A Muradello festa del Ringraziamento… e tanto altro della Comunità pastorale San Carlo Acutis
di Redazione Sito ·
di Cinzia Bianchi Rancati – 12 Dicembre 2025
“Un festone”. Così Don Mauro Tramelli, parroco moderatore della comunità pastorale San Carlo Acutis, ha iniziato la Santa Messa comunitaria domenica 23 novembre nella piccola chiesa di San Colombano Abate a Muradello.
“Oggi è San Colombano, è Domenica, è la Festa di Cristo Re, è la Festa del Ringraziamento e da Roma sono arrivati i mattoni della Basilica di San Pietro, uno per chiesa… è un segno, è un festone…che come minimo, a celebrare oggi, doveva esserci il Papa!”.
In effetti le ‘coincidenze’ sono davvero tante, accompagnate da un clima abbastanza clemente per questo periodo, che ha permesso ai numerosi trattori presenti di disporsi quasi in fila orante per ricevere, al termine della celebrazione, la Benedizione solenne.
Perché la festa del Ringraziamento celebra da anni il raccolto e il duro lavoro degli agricoltori ed esprime la Gratitudine dei contadini per i prodotti che la terra ci ha offerto e che, per l’occasione, sono stati deposti ai piedi dell’altare e poi donati alla Caritas per i più bisognosi.
Una festa che trae le sue origini dalle celebrazioni dei Padri Pellegrini, che dopo essere arrivati nel nuovo mondo nel 1621 dovettero affrontare un inverno molto duro, ma che con l’aiuto dei nativi americani della tribù Wampanoag, che significa ‘gente della Prima Luce’, riuscirono ad imparare quali prodotti coltivare, ma soprattutto come sopravvivere. E non è proprio poca cosa…! Avendo ottenuto poi un raccolto molto abbondante, sicuramente anche grazie all’aiuto ricevuto, i Padri Pellegrini organizzarono un banchetto per ringraziare Dio e festeggiare insieme al popolo indigeno.
La stessa passione missionaria che possiamo riscoprire in San Colombano Abate, un monaco irlandese vissuto tra il 540 e il 615 che viaggiò con 12 monaci confratelli per evangelizzare e portare il cristianesimo in tutta Europa, fondando monasteri come quello di Bobbio dove morì appunto il 23 novembre.
Giorno che quest’anno coincide anche con la solennità di Cristo Re dell’Universo, Sovrano non per mezzo del potere, del comando e della sottomissione, ma attraverso l’amore, il sacrificio e la salvezza. Una sovranità che ci porta sapientemente alla Crocifissione, la morte più ignominiosa… sul Golgota, dove le braccia aperte del Nuovo Adamo accolgono le ferite e le spine di tutta la Creazione.
Ma di fronte a tanta sofferenza, cosa fa quel popolo che solo pochi giorni prima aveva osannato Gesù stendendo mantelli a terra e sventolando palme in segno di giubilo? Sta in silenzio…
E cosa fanno quei capi che nell’immaginario avrebbero dovuto (e dovrebbero tuttora) essere di esempio per tutti? Lo deridono…con crudeltà, pur di fronte a tanto dolore, sfidandoLo a salvare sé stesso…se veramente il Messia…, e ponendo una scritta sopra la sua testa che aggiunge ulteriore scherno da parte dei suoi accusatori.
A differenza dei capi, invece, uno dei due malfattori crocifissi con Lui riconosce l’innocenza di Gesù e ridona certezza nella Sua promessa di essere con lui, quello stesso giorno, in Paradiso.
Il ‘buon ladrone’ (come viene definito), è figura simbolo di speranza e conversione, che ci ricorda che “Gesù è qui per i malati e non per i sani”.
“Pensiamo a quante volte la chiesa ha buttato fuori i malati e si è compiaciuta dei buoni, bravi, e perfetti…e gli altri…fuori!” rimarca Don Mauro durante l’omelia. Ma Gesù non è così. Lui sta in mezzo ai peccatori, cerca i peccatori, va… no… viene a casa nostra, mangia con noi, “per insegnarci che la nostra vita ha un valore davanti a Dio e non dobbiamo venderci alle cose di questo mondo”. Come Gesù che nel deserto, come sulla Croce, si è mantenuto fedele al patto con il Padre.
“I santi, San Colombano, San Carlo Acutis, hanno cercato questo, ognuno per la propria strada, ma mantenendo saldo un impegno anche a costo di sofferenze e a volte della vita stessa”. Questo è anche un messaggio per noi.
La consegna dei mattoni della Basilica di San Pietro ai rappresentanti delle parrocchie della comunità pastorale, al termine della celebrazione, ci dice di un impegno da assumere, a volte non semplice, perché è una strada nuova da percorrere ed una esperienza inedita da vivere. Ma è una responsabilità decisiva per il futuro della nostra Chiesa. L’invito è quello di rimboccarci le maniche e cominciare a costruire insieme, partendo da quel mattone, anche a costo di farci venire qualche ‘callo’.
“La Diocesi e le altre comunità pastorali ci stanno guardando con attenzione” conclude Don Mauro, “perché stiamo cominciando a costruire delle celebrazioni comunitarie seguendo le indicazioni del sinodo”, incontri che non vogliono essere occasionali, ma che stanno diventando prassi. Certo, ci vorrà ancora un po’ di tempo per poter ‘digerire’ il cambiamento, ma siamo sulla buona strada.
E a proposito di ‘digestione’, l’accogliente momento di condivisione conviviale, con l’eccezionale aggiunta di …salame cotto a colazione, ha suggellato una domenica altrettanto speciale dove Cristo Re, Ringraziamento, San Colombano, e Mattone di San Pietro sembra ci abbiano simbolicamente indicato i quattro punti cardinali di una bussola, messa tra le nostre mani dalle mani di Dio, che può aiutare tutti noi a non disperderci e a ritrovare, ovunque noi siamo, il nostro perno…che è Gesù.











































