12 Ottobre 2025: San Carlo Acutis, un Patrono tutto nuovo per la nostra Comunità pastorale
di Redazione Sito · Pubblicato · Aggiornato
di Luca T. – 17 Ottobre 2025
È sempre tanto bello quanto raro trovare, nel cammino terreno della nostra esistenza, un amico vero, quella persona speciale, capace – come ci ricordano le Scritture – di rendere la nostra vita deliziosa (Sal 133; Prov 15,17), perché in grado di amarci in ogni tempo (Prov 17,17), fino a divenire non solo un amico, ma un fratello e un padre. È pertanto una grazia, un dono prezioso, per noi trovare un amico, un privilegio che ci viene direttamente da Dio, quel Dio capace di mostrarsi, come ci ricorda l’apostolo Paolo, in Cristo come il più grande «amico degli uomini» (Tito 3, 4).
E questa bella esperienza di amicizia e fraternità possiamo dire che la hanno sperimentata anche tutte le persone che rappresentano il Santo popolo di Dio delle quattro parrocchie (in rigoroso ordine alfabetico, per non far torto a nessuna Comunità: Muradello, Paderna, Pontenure e Valconasso) che costituiscono quella che fino a domenica, almeno per la Diocesi di Piacenza-Bobbio, era la Comunità pastorale n. 2 del Vicariato Val Nure. Una formula un po’ burocratica, ormai passata alla storia. E questo perchè, tutti noi, da domenica 12 ottobre abbiamo un amico in più, cosa che non guasta mai.
Un amico in più, dicevamo, anzi forse anche più di un amico, perchè lui per noi è un Patrono, cioè un protettore, e non solo, perché nella lingua latina, quella stessa lingua con la quale per secoli la Chiesa ha innalzato la lode al suo Sposo, il Signore crocifisso, sepolto e risorto, la parola patronus non deriva altro che da pater, ossia padre. Questo nuovo Patrono, non sostituisce affatto i singoli Patroni di ciascuna Parrocchia (San Pietro e la Madonna del Rosario per quella di Pontenure, San Colombano per Muradello, San Pietro per Paderna e la Vergine Assunta per Valconasso), ma è semplicemente un amico, un fratello, un padre in più, che riunisce in un solo abbraccio ideale tutta la nostra Comunità pastorale, che da domenica ne porta ufficialmente il nome, e lavora per trovare una sua identità, pellegrina nel tempo e nella storia come la Chiesa fino al ritorno del Signore, alla fine dei tempi.
Si tratta di San Carlo Acutis, «giovane testimone della fede e apostolo dell’Eucarestia nel nostro tempo», come ha affermato il Vescovo mons. Adriano Cevolotto nella breve missiva indirizzata al nostro parroco don Mauro Tramelli con cui ha sanzionato, per così dire, la scelta compiuta dalla Koinonia, il piccolo consiglio collegiale che in comunione con il parroco si occupa di coordinare l’attività pastorale della nostra Comunità. «Nel suo breve ma luminoso cammino terreno, – ha scritto ancora mons. Vescovo, – San Carlo ha saputo unire l’amore per Dio alla passione per la tecnologia, mostrando a tutti – soprattutto ai giovani – che la santità è possibile anche oggi, vivendo ogni giorno nella grazia e nella semplicità».
Tale passione per l’annuncio del Vangelo, anche attraverso i mezzi che la moderna tecnologia ci mette a disposizione, non manca di sicuro nella nostra Comunità pastorale, una passione sempre tesa al Bene, al Buono e al Bello, per tessere legami di fratellanza e di comunità, al servizio di Dio, prima di tutto, e poi del prossimo.
Questo clima di comunione e di comunità, che è alla base stessa della fede cristiana, è stato reso ancora più evidente dalla solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal parroco moderatore don Tramelli, alla quale hanno partecipato anche due degli altri tre sacerdoti che ogni domenica celebrano la liturgia nelle varie parrocchie, il collaboratore parrocchiale don Luigi Mosconi e il padre scalabriniano don Sandro Curotti.
Stretti attorno allo stesso altare, su cui è stato offerto il santo sacrificio della Messa nel giorno fatto dal Signore per il Signore, con la vivace e allegra partecipazione dei tanti bambini e ragazzi, che proprio in questa giornata di festa – con i loro catechisti – celebravano l’apertura ufficiale dell’anno catechistico, degli scout del gruppo Agesci Pontenure 1 e di quelli adulti della Comunità Masci “Intorno al fuoco”, tutti noi che eravamo presenti abbiamo sperimentato la grazia, la pace e la gioia incancellabile che solo il Signore risorto sa donare. Al termine della Santa Messa, un ritratto raffigurante San Carlo Acutis, identico a quello presente da molte settimane nella chiesa parrocchiale di Pontenure, è stato poi consegnato dal parroco moderatore ai rappresentanti delle altre Parrocchie, per essere esposto nelle rispettive chiese, facendo così compagnia agli altri Santi venerati da generazioni dalla gente di Pontenure e delle sue frazioni.
Cosa ci resta dunque di questa così gioiosa, e a tratti quasi “santamente chiassosa”, domenica di festa? Ci resta sicuramente il duplice augurio fattoci dal Vescovo Adriano, che la nostra Comunità pastorale, affidata all’intercessione di San Carlo Acutis, possa essere davvero «luogo di incontro, accoglienza e crescita umana e spirituale per tutti», perché – come ci ricorda il Vangelo – la salvezza, che esige un’autentica conversione del cuore e il cambiamento della vita, a tutti è stata gratuitamente offerta dal Signore Gesù, che ha chiamato i suoi discepoli non servi ma amici. Un augurio non certo facile da realizzare, come ben sappiamo. Come pure non è facile l’altro augurio espresso da mons. Vescovo, quello «che ogni persona», ispirata dall’esempio di questo nostro nuovo Protettore, «impari a “mettere Dio al primo posto” e a vivere il Vangelo con entusiasmo, carità e spirito missionario».
Adesso però non siamo più soli ma abbiamo questo nuovo Patrono, un giovane amico di Dio, che ci guida, ci ispira, ci protegge e intercede per noi presso il Signore. A lui, alla sua intercessione, affidiamo tutti noi, i nostri sacerdoti e specialmente i nostri bambini e ragazzi, che mai come in questi tempi hanno bisogno di gustare la santità.
«Non io ma Dio», ci ha ricordato con evangelica semplicità San Carlo in una delle tante riflessioni che ci ha donato durante la sua breve ma luminosa vicenda terrena. Un invito che è un impegno per tutti, perché solo morendo a noi stessi, alle nostre voglie, ai nostri egoismi, alle nostre passioni, possiamo rinascere come uomini nuovi e rinnovati in Cristo Signore, proprio come ha saputo fare lui, San Carlo.




































































































