1° Novembre 2025: la Santa Messa al cimitero nel giorno dei Santi
di Redazione Sito ·
di Luca T. – 06 Novembre 2025

La morte resta per ogni essere umano – anche per l’uomo di oggi che, tra le altre cose, ha rivendicato il cosmo e il microcosmo, percorre i cieli ed esplora gli abissi, conosce i segreti del Dna e progetta viaggi sulla Luna – un mistero profondo, quasi insondabile. Un mistero che anche coloro che non sono credenti circondano di rispetto, se non di timore. È naturale: nella nostra vita siamo sempre alla continua e inesausta ricerca di qualcosa di nuovo, anzi crediamo quasi di non averne mai abbastanza.
In effetti, la nostra intera esistenza è tutta come protesa verso un continuo «domani», dal quale ci attendiamo sempre «di più»: più amore, più sicurezza, più felicità, più benessere. Tutto il nostro vivere è come sospinto dalla speranza, anche nelle difficoltà e nella solitudine: non cessiamo mai di sperare in un domani migliore. Ma in fondo a tutto questo nostro “stordirci” di vita e di speranza si annida, spesso negato, a volte scacciato, ma sempre in agguato, il pensiero della morte.
E noi facciamo molta fatica ad abituarci ad esso. Eppure la morte è la compagna di tutta la nostra esistenza: addii e malattie, dolori e delusioni non ne sono che i segni premonitori. È la morte che ci ricorda qual è il destino ultimo dell’uomo, la cui anima non cessa mai di ricercare il suo Creatore, come la cerva anela ai corsi d’acqua, come recita il canto del salmista.
La risposta a questo grande mistero, per coloro che credono, si trova nella profondità della fede personale nel Signore, morto e risorto per la nostra salvezza, perché ogni risposta risiede in Cristo, ogni nostra domanda trova in Lui la via, la verità e la vita. Il cristiano, infatti, sa bene che con la morte si troverà di fronte al Signore che lo attende a braccia aperte e potrà finalmente compiere la scelta definitiva, costruita con tutte le scelte parziali di questa vita: se accettare (o rifiutare per sempre) l’amore che Cristo gratuitamente gli offre, quell’amore in cui risiede la gioia piena, vera, definitiva.
In questi giorni autunnali, all’inizio del mese di novembre, il ricordo dei nostri cari defunti si fa più intenso e accomuna non soltanto i credenti, ma tutte le persone che si recano al cimitero a visitare un parente o un amico, per mormorare un saluto, recitare una preghiera, portare un lumino o qualche fiore. È una tradizione ancora viva nella nostra società, segno di un ricordo che unisce in modo indissolubile coloro che hanno ancora familiari che si recano a visitare i propri defunti, ma anche coloro che riposano in tombe ormai abbandonate, come è facile vedere passando lungo i viali dei nostri cimiteri, in particolare quelli delle campagne o della montagna. Eppure, anche essi non sono affatto dimenticati: anche per questi morti cui nessuno pensa, anzi soprattutto per costoro, si innalza la preghiera di suffragio che la Chiesa offre al Signore della Vita ogni volta che viene offerto il sacrificio della Messa.

Nel pomeriggio della solennità di Tutti i Santi, sabato 1° novembre, presso il cimitero comunale di Pontenure è stata celebrata dal nostro parroco don Mauro Tramelli la tradizionale Santa Messa davanti alla cappella del camposanto, in cui sono ospitate le tombe dei sacerdoti originari di Pontenure e di due dei suoi arcipreti che hanno già fatto ritorno alla casa del Padre.
Quando è iniziata la celebrazione eucaristica, dai quattro angoli del camposanto sono state molte le persone che, come richiamate da una forza invisibile, si sono riunite nello spiazzo davanti alla cappella dove veniva celebrato, attraverso la liturgia, il mistero pasquale di Cristo, invocando la misericordia del Signore per i fratelli defunti e chiedendo per loro il dono di partecipare alla Pasqua eterna del Cielo.
Nell’omelia del celebrante sono risuonate ancora una volta le parole delle Beatitudini, il Discorso della montagna, proposizioni che ci hanno ricordato come la santità è dono dell’amore di Dio e risposta dell’uomo all’iniziativa divina, partecipando attraverso la preghiera, la carità operosa, la frequenza ai sacramenti, e costruendo così la santità giorno per giorno nel nascondimento della vita quotidiana.
Dal cuore di tutti si è innalzata, nel bigio cielo di inizio novembre, una preghiera silenziosa che ha unito in un solo inno di lode la Chiesa pellegrina sulla terra, quella che ancora si corrobora in Purgatorio e quella che in Paradiso già contempla il volto beato del Signore risorto. Dona Signore a tutti i defunti, che in Te hanno sperato, la luce e la pace eterna.
















































