Mentre scendeva la sera del mondo...

Mentre scendeva la sera del mondo,
come uno sposo uscito dal letto nuziale,
(nascesti) dal castissimo
grembo della Vergine Madre.
(dall’inno Conditor alme siderum)

È un’immagine poetica di straordinaria grazia e bellezza quella del Salvatore del mondo che esce dal grembo della Vergine, raggiante come uno sposo che esce dal talamo nuziale dopo la prima notte di nozze, per salvare il mondo ormai vecchio e stanco, giunto alla sera dei suoi giorni, condannato irrimediabilmente alla rovina, e con esso l’umanità tutta. L’incarnazione del Figlio di Dio diviene così il rimedio al declino del giorno, del tempo, della storia, della vita stessa degli uomini. Il Figlio di Dio viene su questa terra per arrestare il tramonto del mondo, attraverso il suo sacrificio, fornendo agli uomini il rimedio necessario, il perdono delle colpe, come ci ricorda San Leone Magno in una delle sue celebri omelie natalizie.

Proprio durante una notte non diversa da tante altre, in uno sperduto villaggio di una regione povera ed arretrata, alla periferia del più grande impero della storia, quando finalmente sul mondo allora conosciuto regnava la pace, mentre su quella porzione di terra spadroneggiava il crudele re Erode e il governatore romano della Siria era Quirinio, all'epoca della centonovantaquattresima Olimpiade, nel quarantaduesimo anno dell’impero di Ottaviano Augusto, Dio ha così finalmente mandato «suo Figlio, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli».

Attraverso il mistero dell’incarnazione, il Figlio di Dio, che è vero Dio e vero uomo, nell’unità della sua persona divina, ha assunto la nostra stessa natura umana «per noi uomini e per la nostra salvezza», come ci ricorda il Credo, riconciliando finalmente, attraverso la sua morte e la sua resurrezione, noi peccatori con il Padre, facendoci conoscere il suo amore infinito verso di noi, sue creature, mostrandoci il modello di santità a cui aspirare e rendendoci «partecipi della grazia divina».

L’incarnazione, è questo il fatto nuovo che spinge, come ci ricorda il Vangelo di Luca, le schiere degli angeli ad inneggiare col canto del Gloria a questo evento prodigioso che cambiò radicalmente e trasfigurò per sempre la storia dell’umanità, portando a compimento le attese dei profeti e le promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza. Allo stupore per la creazione, si aggiunge così lo stupore per la redenzione, capace di unire il celestiale canto degli angeli all’umile omaggio dei pastori. Attraverso l’incarnazione del Verbo di Dio accade una cosa nuova e sconvolgente. Il Dio che sostiene ogni cosa entra nella storia degli uomini, divenendo uno di noi, un uomo che agisce e soffre nella storia. Dal gioioso turbamento suscitato da questo evento inconcepibile, nasce così quel canto nuovo che è gloria per Dio e promessa di pace per gli uomini.

E se questo avvenimento, nuovo e sconvolgente, deve aver suscitato negli angeli una gioia così profonda, una gioia ancora più grande deve suscitare in ciascuno di noi, schiavi delle nostre miserie e mediocrità di creature condannate sotto il giogo del peccato e della morte, se private della grazia divina e del misericordioso abbraccio del Padre. Nessuno può e deve sentirsi escluso da questa gioia, ci ricorda ancora San Leone Magno, «perché il motivo del gaudio è unico e a tutti comune: il nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, è venuto per liberare tutti, senza eccezione, non avendo trovato alcuno libero dal peccato». Prosegue ancora il santo pontefice «Esulti dunque il santo, perché si avvicina al premio. Gioisca il peccatore, perché è invitato al perdono. Si rianimi il pagano, perché è chiamato alla vita».

Buon Santo Natale a tutti!

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