Atti autentici e privati in carta comune del XVII secolo

 

1602, 17 Marzo. – Locazione di diverse proprietà di ragione dell'arcipretura di Pontenure: dei Ronchi (335 pertiche), del Campazzo (327 pertiche 327 e 2 tavole), del campo detto il Pradone (26 pertiche e 18 tavole), del campo di San Martino (20 pertiche e 21 tavole), dei filagni del Molino e prato (32 pertiche e 21 tavole) fatta dall′arciprete Cristoforo Panigarola a favore di Andrea Cavagno per le seguenti pensioni annue: 52 soldi per pertica per quanto concerne il Campazzo e i Ronchi, 4 lire e soldi 15 per pertica per il Pradone, 3 lire per il campo di San Martino, infine, per quanto riguarda i filagni del Molino, di lire 5 per pertica. Locazione di nove anni con sementi, scorte ed imprestanza in contanti di 160 lire imperiali. Rogito: Giovanni Battista Anvidi, redatto in italiano.

1607, 19 Ottobre. – Acquisto di dieci pertiche di terra poste a Cassino fatto da Comina della Contia, moglie di Antonio Maria Bassanetti, vendute alla predetta Comina dal sopracitato Bassanetti con patto di recupero. Questi beni furono dalla Comina gravati di una messa settimanale da celebrare nella chiesa di Pontenure, come da testamento rogato da Clemente Bianchi nell′aprile 1614. Estratto del notaio Cesare Galdino Mussi.

1610, 12 Novembre. – Collazione di un canonicato della chiesa di Santa Maria di Trevozzo, fatta nella persona di don Americo Passori per nomina del Vescovo di Piacenza, e immissione in possesso del medesimo. Rogito: Giovanni Battista da Parma.

1612, 7 Maggio. – Investitura di una casa e del relativo orto posti a Pontenure, fatta in perpetuo dall′arciprete Panigarola a favore dei fratelli Quadrelli coll′onere a questi di pagare ogni anno 25 soldi imperiali e un paio di capponi per laudemio alla chiesa di Pontenure. Rogito: Giovanni Luigi della Spezia.

1612, 25 Agosto. – Pubblicazione solenne da parte del notaio Mussi della rinuncia alla chiesa parrocchiale di Pontenure fatta dall′arciprete Panigarola a favore dall′arciprete Antonio Maria Rocci. Rogito: Cesare Galdino Mussi.

1613, 21 Novembre. – Investitura in perpetuo di una pertica di terra posta a Pontenure, per la precisione in Gerra,  concessa dall′arciprete Rocci a favore di Pietro de Cristofori per l′annuo canone di soldi 32 e mezzo e di un paio di capponi come laudemio. Rogito: Cesare Galdino Mussi.

1613, 22 Novembre. – Prestito di 297 lire imperiali, «in pecunia auri et argenti», concesso dall′arciprete Antonio Maria Rocci, «in presentia, nomine ac vice» a Matteo Bertolotti e Bartolomeo Mondina, massari della contessa Eleonora Caraccioli Cigala, per farne pagamento a detta contessa per titoli ivi espressi e surroga dello stesso arciprete alle ragioni della medesima. Rogito: Artemio Giorgio de' Conti; estratto autentico del medesimo.

1615, 19 Gennaio. – Estratto delle minute di Raffaele Nicelli contenente diverse quietanze fatte a nome del conte Giovanni Nicelli a favore di Manfredo Guarinoni per fitti diversi. Carta non appartenente all'archivio dell′arcipretura. Rogito: Annibale Nicelli.

1616, 4 Novembre. – Locazione per cinque anni di una pezza d terra vitata e arborata posta nel territorio di Pontenure, fatta dall'arciprete Rocci  favore di Andrea Zaffori, dietro al pagamento di una pensione annua di 32 lire imperiali. Interessante è il patto di abbonamento in caso di peste, tempesta maggenga e guerra, «in casu pestis, tempestatis mazenghe et belli». Il giudizio doveva essere dato da due comuni amici. Rogito: Cesare Galdino Mussi.

