29 agosto, festa della Madonna della Guardia: alla riscoperta di un tragico avvenimento (e di una devozione) ormai dimenticati

Ci sono certi avvenimenti che restano impressi in modo indelebile nella memoria di una comunità, come il tragico evento, dalle conseguenze potenzialmente devastanti, che  in questo stesso giorno, più di novant'anni fa, sconvolse la tranquilla vita del nostro paese in un caldo e assolato pomeriggio di fine estate.

Durante la Grande Guerra il nostro paese si trovò ad ospitare presso l'edificio delle scuole elementari del capoluogo una batteria del 21° Reggimento artiglieria da campagna e verso la fine del conflitto, presso un campo posto nelle vicinanze dell'attuale complesso industriale Fuochi Milanesi, in località Fontana Piccola, venne installato un deposito di munizioni accanto al quale sorgeva una casermetta dove alloggiavano i soldati incaricati della sua custodia. Nel dopoguerra il deposito venne preso in gestione dalla ditta Orio e Fincati per essere trasformato in un laboratorio dove veniva estratto l’esplosivo tratto dai proiettili d’artiglieria rimasti nei magazzini dopo la conclusione del conflitto. Per ottenere la polvere i proiettili dovevano essere svuotati, perciò venivano disinnescati e adagiati capovolti attorno ad un’ampia vasca che conteneva acqua bollente, in modo tale che il vapore acqueo facilitasse lo scarico della polvere che veniva poi raccolta in un deposito posto nelle vicinanze. La polvere così ottenuta veniva in seguito utilizzata per ricavare concimi chimici da utilizzare per usi agricoli, mentre i bossoli d’ottone dei proiettili venivano fusi.

Alle ore 17.30 del 29 agosto 1927, era un lunedì, presso il laboratorio si verificò l'esplosione di una caldaia adibita allo scaricamento delle munizioni e uno dei proiettili, forse per l’eccessivo riscaldamento, esplose all'improvviso, provocando l’esplosione a catena di altri proiettili che erano collocati nelle vicinanze: uno di questi raggiunse il podere Miracolo, un secondo il podere Giarona e un terzo piombò sulle case di via XXVIII Ottobre, attuale via Moschini. A causa della violenza dello scoppio molte case vennero scoperchiate, si registrarono lesioni anche strutturali ai muri, la rottura di imposte ed infissi e i vetri delle case di tutto il paese andarono in frantumi; la popolazione fuggì in massa verso il Nure, ma fortunatamente non si registrò nessuna vittima. Le conseguenze avrebbero però potuto essere di gran lunga più disastrose senza il provvidenziale e tempestivo intervento di uno dei militari di guardia al laboratorio, il quale con grande coraggio spinse lontano dal luogo dell’esplosione altri tre carrelli carichi di proiettili non ancora disinnescati, impedendo poi che l'incendio sviluppatosi nel frattempo si estendesse al contiguo deposito di munizioni. Protagonista di questo eroico atto fu un carabiniere, il brigadiere a piedi Marco Billi, che venne subito insignito di un encomio solenne dal comando del Corpo d’Armata di Milano per il coraggio e l’abnegazione dimostrati.

A un evento così drammatico seguì ovviamente, come purtroppo sempre avviene, una lunga scia di polemiche e contese giudiziarie. La ditta Orio e Fincati non ritenne di essere responsabile dell’esplosione e si rifiutò pertanto di provvedere al pagamento dei danni, costringendo l’Amministrazione comunale, retta allora in qualità di podestà dal generale Guido Mori, a rivolgersi al tribunale per poter ottenere il risarcimento dovuto. Nei mesi successivi, comunque, le insistenze della popolazione presso le autorità valsero ad ottenere il trasferimento del deposito in altra località, liberando così il paese da un potenziale pericolo che avrebbe potuto causare altri danni e forse vittime durante la guerra che sarebbe di lì poco scoppiata, come accadde a Piacenza, con le violente esplosioni della Pertite (8 agosto 1940) che causarono in tutto ben 47 morti e circa 500 feriti.

Tornando all'esplosione del 29 agosto 1927, ricorreva in quel giorno la festa della Madonna della Guardia e gli abitanti di Pontenure vollero attribuire la loro salvezza alla miracolosa protezione della Vergine. Negli anni successivi l’avvocato Edilio Raggio, fratello di Armando junior, decise di donare alla Parrocchia una statua della Madonna della Guardia che venne subito collocata in chiesa, in una nicchia realizzata sulla parete del transetto che ospita la cappella della Madonna del Rosario. Per molti anni, su iniziativa del parroco di allora, monsignor Giuseppe Cardinali, la memoria di questo giorno veniva onorata con una santa messa, preceduta come era allora consuetudine da una novena di preparazione. Al termine della funzione presso la chiesa, la statua veniva portata con una solenne processione lungo la via Emilia fin sul luogo dell’esplosione, con una larga partecipazione di popolo. Le dolorose e drammatiche vicende che interessarono il nostro paese in seguito allo scoppio di un altro (e ben peggiore) conflitto mondiale, il rapido mutamento dei tempi, l’aumento del traffico stradale e forse anche l’affievolirsi della memoria di quel tragico giorno, portarono ben presto a celebrare in tono minore questo avvenimento: l’ultima processione si svolse probabilmente nel 1952, anno in cui si spense lo stesso monsignor Cardinali (15 gennaio), o comunque negli anni immediatamente successivi.

Dove si trova attualmente questa statua? Dopo essere rimasta per lungo tempo conservata nella nicchia citata in precedenza, da dove veniva calata una volta all'anno per il tradizionale pellegrinaggio di fine agosto, la scultura trovò una nuova collocazione in occasione dei lavori di adeguamento liturgico intrapresi negli anni Sessanta del secolo scorso da monsignor Losini. La nicchia che l’ospitava venne murata nel 1962, anche se resta ancora oggi visibile sul muro il profilo della sua esistenza, mentre la statua venne collocata in un’altra nicchia realizzata presso la cantoria alla sinistra del presbiterio, dove rimase fino agli inizi degli anni Novanta quando, in occasione dei lavori di ristrutturazione della chiesa, venne nuovamente spostata e depositata nella stanza bassa della Torre dove si trova tuttora. La statua, ancora in buone condizioni di conservazione ma bisognosa di pulitura e qualche piccolo restauro, raffigura la Vergine nella classica iconografia dell’apparizione al pastore Benedetto Pareto, avvenuta sul monte Figogna il 29 agosto 1490, dove sarebbe poi sorto il famoso santuario dedicato alla Vergine, che rimase per molti decenni una delle mete favorite dei pellegrinaggi pontenuresi. Alla base della statua, opera artigiana in legno di Ortisei, era presente un tempo la seguente iscrizione: "In ringraziamento per aver salvato Pontenure da un terribile disastro. 29.8.1927", che oggi sembra scomparsa. Ma si sa, come scriveva Ovidio, Tempus edax rerum, il tempo tutto divora. Non solo la memoria storica ma anche la fede e la devozione degli uomini.

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Parrocchia di Pontenure
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