nome di Maria. L’intera poesia, che racconta ed è soprattutto rivelatrice della profonda riconversione al Cattolicesimo romano avvenuta nell’animo e nella vita del Poeta soltanto pochi anni prima, è intessuta di riferimenti alla Madonna, attraverso immagini e figure ispirate sia all’Antico che al Nuovo Testamento. I versi ripercorrono il Vangelo di Luca, all’inizio incentrati sull’accettazione della Vergine della maternità divina, per poi rivolgersi all’umanità intera, che in ogni luogo della terra, la chiama per nome: «È il nome tuo, Maria. A noi Madre di Dio quel nome sona». Madre di Dio, Theotokos, il titolo greco con cui viene salutata fin dal grande concilio di Efeso, che riconobbe la divinità di Gesù Cristo fin dal momento del suo concepimento.
Tutti ma proprio tutti, assicura ancora il Manzoni, conoscono il dolce suono del nome di Maria. Chi mai non lo ha sentito annunziare dai rintocchi delle campane, di prima mattina, a mezzogiorno e al tramonto, ricorda il poeta. Un nome che dal vecchio mondo arriva fino ad abbracciare quello nuovo, fin nelle terre più lontane e sperdute, alle Americhe, fin nelle “lande selvagge”, fin oltre “quai mari”. Questo nome beato il padre lo insegna al figlio, lo invocano il “fanciulletto tremante”, il marinaio che dispera della salvezza a causa della furia del mare, l’umile “femminetta”… tutti costoro si rivolgono a lei con fiducia e devozione alla Madre di Dio, mediatrice di ogni grazia.
Particolarmente significativa, in questa poesia, è la rappresentazione di Maria come figura che unisce cielo e terra, il divino e l’umano, l’uomo con il suo Creatore. Manzoni presenta la Vergine come intermediaria perfetta tra Dio e l’umanità, capace di comprendere le sofferenze umane proprio perché le ha vissute in prima persona come madre del Cristo, ai piedi della Croce.
E ancora, nei quattro versi finali, risuona da parte del poeta l’invito a pregare con fiducia il dolce nome di Maria che è salutato e associato agli appellativi che ben conosciamo, immagini dall’alta forza poetica ed evocativa: «Salve, o degnata del secondo nome, o Rosa, o Stella ai periglianti scampo, inclita come il sol, terribil come oste schierata in campo».
Il significato del nome di Maria rivela nell’inno una straordinaria profondità di significati. L’etimologia del nome presenta molteplici interpretazioni che si intrecciano nella tradizione cristiana. Dall’ebraico “Maryam”, che è il nome della sorella di Mosè e altre donne dell’Antico e Nuovo Testamento, il nome può derivare da “marah” (amarezza), evocando le lacrime della Madre dolorosa ai piedi della croce, ma anche da “marom” (altezza, elevazione), prefigurando l’Assunzione. La tradizione dei Padri della Chiesa ha arricchito questi significati: San Girolamo interpreta Maria come “stella maris” (stella del mare), guida sicura per i naviganti nell’oceano tempestoso dell’esistenza. Sant’Alberto Magno la chiama “goccia del mare divino”, sintesi perfetta dell’infinito nell’umano. Per San Giovanni Damasceno, Maria significa “illuminatrice”, colei che porta la luce del Verbo incarnato nelle tenebre del mondo.
Manzoni intuisce che ogni sillaba del nome racchiude un mistero: “Ma-ri-a” diventa invocazione alla Trinità Beata, eco del “Magnificat” che continua a risuonare nella storia. Il Nome di Maria rimane così un capolavoro della letteratura religiosa italiana, testimonianza di come la grande poesia riesca a trasformare la fede personale in patrimonio universale dell’umanità. Perchè tutto è in grado di operare la fede.
