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Contrappunti natalizi

Sandro Botticelli, Natività Mistica, 1501, pittura a olio su tela, 108,5×75 cm, National Gallery, Londra.

Oggi è Natale, il giorno in cui celebriamo la nascita del Signore. Non c’e nessun’altra festa cristiana cosi carica di tradizioni, di fascino, che abbia altrettanto richiamo popolare, con le cerimonie e i riti più solenni, con usanze a volte di incerta origine e che si perdono nei secoli passati. Molti forse però ignorano che gran parte delle ambientazioni utilizzate nel presepe derivano dai Vangeli apocrifi, cioè non inclusi nel canone biblico, e da arcane tradizioni dimenticate. I Vangeli canonici infatti parlano della natività in modo molto vago tralasciando molti dettagli e particolari scenografici. Questo interessante articolo, tratto dalla rivista parrocchiale La Torre (numero 12 dell'anno 2000) ci aiuta ad approfondire meglio alcuni di questi particolari. Lo riportiamo di seguito:

La fonte autentica della rivelazione - dice Goethe nel Faust - «in nessun luogo come nel Nuovo Testamento arde più dignitosa e più bella». Può accadere comunque che essa arda, anche se meno dignitosa e meno bella, in altri libri. Nei libri apocrifi, per esempio, di cui solo pochi provengono da sette ereticali. A volte invece gli apocrifi contengono, anche se sepolto nel fango, oro fino, «aurum in luto»: parola di san Girolamo.

Ricordando che soltanto Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono riconosciuti dall'autorità infallibile della Chiesa come testi divinamente ispirati, non sarà inutile, forse, scorrere qualche pagina dei vangeli apocrifi del Natale di Gesù. Può darsi che scopriremo qualche scintilla della rivelazione ed estrarremo dal fango qualche pagliuzza d'oro.

Limiteremo la lettura al Protovangelo di Giacomo (circa il 200), al Vangelo armeno (sesto secolo), allo Pseudo Matteo (settimo-ottavo secolo) e all'Infanzia del Salvatore del codice Arundel 404 (nono-decimo secolo).

Maria triste e ridente. Simone aveva profetizzato del bambino Gesù che sarebbe stato «rovina e risurrezione di molti in Israele» (Luca 2, 34). Cogliamo negli apocrifi una variazione drammatica del vaticinio. Maria è in groppa a un'asina, a tre miglia da Betlemme. Giuseppe la vede ora rattristata, ora ridente. E allo sposo che gliene chiede la ragione rivela: «È perché vedo con i miei occhi due popoli, uno che piange e fa cordoglio, e un altro che gioisce ed esulta». Così il Protovangelo di Giacomo (17, 2). Lo Pseudo Matteo (13, 1) - seguito dal codice Arundel (61) - fa spiegare la visione di Maria da un bel ragazzo splendidamente vestito.

Maria «ha visto piangere il popolo dei Giudei perché si è allontanato dal suo Dio e gioire il popolo dei pagani perché si è accostato e avvicinato al Signore secondo quanto egli aveva promesso ai nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe. È giunto il tempo in cui nella discendenza di Abramo è concessa la benedizione a tutte le genti». Il vangelo armeno (8, 3-4) fa interpretare da un angelo una visione un po' differente di Maria, quella di due eserciti, le cui truppe di destra sono gioiose e quelle di sinistra tristi. L'esercito angelico di destra attende che Maria dia alla luce il bambino per adorarlo. L'esercito demoniaco di sinistra è atterrito al pensiero che tra poco sarà messo in fuga dal neonato.

La grotta. «E vieni in una grotta / al freddo e al gelo». Nessun accenno nei vangeli canonici alla grotta cantata da Sant' Alfonso Maria dei Liguori. È il Protovangelo di Giacomo (18, 1) il primo a parlare della grotta (spelaion). La quale nello Pseudo Matteo (13, 2) è presentata come «sotterranea, in cui non c'era stata mai luce ma sempre tenebre». Il Vangelo armeno (8, 6) aggiunge che era «caverna abbastanza grande, dove pastori e contadini, che abitavano e lavoravano nei dintorni, radunavano e ritiravano la sera i loro greggi».