1617, 11 Maggio. – Dichiarazione dell′arciprete Rocci con la quale egli dichiara di pagare 150 lire imperiali a Giovanni Nicelli per i miglioramenti fatti da questi nella possessione del Gavardese (portico, casa e stalla), di ragione della chiesa di Pontenure. Rogito: Giovanni Battista Guarnaschelli.

1617, 11 Maggio. – Estratto delle minute di Giovanni Battista Guarnaschelli che contiene una convezione tra l′arciprete Rocci ed il conte Giovanni Nicelli per mettere fine alla lite sorta tra i suddetti per l′importo dei miglioramenti apportati alla possessione del Gavardese dai fittabili di detta possessione e che l′arciprete doveva pagare al termine del periodo di locazione concordato per detto fondo. Per i miglioramenti apportati e per alcuni diritti di passaggio l′arciprete dichiara di pagare 1.968 lire, 7 soldi e 9 denari, «veramente e regolarmente sborsati in tanti denari d’oro e d’argento», al finire della locazione di detto fondo. Rogito: Alfonso Anvidi,

1617, 27 Ottobre. – Decreto del vicario Alessandro Carissimi, delegato apostolico, col quale si approva la vendita delle terre del Gavardese (pari a 58 pertiche, suddivise in tre corpi) per la somma complessiva di 30 lire imperiali «pro singula pertica»,  concessa dall′arciprete Rocci a Giambattista Ferrari. Atto firmato dal suddetto delegato apostolico. Sulla testata del foglio vi è scritto: «permuta fatta dalli signori Brunetti e Sig. Alberico Tadini, Arciprete di Pontenure, della possessione del Gavardese, comune di Muradolo, con la possessione della Favorita, comune di Pontenure».

1618, 5 Giugno. – Locazione per anni nove di una pezza di terra di 40 pertiche, poste al Castellazzo, concessa dall′arciprete Passori a Pietro Martellesi dietro l′annua pensione di cento lire imperiali e due paia di capponi. Abbuono in caso di guerra, peste o tempesta maggenga, a giudizio di due comuni amici. Rogito: Cesare Galdini Mussi. Una postilla aggiunta in seguito dice: «Campi del casone permutati con due campi delli Ronchi che sono delle moniche di San Sisto». E più sotto ancora: «si veda la visita fatta in tempo che il sig. Belloni era Arciprete. Campi del Casone ora a Ronchi, e vi era una casetta fatta di terra».

1618, 15 Giugno. – Locazione per anni nove di una pezza di 23 pertiche, poste nel territorio di Pontenure, concessa  dall′arciprete Passori ad Antonio Melegari dietro il pagamento di una pensione a Pietro Martellesi dietro l′annua pensione di cento lire imperiali e due paia di capponi: abbuono in caso di tempesta. Rogito: Cesare Galdini Mussi.

1618, 15 Giugno. – Locazione per nove anni di una pezza di terra, «culta cum moronis», sulla quale vi erano delle piante di gelsi e una casa, posta nel luogo detto la Casa del Giardino, fatta dall′arciprete Passori a favore di Giulio Acerbi per anni nove dietro il pagamento di un′annua pensione di 177 lire imperiali, oltre che di un paio di pollastre e un paio di capponi. Rogito: Cesare Galdino Mussi.

1618, 19 Giugno. – Locazione per nove anni di 32 pertiche di terra poste nel luogo detto il campo del Molino, in Gerra, fatta dall′arciprete Americo de Passori a favore di Giulio Acerbi dietro l′annua pensione di 189 lire imperiali e di un paio di capponi, con patto di ristoro in caso di guerra, peste o tempesta maggenga. Metà dell′affitto sarà pagato nelle feste di Natale e l′altra metà nella festa di Pentecoste. Rogito: Cesare Galdino Mussi.

