Domenica 23 giugno, anche la nostra Parrocchia celebra la solennità del Corpus Domini

Domenica 23 giugno, anche la nostra Parrocchia celebra la solennità del Corpus Domini

"Pane vivo, che dà vita: questo è tema del tuo canto, oggetto della lode."

"È il corpo di Cristo" ci viene ripetuto ogni volta che riceviamo la Comunione, è Cristo che si dona all'uomo nella forma più sacra. È un grande dono anche se purtroppo l’abitudine non aiuta a valorizzarlo per quello che è. Già accostarsi a riceverlo, dovrebbe provocarci: "Signore, non sono degno…" si recita prima di ricevere il sacramento. La nostra indegnità è davvero tanta: quanti pensieri, parole, opere, omissioni non congrui ai suoi insegnamenti! Quanta miseria! Nonostante ciò, Egli ci assicura: "Vi ho chiamati amici, sarò con voi, sempre, vado a prepararvi un posto". A noi viene solo richiesto di accettare questo dono immenso, che è il suo amore, di non rifiutarlo.

Fino a non molti anni addietro, la solennità del Corpus Domini era solennemente celebrata, con processioni per le vie del paese, dove sotto un baldacchino il sacerdote teneva tra le mani l’ostensorio contenente l’ostia. Forse la gente non sapeva di latino e non vantava grande istruzione, ma la fede era viva ed era pubblicamente professata con fervore.

Quest'anno la festa del Santissimo Corpo e del Sangue del Signore è stata celebrata nella nostra Parrocchia durante la santa messa di domenica 23 giugno. A concelebrare la solenne celebrazione eucaristica, presieduta dal nostro parroco don Mauro Tramelli, il sacerdote polacco don Bartosz Pikul, cappellano della Comunità polacca piacentina, che è stato anche invitato dal nostro parroco, un po’ a sorpresa, a tenere l’omelia. Ad accompagnare la santa messa alcuni sempre suggestivi canti eucaristici eseguiti dai cantori dei due cori della nostra Parrocchia.

Il sacerdote polacco, invece di soffermarsi sul Vangelo del giorno (Luca 9, 11-17), che narrava l'episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, una delle più famose scene evangeliche rappresentata anche sull'altare della nostra chiesa, ha preferito concentrarsi sulla seconda lettura, la prima lettera di San Paolo ai Corinzi (1 Cor 11, 23-26), in cui veniva rievocata l’Ultima Cena, quando Cristo, riunito nel Cenacolo con i suoi discepoli, istituì il sacramento dell’Eucarestia e quello del sacerdozio. Rivolgendosi ai numerosi fedeli presenti, don Bartosz ha voluto ricordare che l’ostia consacrata costituisce il nostro nutrimento spirituale, affermando che dobbiamo avere sempre avere quella fame spirituale capace di rigenerarci attraverso questo sacramento, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Accostarsi al corpo eucaristico del Signore, in cui Cristo è presente in modo vero, reale e sostanziale, con il suo Corpo e il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità, ci mette in comunione con lui e i fratelli: attraverso l’Eucarestia la nostra vita, la nostra lode, la nostra sofferenza, la nostra preghiera sono uniti a quelli di Cristo. La celebrazione è proseguita quindi con la consacrazione e la partecipazione alla Comunione, concludendosi sulle note del canto Ti ringrazio mio Signore

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