Il bue e l'asino. La notte del 25 dicembre 1223 san Francesco volle celebrare il Natale rappresentando il Bambino - narra Tommaso da Celano (1, 30, 84) - «come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello». Non c'è presepe oggi che non faccia posto ai due animali, di cui peraltro i vangeli ispirati non parlano affatto. ne parla - unico tra gli apocrifi - lo Pseudo Matteo (14). Maria «pose il bambino nella mangiatoia, e il bue e l'asino l'adorarono [...]. E quegli animali, avendolo nel mezzo, lo adoravano senza posa». Lo Pseudo Matteo vede l'adempimento sia di Isaia 1, 3: «Il bue conosce il suo padrone e l'asino il presepe del suo signore», sia di Abacuc 3, 2 (LXX): «In mezzo ai due animali ti manifesterai».

L'arresto del creato. Il protovangelo di Giacomo (18, 2) e il codice Arundel (72) descrivono poeticamente l'immobilità e il silenzio in cui piomba il cosmo nell'imminenza della nascita di Gesù; per la loro freschezza e vivacità mette conto citare i due passi nella loro integrità. «E io Giuseppe - si legge nel Protovangelo - camminavo e non camminavo. Guardai nell'aria, e la vidi colpita da stupore. Guardai la volta del cielo, e la vi- di ferma, e immobili gli uccelli del cielo. Guardai sulla terra, e vidi un vaso giacente e degli operai sdraiati con le mani nel vaso. Quelli che masticavano, non masticavano; quelli che prendevano su il cibo, non lo sollevavano dal vaso; quelli che lo portavano alla bocca, non lo portavano, le facce di tutti erano rivolte a guardare in alto. Ed ecco delle pecore erano spinte innanzi, ma stavano ferme: il pastore alzò la mano per percuoterle, e la sua mano restò per aria. Guardai alla corrente del fiume, e vidi le bocche dei capretti poggiate sull'acqua, ma non bevevano. Poi tutte le cose in un istante ripresero il loro corso». «In quel momento - riferisce a sua volta il codice Arundel - tutte le cose si fermarono nel più grande silenzio e nel timore. Cessarono i venti non dando più soffio, nessuna foglia degli alberi si mosse più, non si udì più rumore di acque, i fiumi non scorsero più né ci fu più il flusso del mare, e tutte le fonti delle acque tacquero, né risuonò più voce di uomini. C'era un silenzio grande. Da quel momento lo stesso polo cessò dall'agilità del suo corso. Erano quasi passate le misure delle ore. Tutte le cose. con gran timore avevano taciuto stupite, mentre noi aspettavamo la venuta della maestà di Dio, la fine dei secoli».

Nessuna deviazione, dunque, dalla ortodossia nei brani sopra esposti dei vangeli apocrifi. Non sono inopportune. comunque, due osservazioni. Gli apocrifi non imitano impassibilità dei vangeli ispirati che si guardano dal levare un grido di gioia davanti al presepe o un lamento di dolore sotto la croce. Gli apocrifi, tuttavia, imitano tante pagine della Bibbia canonica nel drammatizzare avvenimenti, sentimenti e realtà soprannaturali. Si spiega così la tristezza di Maria per la sorte degli Ebrei increduli e la sua esultanza per l'entrata dei pagani credenti nella famiglia spirituale di Abramo.

Si spiega anche come la imminente manifestazione di Dio, per cui il Verbo si fa carne, ט resa drammaticamente con lo stupore di tutto il creato, umano e infraumano, animato e inanimato, che resta immobilizzato e muto. San Paolo non aveva parlato, a proposito di Cristo risorto, della creazione che «geme e soffre [...] nelle doglie del parto» attendendo con impazienza di condividere la glorificazione in Cristo del corpo dell'uomo (Romani 8, 19-23)?

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Parrocchia di Pontenure
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