Quaresima, tempo propizio di penitenza e conversione

Quaresima, tempo propizio di penitenza e conversione

Per anno liturgico si intende il ciclo annuale (la parola «ciclo» deriva dal greco e significa «cerchio») della celebrazione dell'opera di salvezza di Cristo che viene realizzata mediante una commemorazione sacra (o memoriale) in determinati giorni, nel corso dell'anno. La liturgia dilata, nel tempo degli uomini, il mistero della salvezza; attraverso di essa la Chiesa, quindi, continua ad attuare, nei suoi tempi e con i suoi riti, le azioni di salvezza compiute da Gesù. L'anno liturgico non è dunque una semplice serie di feste o rituali, ma è una persona, Gesù Cristo, risorto, il cui dono di salvezza viene offerto e comunicato nei diversi aspetti che caratterizzano lo svolgersi del calendario cristiano. L'amore di Dio per la salvezza dell'uomo viene così reso attuale nell'oggi della Chiesa e dell'umanità.

Centro e riferimento assoluto di tutto l'anno liturgico è quindi il mistero pasquale della passione, morte, risurrezione e ascensione del Signore. I primi cristiani non conobbero nessuna altra festa liturgica che quella della domenica, termine che deriva dall'unione delle due parole latine «dies Dominici», ossia «giorno del Signore», la giornata della celebrazione del mistero del Signore risorto. Per questo motivo la domenica è considerata la "festa primordiale": solo dopo il II secolo si riscontrano testimonianze riguardanti la celebrazione della risurrezione di Cristo in una determinata Domenica dell’anno. Tutto l'anno liturgico ruota dunque intorno alla celebrazione pasquale domenicale e annuale.

 

Mercoledì 14 febbraio, giorno delle Ceneri, ha ufficialmente inizio il tempo della Quaresima, un periodo di preparazione, penitenza e conversione, che si conclude nelle prime ore pomeridiane del Giovedì Santo, il primo giorno del Triduo pasquale.

Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni; come ricorda uno dei prefazi di Quaresima, «con il digiuno quaresimale» è possibile vincere «le nostre passioni» ed elevare «lo spirito». Durante le celebrazioni liturgiche che si svolgono in questo giorno il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli. Secondo un'antica consuetudine, la cenere viene ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature umane ed esorta alla penitenza.

La Quaresima ha una durata di quaranta giorni circa, in memoria dei quaranta giorni trascorsi da Cristo nel deserto dopo il suo battesimo nel fiume Giordano da parte di Giovanni il Battista, prima dell'inizio del suo ministero pubblico. Il numero quaranta è un numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede da parte del popolo di Dio e vuole esprimere che è giunto il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, ma anche la consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse; ricorre infatti parecchie volte nelle Scritture, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento:

  • i quaranta giorni del diluvio universale attestai dalla Genesi;
  • i quaranta anni che il popolo d’Israele trascorse nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto;
  • i quaranta giorni passati da Mosè sul Monte Sinai prima di tornare dal popolo con le tavole della Legge;
  • i quaranta giorni che i dodici esploratori inviati da Mosè impiegarono per esplorare la terra di Canaan;
  • i quaranta giorni di cammino impiegati dal profeta Elia per giungere al monte Oreb;
  • i quaranta giorni di tempo che Dio concesse alla città di Ninive prima di distruggerla;
  • i quaranta giorni che Gesù trascorse digiunando nel deserto;
  • i quaranta giorni in cui Gesù rimase con i suoi discepoli dopo la Resurrezione prima di ascendere al Cielo.

Le cinque domeniche di Quaresima segnano altrettante tappe del nostro cammino verso una meta sicura, la celebrazione della resurrezione del Signore nella notte di Pasqua, ovvero la vittoria della vita sulla morte. Durante la Quaresima l’altare è spoglio e disadorno di fiori, non si recita il Gloria, non si canta l'alleluia, il sacerdote indossa durante le celebrazioni eucaristiche paramenti viola, colore che sollecita a un sincero pentimento. La Chiesa ci invita durante questo periodo di preparazione ad un cammino di conversione da attuarsi attraverso il digiuno e l'astinenza dalle carni (il mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo), l'astinenza ogni venerdì di Quaresima, la preghiera individuale e comunitaria e l'esercizio delle opere di misericordia verso il prossimo, aiutandoci così a ripercorrere le principali tappe della nostra fede per giungere rinnovati alla Pasqua.

Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Il digiuno è legato poi all'elemosina. Papa Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell'astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone».

Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l′accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant'Agostino sostiene che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio, mentre san Giovanni Crisostomo scrive: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».

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