1620, 27 Maggio. – Estratto delle minute di Pietro Francesco Cattivelli contenente un atto di compromesso fra l′arciprete Passori e gli eredi Rocci per porre fine alle vertenze insorte fra dette parti dopo la morte dell′arciprete Rocci. Rogito del notaio suddetto.

1621, 28 Aprile. – Locazione delle possessioni dette i Ronchi e il Campazzo fatta dall′arciprete Passori a favore di Ottavio Galdino e di mastro Giacopo Trabacchi per nove anni, di triennio in triennio, per l’annua pensione di 3 lire e 3 soldi per ogni pertica. Interessanti le varie condizioni di affittanza: «in fine della locazione tutto dovrà essere migliorato e non peggiorato, nessun albero potrà essere tagliato di qualsivoglia specie; ogni albero dolce dovrà essere sostituito con altri due, e alla fine della locazione saranno almeno di tre foglie».

1622, 10 Novembre. – Sublocazione della possessione del Campazzo fatta da mastro Gaspare e Jacopo Trabacchi a favore dei fratelli Cesare e Francesco Fagnoni per otto anni. Rogito: Marcello de Lunirisaris.

1626, 20 Maggio. – Confesso dell′arciprete Passori per la somma di tre lire imperiali, importo del fitto di due anni solito pagarsi da Teodosio Bracciforti, per cui gli fa al quietanza. Rogito: Alessandro Tessitori.

1628, 7 Febbraio. – Investitura di 21 pertiche di terra, poste nel luogo detto la Casaveggia nei fratelli Rocci, fatta dall′arciprete Americo Passori, «Americus de Passoribus, modernum archipresbiterum dictae Plebis», e dal Capitolo di Pontenure per l′annua prestazione di 8 soldi e 9 denari. Di questa terra era stata fatta investitura nel 1563 nel Guarinoni che nel detto anno ne fecero vendita ai Rocci. Rogito: Giacopo Antonio Dordoni.

1628, 6 Settembre. – Locazione di 25 pertiche di terra poste a Cassino, nel luogo detto al Chioso, concessa dall′arciprete Passori a favore di Giovanni Pietro Mancassola, per nove anni, dietro l′annua pensione di 8 lire imperiali e mezzo per ogni pertica. Rogito: Antonio Francesco Fontana.

1635, 24 Ottobre. – Atto privato di locazione per sei anni della possessione della Casella, fatta da Carlo Cantù a Francesco Capra, dietro al pagamento di un′annua pensione di 480 lire imperiali, con autentica del notaio Francesco Ronchi.

1637, 19 Gennaio. – Retrovendita di una casa posta a Piacenza nelle vicinanze di Santa Maria in Gariverto,+ fatta da Francesco Borelli a Guglielmo Mussi per 200 lire imperiali che detto Borelli dichiara di aver ricevuto prima di quest′atto. Rogito: Giacopo Agostino della Croce.

1638, 9 Febbraio. – Vendita, con patto di recupero, di 4 pertiche di terra circondate da fossati e poste fuori dalla porta di San Lazzaro, alle porte di Piacenza, in località detta l′Orsina Valeria, al di sotto della strada Romea. La vendita è fatta da Andrea Fornari all′arciprete Americo Passori per 300 lire imperiali che il suddetto Andrea Fornari dichiara di aver ricevuto. Rogito: Paolo Parma.

1638, 28 Maggio. – Investitura di due pezze di terra dette i Filagnoni e il Campo delle quattro pertiche fatta nel 1567 a favore di Bartolomeo Zamboni per 29 anni; rinnovata a favore di Carlo Cantù dall′arciprete Passori nel detto anno 1638, sotto l′annuo canone di 16 soldi imperiali per ogni pertica. Rogito: Giovanni Giulio Pavari Fontana.

