Giovedì Santo: l'agonia nell'Orto

«Alla vittima pasquale s'innalzi oggi il sacrificio di lode» (Victimae Paschali)

La passione di Cristo nell'orto degli Ulivi, tempera della volta del transetto di sinistra, sec. XX, prof. Umberto Giunti.

Quel giovedì era festa grande, gli Ebrei come ogni anno facevano memoria della loro liberazione dalla schiavitù egiziana. Anche Gesù, da ebreo osservante, la volle festeggiare con gli amici, i suoi discepoli. Era la cena dell’addio, anche se i commensali non lo potevano sapere.

«Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi», dirà a tavola ai suoi.  Dopo la cena, tutti uscirono fuori, verso il monte degli Ulivi e Lui si allontanò due passi più in là e in ginocchio pregava, da solo, faccia a terra.

Era il momento della tristezza, dell’angoscia, della paura anche, per la Passione vicina, «tanto che il suo sudore diventò come di gocce di sangue che cadono a terra». Da sempre la grande sofferenza è solitudine, vissuta in prima persona, nell'intimo, e ognuno sa quanto pesi la propria.

Anche Cristo l’ha sperimentata quel giovedì, e durante la sua vita l’ha constatata nei fratelli, come quella sera che nel suo cammino al villaggio cui era destinato, fu interrotto da un pianto altissimo di donna, un grido di dolore che percuoteva l’anima: lei, la vedova di Nain, piangeva la morte del suo unico figlio.

Gesù ne ebbe compassione. «Non piangere!». Una donna mai vista, mai conosciuta prima, ma di fronte a tanto dolore non poteva fermarsi.

Gesù è così, non è mai indifferente al dolore dei fratelli uomini, il suo cuore è mosso a profonda pietà, a un impeto d’amore che conforta e incoraggia. Anche oggi, in questa tragica pandemia che falcia tante vite, interrompendo per sempre tanti legami d’affetto, il Signore ripete:

Non piangere tu uomo, tu donna, ho pietà del tuo dolore, patisco con te e ti sono vicino, non sei solo. Vedi quanti fratelli si adoperano instancabilmente e tenacemente per te, offrendo il loro strenuo lavoro per soccorrere. Non piangere! Io non ti ho fatto per la morte, ma per la vita, ti ho messo al mondo in una grande compagnia di gente amica, che saprà aiutarti. Abbi fede, nutri la speranza. Io sono con te, ma non ti abbandono perché ti sono Padre”.

Uniamo le nostre sofferenze, i nostri dolori, i nostri affanni a quelli di Gesù nell’orto degli Ulivi, perché il Padre abbia pietà del suo popolo, certi che dopo la tribolazione arriverà sicuramente… la Resurrezione!

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