UA-74246219-1

Una breve storia della nostra parrocchia

Dalla nascita della pieve ai giorni nostri

Il ducato di Parma e Piacenza affrescato nel 1574 da Ercole Pio e Antonio Paganini nella libreria del Monastero di San Giovanni a Parma.

Una cartolina raffigurante una veduta interna della chiesa di Pontenure nella prima metà del XX secolo.

Una cartolina postale che ritrae la facciata della nostra Chiesa come si presentava nel primo decennio del Novecento, prima dei grandi lavori di rifacimento intrapresi dall'allora arciprete monsignor Giuseppe Cardinali. Al posto del grande finestrone centrale era presente un dipinto ad affresco raffigurante il santo patrono, San Pietro Apostolo. In primo piano l'edificio che ospitava le scuole elementari demolito negli anni Sessanta.

Una suggestiva cartolina che ritrae la nostra chiesa parrocchiale come si presentava nei primi decenni del XX secolo.

l rapporto privilegiato tra il paese di Pontenure e la via Emilia è testimoniato da un particolare e singolare primato: l’appellativo di «via romea», cioè via diretta a Roma al sepolcro dell’Apostolo Pietro, affibbiato a partire dal Medioevo all'importante arteria consolare romana, si affaccia per la prima volta nella storia proprio a Pontenure, in un atto notarile risalente al lontano 990. Suggestiva e significativa è peraltro la continuità di dedicazione che scandisce in pianura il percorso del pellegrinaggio romeo: sono infatti ben cinque le chiese poste lungo la via Emilia tra Piacenza e Fiorenzuola dedicate a San Pietro. Per esse è stata ipotizzata da numerosi studiosi una funzione segnalatoria, pratica e simbolica, in favore dei numerosi pellegrini diretti a Roma, a rendere omaggio al sepolcro dei santi apostoli Pietro e Paolo.

Le origini della parrocchia di Pontenure sono avvolte nelle nebbie del mistero: anche il grande storico ecclesiastico piacentino Pietro Maria Campi, autore della monumentale Historia Ecclesiastica, ammette cautamente di non avere «cosa sicura da dire». È comunque probabile che la nascita della pieve di Pontenure si debba far risalire al periodo longobardo, quando il progressivo intensificarsi del processo di ruralizzazione delle strutture dell'amministrazione civile si accompagnò ad un analogo processo di ruralizzazione di quelle ecclesiastiche. All'interno dell'organizzazione ecclesiastica sorsero sempre più numerose le pievi che acquisirono una certa autonomia nei confronti del Vescovo locale e spesso si contrapposero agli enti ecclesiastici della città: col tempo le pievi acquisirono il diritto di battezzare e seppellire morti, d'indire processioni e di riscuotere le decime.

Le prime notizie dirette sulla pieve di Pontenure risalgono comunque all’undicesimo secolo: una pergamena risalente al 1009, già segnalata dal Nicolli e conservata presso l’archivio capitolare del Duomo di Piacenza, ci ha restituito il nome del primo arciprete a noi noto della chiesa plebana di San Pietro, anch’egli di nome Pietro e di un suo canonico, di nome Lanfranco. E proprio la dignità di pieve con la dedicazione al principe degli Apostoli a quella determinata soglia storica implicano tradizione, prestigio e fondazione remota: se la nascita della parrocchia rurale medioevale viene generalmente collocata nei secoli sesto e settimo, pare che la dedicazione a San Pietro designi sin dalle origini i luoghi di culto più antichi, spesso sorti su precedenti insediamenti di età romana, come gli antichi «capitalia» delle città di fondazione coloniale, quasi una rivalsa e una riappropriazione anche materiale dei centri di potere pagani.

Il secondo arciprete a noi noto, di nome Giovanni, compare soltanto nel 1141, a distanza di più di un secolo dal precedente, e viene menzionato nella Historia Ecclesiastica del Campi in relazione ad una sentenza emessa in quell'anno dal cardinale Azzone, legato di Papa Innocenzo III, sulla contesa sorta tra l'arciprete Giovanni e i canonici della pieve sulla validità della sua nomina. Per la cronaca, la sentenza del cardinale Azzone fu favorevole all'arciprete. Nel corso del Duecento si possono citare soltanto gli arcipreti Oddone (1224) e Monaco (1279), i cui nomi sono attestati rispettivamente in una pergamena conservata preso l'archivio parrocchiale e nell'opera del Campi.

È soltanto a partire dalla seconda metà del tredicesimo secolo, per la precisione dall'anno 1278, che si può ricostruire una successione cronologica continua degli arcipreti grazie ai documenti conservati presso l'archivio parrocchiale. Proprio in quell'anno, secondo quanto scrive il Campi nella sua opera, avvenne la divisione tra l'arciprete Oberto de Bonifacio e i quattro canonici che costituivano il Capitolo della chiesa di Pontenure. Così descrive questo conflitto fra gli ecclesiastici il Campi: «I Canonici di Pontenuro in quest’anno, che furono Otto Settembrini, Guglielmo Muffi, Pietro Orsi e Prete Gherardo; vennero nell’ultimo di febbraio a disunione tra essi, e l’Arciprete loro Uberto De Bonifacij, di tutte le possessioni, e terreni che quella Pieve tenea: assegnandosi separatamente à Canonici le loro tenute della proprietà, e poderi dell’Arciprete. Si che in detto luogo se n’andò in disuso lo stile del vivere insieme à comune, à guisa che nell’altro collegate di mano in mano avvenne». 