1641, 9 Settembre. – Cessione in affitto dei beni della Casella, fatta dai Cantù, che possedevano detta possessione a questo titolo dall′anno 1634, nella persona di don Sebastiano Civardi coll'assenso del reverendissimo don Giuseppe Civardi, protonotario apostolico moderno, arciprete della pieve di Pontenure, mediante la continuazione del pagamento di 216 lire imperiali annue. Rogito: Ottavio Malaraggia.

1649, 17 Aprile. – Vendita di una pezza di terra posta vicino alla via Romea, nel territorio di Pontenure, fatta da Isidoro Ferrari a Francesco Ferrari per la somma di 540 lire, da pagarsi in due rate, una all'istante, l′altra quando il compratore avrà fatto un acquisto per garantire la somma residuale. Su questa terra gravita un fitto perpetuo di uno staio di frumento da pagarsi o consegnarsi ogni anno, il giorno della Madonna d′agosto, a favore della prebenda detta «de' Bonaccorsi». Rogito: Andrea Fornari.

1649, 18 Settembre. – Locazione per tre anni della possessione detta del Gavardese fatta dall'arciprete Giuseppe Civardi, «iuris utriusque doctor», a favore di Giovanni Vignola per l′annua pensione di lire 550 e le appendici di tre paia di pollastre e tre paia di capponi con patti diversi. Rogito: Giovanni Francesco Rusconi. Questa possessione fu in seguito scambiata nel 1673 con quella denominata la Favorita. Rogito: Carlo Conti.

1651, 15 Aprile. – Locazione di 40 pertiche di terra, poste nel luogo di Pontenure, presso il rivo macinatorio, fatta dall′arciprete Giuseppe Civardi a Domenico Quadrelli per l′annua somma di 288 lire imperiali e la macinazione gratuita di quattro sacchi di grano ordinari a titolo di appendice. Locazione novennale di tre anni in tre anni. Rogito: Giovanni Francesco Rusconi.

1651, 24 Maggio. – Locazione di tre corpi di terra, detti rispettivamente il Pradone, Casino e Fontana, fatta dall′arciprete Giuseppe Civardi a Giulio Acerbi, mediante l′annua pensione di 500 lire imperiali e l′appendice di un paio di pollastre e un paio di capponi. Locazione novennale di tre anni in tre. Rogito: Alfonso Anvidi.

1658, 18 Febbraio. – Locazione per anni nove della possessione dei Ronchi, fatta dall′arciprete Giuseppe Civardi, a nome della sua chiesa, ad Antonio Soressi a suo nome e anche a nome di Bernardo e Fiorenzo, suoi figli. Il contratto è rescindibile di tre anni in tre anni, per l′annua pensione di lire imperiali 1.100, da pagarsi per metà nella festa della natività di Nostro Signore Gesù Cristo e l′altra metà nella festa di Pasqua-Pentecoste. Per appendici: due paia di capponi nella festa di San Martino; tre paia di pollastre nella festa di San Giacomo; cento uova nella festa di Pasqua di Resurrezione. Vi è la nota consueta di abbuono in caso di peste, tempesta maggenga e guerra guerreggiata sul territorio dello Stato, «che Dio non voglia». Rogito: Giovanni Francesco Rusconi.

1660, 1° Febbraio. – Confesso del reverendissimo conte Odoardo Nicelli, arciprete di Pontenure, con cui egli dichiara d′aver ricevuto la somma di 550 lire imperiali per fitto dei Ronchi da Giovanni degli Oddi, padre, e da Giovanni Maria, suo figlio. Rogito: Alessandro Ventura.

1660, 24 Luglio. – Confesso del reverendo Giovanni Giacomo Civardi, chierico piacentino, con cui egli dichiara d′aver ricevuto la somma di 324 lire imperiali a conte di maggior somma da Francesco Marzarolo. Rogito: Fortunato Montini.

