Sagrestani

I nostri Sacrestani

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I nostri quattro sagrestani in posa, da sinistra Mario, Francesco, Luigi e Danilo.

A parlare di sacrestani sembra di raccontare storie antiche, fatte di liturgie latine profumate d’incenso e ricordi di lunghe corde che arrivavano fino in cima al campanile, dimenticando quanto siano importanti – oggi forse ancor più di ieri – le figure di questi laici così speciali.

Non un semplice lavoro, non solo volontariato, ma vera missione, quella del sacrestano, una vocazione a cui bene o male ci si sente chiamati. Non è certo un caso infatti se un antico proverbio dei nostri nonni, in cui come sempre è rinchiusa tanta saggezza, citato anche dal Verga, recita: «Per far da Papa bisogna saper far da sagrestano». Probabilmente tutti sanno che questo compito non può essere svolto da una persona qualunque, ma forse non tutti sanno che esiste un’apposita organizzazione, la Federazione Italiana Sacristi, ed il loro patrono, San Pio X, è il pontefice che si propose come programma di governo di ricapitolare tutto in Cristo e lo realizzò in semplicità di animo, povertà e fortezza.

I compiti del sacrestano sono senza dubbio molteplici e disparati; fra di essi i più importanti sono quelli di custodire gli arredi sacri, preparare tutto il necessario per le celebrazioni e occuparsi di tutto quello che riguarda la cura della chiesa, della quale deve curare anche l’ordine e l’illuminazione. A lui il compito di aprire e chiudere le porte, cambiare gli addobbi, presenziare a tutte le funzioni con partecipazione, sempre pronto a ogni evenienza e a soddisfare con prontezza ogni richiesta del celebrante. Quello del sagrestano è in effetti un mestiere assai antico, che affonda idealmente le sue radici nelle pagine dei Vangeli, dalle quali emerge la grande cura e attenzione che merita il culto liturgico. Sentendo avvicinarsi il tempo della Sua Passione, Gesù in persona ordinò a due dei suoi discepoli, Pietro e Giovanni, di andare a Gerusalemme per “preparare la Pasqua”, inviandoli da un uomo che avrebbe mostrato loro una sala già pronta ed allestita per la celebrazione, dove preparare la cena nella quale avrebbe istituito i sacramenti dell’eucarestia e del sacerdozio (Luca 22,7-14).

Dopo la morte del nostro storico sagrestano Gianni Mazzoni, il parroco di allora, don Fausto Arrisi, non ha ritenuto opportuno mantenere la figura del sacrestano fisso, ma ha affidato lo stesso compito alla buona volontà di alcuni parrocchiani volenterosi, che si sono subito resi disponibili. Attualmente si occupano di questo importante servizio Mario Granata, Danilo Gallini, Luigi Cristalli, Francesco Casali e Fabio Alovisi, che si alternano, a seconda del tempo disponibile e dei loro rispettivi impegni, affiancando i sacerdoti nelle celebrazioni, e provvedono, nelle occasioni che lo richiedono, allo spostamento delle statue e alla preparazione di quanto occorre per le varie celebrazioni liturgiche. È un servizio puntuale e attento il loro, che svolgono con serietà, lieti di lavorare per il bene di tutti nella casa del Signore.

La vecchia sacrestia. - In precedenza la sacrestia era situata come avveniva un tempo proprio dietro all’abside della chiesa, come si può evincere da una nota della Confraternita del Santissimo Rosario risalente all’anno 1715. Ne viene anche descritto l’arredo, tra cui quattro armadi (al giorno d'oggi non più presenti) oltre a due canterani. Grazie ad un inventario risalente agli inizi del Novecento ricaviamo la seguente descrizione: la sacrestia aveva tre porte munite di serratura ed era illuminata da una finestra difesa da un telaio di ferro. Presso la sacrestia erano presenti un comò di noce con tre cassetti (ancora oggi presente) e i citati quattro armadi di legno di noce chiusi a chiave e dipinti di bianco: il primo era dedicato ai piviali, il secondo e il terzo alle pianete e alle palme, l'ultimo per oggetti vari. In uno degli armadi era ospitato un confessionale per gli uomini. Fra due di questi armadi era collocato l'altare per apparati, ricoperto con tela cerata nuova e dotato di predella di legno. Sopra l'altare vi era un piccolo armadio diviso in tre scompartimenti (quello centrale per i calici, quello destro per i purificatori e corporali nuovi, quello di sinistra per i purificatori e i corporali da pulirsi). Presso la sacrestia erano collocati anche un inginocchiatoio con tabella per preparazione alle sante messe, quattro sgabelli a mensola affissi al muro, un acquaio in pietra con portasciugamani. Per iniziativa dell'allora arciprete mons. Giuseppe Cardinali questa originaria sacrestia verrà demolita in seguito alla costruzione della palazzina di via Roma e sostituita nel 1932 dall’attuale. L'arredo interno venne completamente rinnovato all'epoca di monsignor Silvio Losini.