Mercoledì 25 Dicembre, la solenne santa messa della notte nel Natale del Signore

"I pastori se ne ritornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto" (Luca 2,20)

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse». Così parlava il profeta Isaia nella prima lettura proposta dalla liturgia per la messa della notte di Natale.

Anche per noi si rinnova una gioia grande: dopo quattro settimane di attesa e preparazione del cuore, ecco finalmente il nostro Dio. Oggi è nato il nostro Salvatore, «che è il Cristo Signore»: questa è la nostra gioiosa certezza, che unisce la Terra al Cielo nell'inno angelico, il canto del Gloria, che inizia proprio con le medesime parole intonate dagli Angeli in quella notte beata, così lontana dal nostro tempo ma così vicina al nostro cuore: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». Anche se molti uomini non riescono ancora ad udire questo inno di lode ed esultanza e si trovano ancora a camminare nelle tenebre, come descritto dal profeta, nella profonda oscurità il nostro orecchio ha sentito il vagito che ha spezzato l’atmosfera immota della notte: la stella del mattino si è levata, per noi è nato un Bambino.

La venuta del Salvatore si è rinnovata anche per la nostra comunità durante la solenne santa messa che si è svolta nella notte di mercoledì 25 dicembre. Durante il canto del Gloria, il nostro parroco don Mauro Tramelli ha incensato la statua di Gesù Bambino posta alla destra dell’altare, accanto al grande cero la cui fiamma arde grazie alla Luce della Pace proveniente dalla grotta della basilica della Natività a Betlemme, il villaggio della Giudea dove secondo il Vangelo di Luca avvenne la nascita del Salvatore.

Nel suo racconto l’evangelista si sofferma su alcuni particolari storici, che ci consentono di ancorare la venuta del Salvatore nel continuo e incessante fluire del tempo e delle vicende umane, che però da quella Venuta saranno radicalmente trasformate. Per sempre. Luca ci ricorda che «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra», e ci mostra un Gesù povero, deposto in una mangiatoia perché non c’era posto per lui e per i suoi genitori nell'albergo, tanto che solo i poveri, i pastori, spesso emarginati dal resto della comunità perché considerati ladri e predoni, i vigilanti, costretti a vegliare di notte per custodire il gregge, vanno a cercarlo e, come detto loro dalle schiere celesti, lo trovano, lo riconoscono e lo accolgono.

Durante la sua omelia, pronunciata a braccio, don Mauro ha voluto ricordare che celebrare il Natale significa "proclamare che Dio è presente in mezzo agli uomini e per riconoscerlo ci sono sostanzialmente due modi", quello dei pastori, che dopo aver sentito l'annuncio degli angeli si mettono in cammino per andarLo a cercare, e poi c'è "un altro cammino, quello dei Magi, che forse è legato più a noi e alla nostra mentalità". Un cammino, quest'ultimo, lungo e difficile, faticoso e pieno di imprevisti, che non è mosso da un annuncio ma da un desiderio di ricerca, "da una domanda, una domanda che vuol trovare una persona e un incontro, a cui non si arriva mai da soli ma con gli altri, perché in gruppo si mantiene viva la domanda, perché in gruppo si tiene viva la risposta, perché ci si sostiene e si incoraggia l'un l'altro, perché forse ci si accorge che il Signore è per tutti e per ciascuno", superando gli ostacoli che si mettono in mezzo all'incontro col Signore, "quei poteri mondani che vogliono far tacere, velare, nascondere, in ogni epoca, in ogni stagione umana, la presenza di un Dio che rende l'uomo libero".

I canti del Coro "Perfetta Letizia", diretto da Silvia Riboni, hanno come di consueto piacevolmente accompagnato l’intera celebrazione, rendendo ancora più calda e solenne l’atmosfera che si respirava in chiesa, illuminata a festa per questa grande solennità, anche grazie al grande presepe in stile popolare realizzato come ogni anno da alcuni volontari nella cappella di San Rocco, davanti al quale numerose persone si sono trattenute in devota e silenziosa preghiera. Una volta compiuti i riti di comunione, dopo la solenne triplice benedizione finale, don Mauro ha preso fra le braccia la statua del Santo Bambino per offrirla ai fedeli che allineati in fila attendevano di accostarsi al Salvatore per rendergli omaggio col tradizionale bacio. Al termine della santa messa i ragazzi del Gruppo Dopocresima si sono ritrovati in Oratorio insieme ai loro educatori per scambiarsi gli auguri e brindare insieme, immersi nella sempre suggestiva e quasi magica atmosfera della notte santa di Natale.

 

Alcuni momenti particolarmente significativi della santa messa della notte nel Natale del Signore. Ad accompagnare il filmato, il canto Adesso è la pienezza intonato dai cantori del Coro "Perfetta Letizia", diretto da Silvia Riboni.

 

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