Il Santo del Mese – Santa Caterina d’Alessandria
di Redazione Sito ·
di Luciano Casolini – 08 Novembre 2025
Titolo: Vergine e Martire. Ricorrenza: 25 Novembre. Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco.
Martirologio Romano: Santa Caterina, secondo la tradizione vergine e martire ad Alessandria, ricolma di acuto ingegno, sapienza e forza d’animo. Il suo corpo è oggetto di pia venerazione nel monastero sul monte Sinai.
Si conosce ben poco della biografia della Santa che è oggetto di questi brevi righe. Sue notizie ci vengono fornite da una Passio, scritta intorno al decimo secolo, in Grecia, ben sette secoli dopo il martirio della giovinetta, appena diciottenne, che ebbe luogo nel 305, ad Alessandria d’Egitto, che francamente, ci fornisce notizie non prive di qualcosa di leggendario.
È un periodo nel quale le persecuzioni verso i seguaci del Cristo continuano in modo cruente e sanguinoso, anche nelle regioni periferiche dell’ Impero Romano. Anche Caterina non fu risparmiata da questa crudele sorte, fu incriminata per la sua fede, resistette alle lusinghe imperiali per spingerla ad abiurare la fede, in carcere fu nutrita da una colomba e Cristo stesso le sarebbe apparsa per consolarla.
Anche l’imperatrice e il capo della corte si recarono a trovarla e, colpiti dalle parole di Caterina, si convertirono insieme a 200 soldati. L’imperatore decretò la sua morte per decapitazione e fu apostrofato dalla santa con queste parole : “Perché vuoi perdere questa folla con il culto degli dei? Impara a conoscere Dio, creatore del mondo e suo Figlio Gesù Cristo che con la croce ha liberato l’umanità dall’inferno”.
Mentre il suo capo veniva reciso, dal collo sgorgò latte e subito gli angeli trasportarono il suo corpo sul Monte Sinai, dove venne inumato. In quel luogo, dove Mosè ricevette le tavole dei dieci comandamenti, fu eretto il più antico monastero della cristianità ancora esistente, centro di spiritualità e di memorie storiche.
La devozione a Santa Caterina, ben presto, ebbe modo di radicarsi in Europa, dove giunse grazie ad alcuni monaci orientali e da coloro che avevano partecipato alle crociate, diffondendo il suo culto, che ha poi influito anche sulla letteratura popolare e sul folclore. Quello che dà grande importanza è la molteplice testimonianza di Caterina: vergine, martire, donna sapiente e di alto rango, aspetti e valori che segnarono i momenti ben precisi dell’espansione e affermazione del Cristianesimo in Europa nel periodo dell’alto Medioevo.
È Patrona dei filosofi, in ricordo della disputa tra lei e un gruppo di sapienti intellettuali alessandrini che, convocati dal prefetto romano, non solo non riuscirono a confutare le tesi della Santa sulla divinità del Cristo, ma, anzi, furono convertiti alla fede cristiana, e, ipso facto, furono arsi vivi per ordine del prefetto romano. Anche in Francia e nell’Europa centro-settentrionale, fu ben presto ispiratrice anche di poemetti e rappresentazioni sacre e la sua ricorrenza annuale fu ed è, tuttora, vista principalmente come la festa dei giovani. È per questo motivo che in Francia, Caterina divenne la patrona degli studenti di teologia e la titolare di molte confraternite femminili; è, in particolare, la protettrice delle apprendiste sarte, che da lei prenderanno il nome destinato a durare a lungo anche in Italia: “Caterinette”.
Anche nell’arte la santa ha trovato ampio spazio, ritratta nei dipinti di Caravaggio, Raffaello, Artemisia Gentileschi, il Parmigianino, il Guercino, Tiziano e non ultimo il Pordenone del quale possiamo ammirare l’affresco che narra la disputa della santa con i filosofi nel transetto di sinistra della basilica di Santa Maria di Campagna a Piacenza.
Anche al sottoscritto la Santa evoca dolci e teneri ricordi. Infatti, fin da giovane adolescente, ho memoria di quella mattina del 25 novembre, nelle quali le foschie novembrine avvolgevano le mie colline orvietane come un foglio di carta argentata, pur imperlando di tenere goccioline l’ocra ruvido del tufo, ovattando, con discrezione, le guglie maestose del duomo di Orvieto. E mentre il babbo e la mamma sbrigavano con sagace maestria le ultime stoviglie della colazione, dalla finestra della cucina, s’incominciavano a vedere i contadini che, con scale e tanta dedizione, iniziavano la raccolta delle olive.
Era la ricorrenza di Santa Caterina d’Alessandria a celebrare quel rito, a scandire quel rituale faticoso ma tanto atteso per poter poi pregustare il prezioso sapore dell’olio nuovo che di lì a poco avrebbe impreziosito il povero pane “sciapo” quotidiano.
