La Chiesa ha un nuovo Dottore: San John Henry Newman
di Redazione Sito ·
di Luciano Casolini – 22 Settembre 2025
È motivo di letizia, per tutta la Chiesa universale, la proclamazione da parte di Papa Leone XIV di San John Heny Newman quale trentottesimo dottore della Chiesa, quasi a portare a compimento la confidenza profetica che il pontefice Pio XII rivelò a Jan Guitton: “Non dubiti, Newman sarà un giorno dottore della Chiesa“.
Con questo titolo la Chiesa riconosce l’autorevolezza di un santo e/o di una santa insigni per il loro stato di grazia nonché per l’eminente dottrina testimoniata nelle loro opere e i cui contributi sono fondamentali per comprendere e diffondere la fede cristiana.
San J.H. Newman nacque a Londra il 21 febbraio 1801 e ben presto coltivò il suo spirito vocazionale fino a essere ordinato presbitero della chiesa anglicana. Piano piano, ebbe modo di riflettere e di meditare sulla propria esperienza sacerdotale, elaborando argute idee in tema di ecumenismo, di ricerca della Verità, dell’unità della Chiesa, nata dalla Redenzione di Cristo Salvatore, fondata sulla roccia dell’apostolo Pietro, rafforzata dai suoi successori e dai Padri della Chiesa, come un’unica vite che, poi, con i suoi numerosi tralci aveva dato frutti abbondanti e rigogliosi.
Il Corpo Mistico di Cristo fu oltraggiato purtroppo dagli scismi, l’ultimo dei quali, messo in atto da un re adultero e omicida, aveva dato vita alla chiesa anglicana nella quale J. H. Newman era stato ordinato pastore. Tutto ciò determinò in lui un lento ma innarrestabile cammino di conversione al Cattolicesimo, avvenuta nel 1845, e, nell’anno successivo, l’ordinazione sacerdotale con il relativo ingresso nella congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri.
Newman, così scrisse in quella occasione: “Fu per me come l’entrare in un porto, dopo una crociera burrascosa. La mia felicità è senza interruzione”. E ancora, in seguito, ebbe a dichiarare: “Nella Chiesa Cattolica, riconobbi immediatamente una realtà nuovissima per me. Sentii che non ero io a costruirmi una Chiesa con lo sforzo del mio pensiero. Il mio spirito allora si quietò in se stesso. La contemplavo – la Chiesa – come un fatto obiettivo, di incontrovertibile evidenza”.
Seguirà, poi, nel 1879, la creazione a cardinale da parte di Leone XIII. L’undici agosto 1890, il Cardinal John Henry Newman, diradata ogni tenebra, andava incontro a quel Dio, “la Luce gentile” che aveva sempre guidato i suoi passi. Sulla sua tomba volle che fosse scritto solo il suo nome e la rapida sintesi della sua esistenza: “Ex umbris et imaginibus in Veritatem”, “Dalle ombre e dalle figure alla Verità”.
La beatificazione da parte di papa Benedetto XVI avrà luogo il 19 settembre 2010, mentre la canonizzazione, il 13 ottobre 2019, fu proclamata da papa Francesco. Ora papa Leone lo consegna alla Chiesa come insigne e santo modello di pastore.
Sacerdote dal pensiero fine e arguto, Newman è stato anzitutto un pastore e un confessore di intensa finezza linguistica e comunicativa, un credente di notevole cultura e di squisita intelligenza. Egli ha saputo dare grande rilievo alla speranza cristiana, ma con un suo stile e una sua profondità riflessiva che mettono in risalto la grandezza del suo spirito.
Egli fu capace, davanti a chiunque fosse, pro o contro di lui, di elevare il tono di qualunque confronto, sia esso religioso, sociale, educativo o culturale, di qualsiasi questione affrontata per ampliare l’orizzonte, non solo della fede, ma anche della conoscenza e della ragione di coloro che erano suoi lettori o suoi ascoltatori. Newman elaborò e sviluppò un’esperienza di fede analizzata attraverso la luce della ragione: il cristiano è chiamato ad essere libero ma non indipendente; pertanto, la convinzione del santo inglese fu che l’apertura, lo sviluppo e la fedeltà alla tradizione vanno di pari passo.
La comunione dell’uomo nuovo con la Santissima Trinità si estende necessariamente alla comunione con gli altri cristiani, alla comunione con la vera e unica Chiesa, nella quale gli uomini, in modo nuovo, possono parlare tra loro “cor ad cor”, ossia cuore a cuore, come bene recita il suo motto cardinalizio, citato recentemente anche da papa Francesco nella enciclica Dilexit nos.
Mi è gradito concludere questi brevi righe, con la preghiera che San Newman, durante il viaggio in Italia, rivolse a Dio in modo struggente: “Guidami, Luce gentile; tra le tenebre, guidami Tu. Nera è la notte, lontana la casa: guidami Tu. Amavo scegliere la mia strada, ma ora guidami Tu. Sempre mi benedisse la tua potenza; ancora oggi mi guiderà per paludi e brughiere, finché svanisca la notte e l’alba sorrida sul mio cammino“.