Risulta impossibile ricostruire quali chiese dipendevano dalla pieve di Pontenure prima del XVI secolo: non ne viene fatta una precisa menzione neppure nel Codice 28 della Cattedrale di Piacenza, risalente all’anno 1235 circa, dove sono elencate le decime che dovevano versare alla diocesi le pievi, le chiese e gli ospedali della nostra provincia. Da questo estimo apprendiamo però che dipendevano dalla nostra pieve «estimationes omnium ecclesiarum que sunt ultra Nuriam et Ardam». Come ricordavamo in apertura, è infatti tra i torrenti Nure e Arda e la via Romea che si modella territorialmente la pieve di San Pietro di Pontenure, chiesa battesimale al vertice di una vasta giurisdizione in grado di fornire, secondo i duecenteschi computi delle decime, ben cinquecento libbre di decima, una delle rendite ecclesiastiche più ricche dell’intera diocesi. In particolare, grazie agli studi ottocenteschi di Alessandro Wolf, possiamo affermare che nel Cinquecento dipendevano da Pontenure almeno nove chiese minori suffraganee: Santa Maria di Albiano, San Giacomo di Borghetto, San Giorgio di Buzalino, Santa Maria di Chiavenna Sottana, Santa Maria di Fossadello, Santa Maria di Monteguccio, San Colombano di Muradello, San Bartolomeo di Roncaglia e San Prospero di Zena. Per molte di esse, secondo documenti trecenteschi e quattrocenteschi conservati presso l'archivio parrocchiale, spettava all'arciprete di Pontenure la nomina del rettore «per antiqua e approbata consuetudine». Le chiese oppure oratori di Paderna, Valconasso e Montanaro dipendevano invece a quel tempo dalla pieve di San Giorgio. Solo a partire dalla fine del XVII secolo la giurisdizione sull'oratorio di Valconasso passò alla pieve di Pontenure. Sempre a partire dalla fine del Seicento il diritto di economato sulla pieve di Pontenure fu assegnato al rettore della chiesa di San Colombano di Muradello.

A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, in seguito ad una riforma del Codice di Diritto Canonico, l'antica pieve si trasformò in vicariato foraneo, pur continuando a svolgere le medesime funzioni di prima. Un elenco stilato nell’anno 1786 da monsignor Gregorio Cerati, vescovo di Piacenza, consente di ricostruire  con precisione quali parrocchie e oratori dipendevano dal vicariato di Pontenure verso la fine del Settecento: nel territorio del comune di Pontenure, dipendevano direttamente dalla chiesa parrocchiale gli oratori di Valconasso, Albiano, La Calabresa, Menarolo, Cascinazza, Berta, San Giovanni e San Martino, oltre alla chiesa parrocchiale di San Colombano di Muradello, con gli oratori della Salvezza, San Rocco, Sant’Anna, Samboneto e Roveleto di Cadeo. Nel territorio del comune di Piacenza, la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo di Roncaglia, la chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore di Borghetto e i dipendenti oratori dei Tedeschi, della Casa Vecchia e della Torre della Razza, e infine la chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire delle Mose, con gli oratori della Croce Grossa, del Malcantone e della Beata Vergine delle Grazie; nel territorio del comune di Caorso, la chiesa parrocchiale di Mezzanone, con gli oratori della Concezione Citra e Ultra, la chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire di Roncarolo, la chiesa parrocchiale di Santa Maria di Fossadello, con gli oratori di Sabbioncello e di Santa Teresa dei Zanoni. 

Nella prima metà dell’Ottocento dipendevano dal vicariato di Pontenure le prepositure di Borghetto, Le Mose, Muradello e Roncaglia, le rettorie di Fossadello, Roncarolo e Speradera, la prioria di Cadeo e l'oratorio di Valconasso. L’arciprete di Pontenure aveva il titolo di vicario foraneo: in qualità di vicario del vescovo in periferia, era incaricato di promuovere la vita liturgica, pastorale e la perfetta amministrazione nel territorio di sua competenza.

Nel secondo dopoguerra la parrocchia di Pontenure e le parrocchie delle frazioni entrarono a far parte della circoscrizione pastorale della Bassa Valnure con Podenzano e San Giorgio Piacentino. A partire dall'8 giugno 2001 la geografia della diocesi di Piacenza-Bobbio è stata completamente ridisegnata: le 428 parrocchie esistenti sono state suddivise in 40 Unità Pastorali, ciascuna guidata da un presbitero moderatore, facenti a loro volta parte di 7 vicariati, ciascuno dei quali guidato da un vicario episcopale territoriale. La parrocchia di Pontenure fa parte della V Unità Pastorale del Vicariato della Val Nure, comprendente anche le parrocchie di Valconasso, Muradello e Paderna.

×
Menù
UA-74246219-1