Veglia di Pasqua nella notte santa 2018

Veglia di Pasqua nella notte santa 2018

Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro.

«Mentre ascoltavo le letture mi veniva questo pensiero: non so se teologicamente è molto corretto. Ho fatto un confronto dal punto di vista umano fra le religioni e mi balzava all’occhio come l’adesione a Gesù Cristo sia la strada vera, perché non è come forme religiose che impongono la sottomissione a Dio e altre che chiedono uno sforzo umano per elevarsi verso Dio. Noi abbiamo scoperto un Dio che, invece, si piega sull’uomo e lo cerca per primo: prima ancora che l’uomo compia lo sforzo di elevarsi, Dio si è già piegato, si è già messo in cammino verso l’uomo. E’ un Dio che prende l’iniziativa sempre, prende l’iniziativa nella creazione, prende l’iniziativa nel salvare il suo popolo, prende l’iniziativa nel punire il suo popolo, prende l’iniziativa quando è così vicino al suo popolo che è sicuro che l’unico sistema per fargli capire qualcosa sia morire lui, perché questo popolo ha bisogno di lui. Allora ringrazio il cielo, ringrazio il cielo perché mi ha inserito in questo cammino religioso e mi mette davanti un Dio così grande, ma allo stasso tempo così minuscolo da essere capace di entrare nelle pieghe della mia vita e darmi la capacità di captare il bisogno quando umanamente sono nel dolore.

Non c’è altra forma di pensiero umano o religioso che mi dia questo e non è frutto dell’intelligienza di qualche studioso, ma è Dio stessto che è venuto a dirmi questo. Un Dio non può essere così se lo pensiamo solo con i neuroni del nostro cervello, perché Dio è sovrumano, trascendente, omniscente, omnipotente… Allora quando ho un peso nelle difficoltà, l’unica via, l’unica speransa, l’unica soluzione è piegarmi; invece lui dice: proprio quando ti sembra di essere sconfitto vola in alto, perché io ti ho fatto vedere, ti ho portato sopra tutti quando dal tuo punto di vista ero soltanto morto.

Così mi sorprendeva il grido lanciato nel tempio, che diventava molto forte per farci capire qualcosa, perché altrimenti noi siamo sempre nella notte, siamo sempre in Egitto, siamo sempre a Babilonia, siamo sempre morti, siamo sempre prigionieri, disperati, angosciati, frenetici; ma questo non è dentro la Bibbia, la Bibbia è un’altra cosa. Allora questa notte ci dice di risorgere, di risorgere e respirare, con lo stesso ritmo del respiro di Dio, e sentire battere il cuore come batte il cuore di Dio. Se stiamo un secondo in silenzio sentiamo il battito del nostro cuore, sentiamo la vita scorrere dentro di noi, ma quella vita è entrata in noi con il soffio di Dio: alitò, prese vita, sua immagine e sua somiglianza. E quest’immagine è stata restaurata non in un laboratorio di arti raffinate, ma in un cimitero, sulla soglia di una tomba disabitata. Infatti mentre tutte le altre religioni umane hanno il proprio luogo di pellegrinaggio sul sepolcro che custodisce le spoglie del fondatore, noi vegliamo su un sepolcro che non ha dentro niente».

Ecco le toccanti parole dell’omelia pronunciata dal nostro parroco don Mauro Tramelli durante la notte del Sabato Santo, in seguito al Vangelo della veglia pasquale. Sabato 31 marzo, alle ore 22:30, ha dunque avuto inizio la solenne Veglia che ha annunciato alla comunità la resurrezione del Cristo. La notte tranquilla e silenziosa è stata attraversata da decine di fedeli che si sono radunati in chiesa per attendere il momento più importante della vita di un cristiano, la Pasqua. L'importanza delle celebrazione, definita da S. Agostino «veglia madre di tutte le veglie», va dunque ad circondare l’evento di un’atmosfera solenne, ma allo stesso tempo comunitaria.

La liturgia della luce e l'accensione del Cero pasquale

L’apertura della veglia è stata incentrata sulla liturgia del fuoco: il parroco e tutta l’assemblea sono usciti sul sagrato intorno ad una flebile ma coraggiosa fiamma, sfidando le tenebre. I fedeli, ricordando la fuga dell’Egitto del popolo ebraico, hanno assistito all’orazione di don Mauro, cui ha fatto seguito l’accensione del cero pasquale. Dal cero la fiamma si è poi diffusa di lumino in lumino, fino a creare un cielo trapuntato di stelle. Questo suggestivo momento si è concluso con il ritorno in chiesa attraverso la navata centrale, quando tutti hanno seguito il cero attraverso la chiesa buia. La celebrazione è dunque proseguita con la proclamazione del Preconio Pasquale, il sublime cantico degli angeli del Cielo e della Chiesa, della creazione e dell'umanità tutta, che invita ciascuno di noi a gioire per il compiersi delle profezie antiche nella resurrezione del Cristo, ripercorrendo i fatti e i prodigi avvenuti nella storia della salvezza, fin dai tempi più antichi. Prima di lasciare il posto alla liturgia della parola i fedeli, guidati dal Coro "Perfetta Letizia", hanno intonato il canto del Gloria, annunciando la resurrezione di Gesù Cristo. Il canto è stato accompagnato dal suono allegro e festoso delle campane, che non suonavano dal Giovedì Santo.

 

La liturgia della parola ha poi lasciato ampi spunti di riflessione ai fedeli. Il simbolismo di questa notte che abbraccia tutto il mistero della salvezza percorre diverse letture dalla Creazione ad Abramo, all’Esodo, ai profeti, alla lettera di Paolo, al Vangelo. La liturgia non è vuoto ricordo ma presenza viva e reale, nei segni e nei gesti, dell'evento cardine della salvezza: la morte e resurrezione del Signore. Così anche la colonna di fuoco che respinse gli edizione arde ancora nella luce del cero pasquale, e l'acqua del mar Rosso è la stessa acqua consacrata dal battesimo del Signore nel Giordano e del nostro battesimo. Fra le varie letture spicca chiaramente il Vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.  Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"». 

La liturgia della parola, che ripercorre la storia della salvezza dalla Creazione alla notte dell'Esodo, dai vati dei profeti al Vangelo di Giovanni, con l'annuncio della Resurrezione

La liturgia battesimale e la liturgia eucaristica

La solenne celebrazione è quindi proseguita con la liturgia battesimale con la tradizionale benedizione dell'acqua lustrale, durante la quale don Mauro ha chiesto al Signore di infondere sull'acqua «per opera dello Spirito Santo, la grazia del tuo unico Figlio, perché con il sacramento del Battesimo l'uomo, fatto a tua immagine, sia lavato dalla macchia del peccato, e dall'acqua e dallo Spirito Santo rinasca come nuova creatura». Il celebrante ha proseguito con l'invito rivolto all'assemblea a rinnovare le promesse del battesimo, rinunciando a Satana e alle sue tentazioni e confermando l'adesione a Cristo, prima di officiare la liturgia eucaristica, che si è conclusa con la comunione da parte dell'assemblea. La funzione si è conclusa con la benedizione finale. Uscito dalle tenebre del peccato e della morte il cristiano è dunque chiamato a portare la luce ascoltando la Parola del Signore risorto, a vivere sotto la guida dello Spirito la vocazione del battesimo e annunciare  il dono di sé attraverso il mistero dell'Eucaristia, attraverso la quale la Chiesa fa memoriale nei secoli della morte e risurrezione del Signore.

La luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo

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