1661, 18 Agosto. – Locazione di una pezza di terra detta il Pradone, di 27 pertiche, fatta dal reverendo conte don Odoardo Nicelli, arciprete della chiesa e Pieve di Pontenure, a favore di Alberto de' Alvardi per anni nove, di tre in tre, dietro l′annua pensione di 181 lire imperiali e 5 soldi, oltre all'appendice di un paio di capponi. Copia non autentica.

1661, 18 Agosto. – Confesso di Giacomo Civardi con cui dichiara di aver ricevuto 97 lire imperiali e quietanza delle medesime a favore dell′arciprete Giovanni Nicelli «pro integra solutione librarum 1.010 che dominus Comes dare tenebatur e anche pro quidbusdam expenis». Rogito: Fortunato Montini.

1663, 14 Marzo. – Convenzione ed accordo tra l′arciprete conte Odoardo Nicelli, il conte Leonardo Maria Bracciforti e la signora Sciliana, che stabilisce tra le parti la proporzione di concorso per il riattamento della strada che costeggia il rivo Bracciforti, detta della Mercedola. Rogito: Alessandro Chiappini; due copie autentiche.

1663, 26 Maggio. – Locazione dei fondi di proprietà della chiesa, fatta da Giovanni Giacomo Civardi, a nome di della chiesa di Sant′Eufemia di Piacenza e anche a nome suo, a favore di Cesare Tinelli, per la durata di quattro anni, per l’annua pensione di 700 lire imperiali, con altri obblighi e dichiarazioni. Rogito: Fortunato Montini.

1664, 10 Giugno. – Precario concesso da Leonardo Maria Bracciforti all'arciprete conte Odoardo Nicelli, mediante il quale l′arciprete è autorizzato ad estrarre le acque del rivo Bracciforti per irrigare un pezzo di terra prativa posta al Campazzo, facendo uso di un incastro di legno. Detto precario era gratuito a favore dell′arciprete Nicelli, vita sua natural durante, quanto ai successori era accordato in perpetuo, coll′obbligo però a questi ultimi di pagare ogni anno un paio di capponi; inoltre ogni quattro anni si doveva rinnovare il detto precario: in mancanza di ciò il conte Bracciforti si è riservato il diritto, trasmissibile ai suoi successori, di revocare il precario, previa però l′interpellanza giudiziale. Siccome però l′arciprete Nicelli sosteneva di aver titoli per far uso di quelle acque senza precario, che però non gli riusciva di provare opportunamente, il conte Bracciforti, per far cosa grata all′arciprete Nicelli, dichiara di non aver voluto pregiudicare con detto precario i diritti dell′arcipretura, e che quindi rivivranno i primi diritti. Rogito: Fortunato Montini e Giovani Nicola Pichi.

1664, 16 Aprile. – Confesso dell′arciprete conte Odoardo Nicelli di aver ricevuto la somma di 216 lire imperiali, pagata da Giovanni Giacomo Civardi a titolo di pensione sui beni della Casella. Rogito: Fortunato Montini.

1665, 7 Novembre. – Confesso dell′arciprete conte Odoardo Nicelli in cui egli dichiara di aver ricevuto da Giovanni Giacomo Civardi, arciprete della chiesa cittadina di Sant′Eufemia, la somma di 216 lire imperiali a titolo di pensione sui beni della Casella. Rogito: Fortunato Montini.

1689, 8 Febbraio. – Cessione di grani (frumento, fave, fagioli, ceci rossi e bianchi) e somme dovute da diversi massari e fittabili dei beni dell’arcipretura agli eredi del fu arciprete Girolamo Albrizio Tadini, fatta dal signor Onorio Albrizzi Tadini all′arciprete Matteo Belloni «sponte et sua mera liberalitate, allisque dignis de causis eius animo moventibus» ed altre dichiarazioni. Rogito: Carlo Rossi; copia autentica tratta dall′Archivio di Piacenza firmata dall′archivista Ottavio Anvidi.

 
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