Quaresima 2019, il dipinto - La Cena di Emmaus*

I dipinti di Sieger Köder, artista e sacerdote, trasformano il Vangelo in un racconto a colori. I volti, le scene, i colori di Köder hanno una potenza simbolica e un andamento narrativo che ce li rende familiari. Così accade anche in questa Cena di Emmaus.

Al centro del quadro vi sono i due discepoli seduti a una tavola apparecchiata per tre: tre pezzi di pane, tre bicchieri di vino. Il discepolo a sinistra, vestito di blu, con il capo coperto, tiene in mano il suo pezzo di pane, ha gli occhi chiusi: è assorto.

A destra il suo compagno, vestito di rosso, tiene in mano il bicchiere col vino, l’altra mano è aperta, lo sguardo rivolto verso l’alto, verso una luce che illumina il desco e riempie lo sfondo.

All'altro capo del tavolo, sulla tovaglia bianca, un altro bicchiere di vino, un altro pezzo di pane. Ma non c’è Gesù. C’era, fino a un attimo prima. Ma allo spezzare del pane, mentre elevava a Dio la preghiera di ringraziamento, in quel momento i discepoli lo hanno riconosciuto e la sua persona, nel gesto, si è rivelata per quello che è e si è trasformata in pienezza spirituale, luce totale, Dio.

Il dipinto mette in scena un racconto che inizia in alto a sinistra: sullo sfondo scuro si scorgono delle figure. Il cielo è rosso, il sole è tramontato, nell'oscurità si stagliano le ombre dei viandanti che tornano da Gerusalemme con la tristezza nel cuore.

Tra i due si intravvede una terza figura, il suo capo è circondato da un’aureola di luce. Gesù in persona accostatosi ai discepoli, camminava con loro. “Ma – riferisce Luca - i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo”. Il buio della sera è il buio del loro cuore, che non trova pace, perché quello che credevano il Salvatore è stato crocifisso. Sono delusi. L’uomo che si è unito a loro, mentre camminano, li aiuta a capire quel che è accaduto, riprende le Scritture, dà loro conforto.

I due decidono quindi di invitarlo a mangiare. Hanno bisogno di quella compagnia. E nel momento in cui lo straniero spezza il pane, i due capiscono di colpo di quale compagnia si tratta. Cumpanis, mangiare insieme il pane, questo vuol dire essere compagni. Ma il pane che stanno per consumare è molto più di acqua, farina e lievito, quel pane è Cristo. Nel momento in cui lo riconoscono, Cristo-in-persona sparisce, prende un’altra forma.

Köder non ci rappresenta il momento del riconoscimento, ma l’attimo immediatamente successivo. L’intera scena, i discepoli, noi stessi veniamo invasi dalla luce. Il quadro è pieno di luce. Il gesto eucaristico accende la luce dell’intelletto, dei sensi, del cuore: adesso i discepoli vedono quello che prima non vedevano, danno un senso all'emozione che quello sconosciuto aveva suscitato in loro, ora tutto diviene chiaro. Era Lui, sì era Lui. Ecco perché ci ardeva il cuore ascoltandolo.

L’uno abbassa il capo, tiene il pezzo di pane stretto nelle mani, vicino al cuore: forse sta ripensando a ciò che è successo, sembra quasi mortificato (perché non ho capito che era Lui?), è in adorazione, preso dalla commozione di fronte alla grandezza assoluta. L’altro ha le braccia aperte, in una mano il bicchiere di vino, l’altra spalancata, come il suo volto, sbiancato dalla luce immensa che lo avvolge: stupore, meraviglia, un’energia incontenibile, contentezza assoluta. Ma a quel desco, dalla parte dove sono appoggiati i rotoli dei testi sacri aperti (qualcuno li ha letti e ne ha rivelato il senso) c’è un altro commensale: noi.

Ci sembra di essere chiamati dentro il quadro, come se a quella tavola, ritratta con una prospettiva rovesciata, fossimo seduti anche noi. Köder include il nostro punto di vista, perché anche noi siamo coinvolti in quella storia. Anche noi abbiamo camminato e continuiamo a camminare e cerchiamo consolazione. Anche per noi è difficile avere speranza di fronte a certi eventi. Camminiamo, ci perdiamo, sopraffatti da una storia cattiva, dove vince la disumanità, disseminata di croci che galleggiano in mare, poi l’eucarestia ci rimette a tavola, per riconoscere e condividere la salvezza e così ci rimettiamo in cammino con fiducia.

Ed ecco nell’angolo in alto a destra, su uno sfondo rosso vivo, denso di luce, i nostri due discepoli: la cena è finita, riprendono la strada, ma non c’è più buio. Riconosciamo il discepolo con la veste rossa, tiene in mano una candela accesa, il discepolo con la veste blu ha il capo scoperto, si è messo in moto, il volto rivolto verso l’alto, lo sguardo aperto. Non più ripiegato su se stesso, tutto proteso verso la luce, con una torsione innaturale del corpo.

Il cammino riprende più sicuro, più convinto, c’è una luce che permette di vedere e di riconoscere. Altre storie accadranno, ma si potrà ancora tornare al gesto da cui tutto prende vigore. Il ricordo di quell'incontro è vivo, fa venire voglia di andare, perché chi ha riconosciuto il Signore ha voglia di dirlo a tutti.

Questo è il dinamismo della vita di fede: ci perdiamo, ritroviamo il senso, ripartiamo. Abbiamo sempre bisogno di ritornare al senso del nostro essere al mondo e abbiamo la certezza di poterlo ritrovare.

La memoria in questo è essenziale: è l’asse intorno a cui si avvita la nostra identità come singoli e come Chiesa. La memoria ci permette di ri-conoscere ciò che abbiamo conosciuto, ma che abbiamo bisogno, giorno per giorno, di ri-conoscere.

Come i discepoli di Emmaus, sempre in cammino, avendo accanto, anche senza accorgercene, colui che ci spinge a guardare la realtà, a capirla, anche quando sembra insensata e forse, proprio per questo, ad amarla di più.

* testo tratto dal sussidio sulla Quaresima della Diocesi di Piacenza-Bobbio

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